A un mese dal referendum con cui i cittadini esprimeranno il loro parere sulla riforma della giustizia, la tensione all’interno della maggioranza è alta. A far discutere sono ancora le dichiarazioni dei giorni scorsi («sistema paramafioso nel Csm») del ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

Se nell’immediatezza c’era stato l’attacco delle opposizioni, che hanno chiesto le dimissioni del capo di via Arenula, e dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) oltre all’imbarazzo della premier Giorgia Meloni e la tirata d’orecchie del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ora è dall’interno della stessa coalizione di centrodestra che si alza un nuovo polverone di polemiche.

Nelle ultime ore, è stata infatti la leghista e magistrata Simonetta Matone andare all’attacco del ministro Nordio. La deputata del Carroccio ha infatti definito «folli» le dichiarazioni di Nordio, spiegando che tali esternazioni «mettono a rischio l’affermazione del Sì al referendum sulla Giustizia».

L’attacco di Matone

La parlamentare del partito di Salvini ha illustrato la sua posizione, in videocollegamento, durante il direttivo regionale allargato della Lega a Reggio Calabria: «Se prima, grazie all'involontario endorsement di Nicola Gratteri, il rapporto tra i sostenitori del Sì e quelli del No era 10 a 0. Oggi, grazie all'improvvida iniziativa di Nordio siamo, purtroppo, 10 a 10. Nordio confonde ciò che si può dire in un salotto con quello che si può dire pubblicamente. Tutti noi pensiamo le cose che lui ha detto, ma sono cose che non si possono dire pubblicamente».

A nulla è servito l’avvertimento imbarazzato di Claudio Durigon, plenipotenziario della Lega nonché vicesegretario: «Simonetta, c’è anche la stampa a questo incontro...». Matone è andata invece avanti per la sua strada: «Abbiamo dato il là a una ripresa del fronte del No. Ho la massima stima del ministro Nordio, ma bisogna stare attenti nelle nostre dichiarazioni», ha proseguito. «Si era detto che i toni dovevano essere bassi, di non politicizzare il referendum. È accaduto l'esatto contrario, non certo per il fronte del Sì, ma a causa della disperazione che regnava sovrana nel fronte del No, capeggiato dai miei ex colleghi magistrati, che si sono letteralmente scatenati».

«Quello che serve sul territorio - ha detto ancora Matone - è spiegare bene politicamente e anche tecnicamente quali sono le ragioni del Sì. E noi che facciamo politica dobbiamo imparare a memoria il libro di Nordio, Una nuova giustizia, per rispondere nei dibattiti a chi ci contesta, ma anche per spiegare, a chi viene ai nostri eventi, cosa vuol dire votare Sì».

Cosa aveva detto Nordio

Le esternazioni del ministro risalgono a una recente intervista rilasciata al Mattino di Napoli. Sostenendo i punti caratterizzanti della riforma, Nordio aveva parlato di una «consorteria autoreferenziale che solo il sorteggio può eliminare tra le correnti della magistratura all’interno del Consiglio superiore della magistratura, spiegando che il sorteggio rompe questo meccanismo paramafioso».

La segretaria del Pd, Elly Schlein, intanto attacca la premier Giorgia Meloni: «Il presidente della Repubblica aveva fatto un discorso di altissimo profilo e speravo che il suo appello al reciproco rispetto delle istituzioni venisse ascoltato da tutti e invece qualche ora dopo la premier Meloni ha fatto un altro video in cui attaccava i giudici, il terzo in pochi giorni, ignorando l’appello del capo dello Stato».

Anche il leader del M5s, Giuseppe Conte, ha fatto riferimento alle parole di Matone per sottolineare le divisioni all’interno della maggioranza di governo: «Non è altro che la conferma che stanno provando a nascondere ai cittadini i veri obiettivi della riforma. Solo che Nordio se ne è fatte scappare tante: che il Csm è un sistema "paramafioso", che la riforma conviene a chiunque vada al governo (anche alla sinistra). Insomma via via arrivano tante conferme: questa riforma non serve ai cittadini per migliorare la giustizia, né tantomeno serve per separare carriere già oggi nei fatti ben separate. Piuttosto serve, come si lasciano sfuggire di tanto in tanto, per mettere al riparo i politici dalle inchieste della magistratura e dai controlli che loro percepiscono come "invadenza". Per loro "primato della politica" significa privilegio dei politici che ridiventano casta di intoccabili. Votiamo no!», ha concluso.

© Riproduzione riservata