Ceuta e i “dublinanti” incrinano i rapporti con Madrid e Berlino. Palazzo Chigi non arretra, spinto a destra dagli affondi del generale Vannacci. Tajani: «Stiamo valutando con grande attenzione quando riaprire Schengen, dipende tutto da come evolverà la situazione a Ceuta che rimane però ancora molto preoccupante»
La crisi di Ceuta è alle spalle e anche la tanto temuta seconda “invasione” di Ferragosto non è avvenuta, come prevedibile. Questa volta Rabat non aveva altra scelta se non fermare il flusso diretto verso l’exclave spagnola in Marocco, diversamente da quanto accaduto a fine luglio. Eppure, nonostante l’emergenza sia alle spalle, il governo Meloni mantiene ancora in vigore la sospensione di Schengen, formalmente prevista fino al 31 agosto, preferendo l’intransigenza – utile sul fronte politico interno – alla distensione diplomatica con Madrid.
Lo conferma anche il vicepremier Antonio Tajani che ha detto: «La sicurezza dei confini e la prevenzione contro il terrorismo sono due priorità del governo: ecco perché stiamo valutando con grande attenzione quando riaprire Schengen, dipende tutto da come evolverà la situazione a Ceuta che rimane però ancora molto preoccupante». Si tratta tuttavia di una scelta puramente politica perché, a livello pratico, gli esiti dei controlli eseguiti finora sui provenienti dalla Spagna non hanno dato risultati significativi. Il Viminale ha detto di aver arrestato tre persone e respinto altre 21, di cui sei cittadini marocchini. Gli altri, come scrive El Pais, sono cittadini di Colombia, Cina e Georgia. E, soprattutto, nessuno dei respinti è collegato a Ceuta. Eppure – a dimostrazione della natura tutta politica della decisione – in questo momento di impasse FdI ha alzato i toni per difendere le sue scelte. Il capogruppo alla Camera, Galeazzo Bignami, ha scritto sui social che «il governo difende i confini mentre le sinistre vogliono porti aperti ai clandestini». La responsabile immigrazione Sara Kelany, invece, ha rivendicato che «grazie al governo Lampedusa non è più la Ceuta italiana». Oltre alla crisi diplomatica innescata con la Spagna, la scelta di Palazzo Chigi ha avuto anche conseguenze per i cittadini italiani. Madrid ha fatto sapere di aver controllato 4.646 viaggiatori dallo scorso 8 agosto, giorno in cui ha sospeso Schengen con Roma.
La questione agita anche la sinistra. È arrivato un sollecito, da parte del Pd e del Psoe – per voce di Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, e Javi López, vicepresidente del Parlamento europeo – di affrontare la vicenda Ceuta alla prima riunione utile del Partito socialista europeo. «La solidarietà europea non può essere selettiva», si legge nella lettera che critica la premier socialista danese Mette Frederiksen che si è allineata a Meloni. «Gli arrivi irregolari sono calati, circa del 40 per cento da inizio anno», ma l’agenda della destra radicale è quella di «alimentare un clima politicamente opportunistico di allarme e paura».
Da Ceuta ai dublinanti
L’estate, dunque, continua a essere rovente sul fronte diplomatico. La questione migranti domina il dibattito pubblico, genera e sottrae consensi in tutta Europa e proprio per questo motivo nessuno dei leader Ue – non solo Meloni, ma anche lo spagnolo Pedro Sánchez e il tedesco Friedrich Merz – ha intenzione di fare concessioni, nonostante la solidarietà tra Stati sia alla base del nuovo Patto europeo sull’immigrazione entrato in vigore il 12 giugno. Ecco quindi il vero problema per la premier, che dovrà decidere se e quando allentare le tensioni con la Spagna, ma anche come proseguire il dialogo con Berlino sulla gestione dei dublinanti emersa la scorsa settimana.
Il governo italiano ritiene che il Patto abbia azzerato il conteggio dei migranti secondari da accettare dalla Germania. Diverso il parere di Berlino, che ha chiesto a Roma di riprendersi tre migranti giunti prima del 12 giugno. C’è uno «scambio aperto e basato sulla collaborazione tra partner», ha fatto sapere ieri la portavoce del ministro dell’Interno tedesco rispondendo alle domande sulla posizione dell’Italia, che ha anticipato lo stop ai migranti in arrivo dalla repubblica federale. Un modo per abbassare la tensione senza esprimersi sui singoli casi, come quello di una ragazza somala che la Germania intenderebbe espellere domani verso l’Italia.
L’effetto Vannacci
Un certo timore, però, serpeggia sul fronte del centrodestra italiano. In particolare quello di essersi spinti troppo oltre nei confronti dei partner europei, in uno scontro che palazzo Chigi si sarebbe sentito quasi obbligato a ingaggiare per ragioni politiche interne, ma da cui ora la via d’uscita è complessa.
Di «strategia politica corretta» parla una fonte di Fratelli d’Italia, che minimizza ma non azzera il peso del cosiddetto effetto Vannacci. Il generale continua a macinare nuovi ingressi – l’ex candidato alla Camera dell’Udc calabrese Pancrazio Melcore e l’ex assessora di Recco, Valentina Grazioli gli ultimi arruolati – e a soffiare sul fuoco della questione migratoria. Il deputato di Futuro Nazionale Rossano Sasso ha parlato di «emergenza di violenze sessuali da parte di immigrati» che «pensano bene di mostrare alle ragazze italiane la tipicità della propria cultura: quella della sottomissione della donna, della violenza sessuale, dello stupro». Cavalcando la retorica dell’«invasione», i vannacciani sono tornati all’attacco del governo che dice che «è tutto sotto controllo». Invece «Vannacci saprebbe cosa fare».
Se la strategia del generale in vista delle elezioni è quella di tacciare il governo di eccessivo moderatismo, la risposta estrema di Meloni su Ceuta ha prodotto l’effetto di un pasticcio sul piano diplomatico. Purtroppo governare è più complesso rispetto a fare campagna elettorale, già cominciata su tutti i fronti politici e soprattutto sul tema migratorio. Smessi i panni della leader di destra, dunque, ora il problema per Meloni presidente del Consiglio è quello di risolvere la tensione che ha aperto nel cuore dell’Unione Europea.
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