Elly Schlein sceglie la chiusura dell’assemblea del Correntone Pd a Montepulciano per schierare il suo partito a fianco dei giovani che riempiono le piazze d’Italia (purtroppo anche le questure). Se i ragazzi pretendono ascolto, «è una buona notizia per la democrazia. Non accetteremo il tentativo di criminalizzare un’intera generazione», avverte.

Sabato, dice, «tantissimi giovani sono scesi in piazza pacificamente per rivendicare il loro diritto a essere protagonisti della scrittura di un futuro migliore», «Dobbiamo ascoltare quella rivendicazione, e farla nostra». Ancora: «Solo in alcune città ci sono stati scontri anche seri, ma non ci sono stati saccheggi. E non c’è stata quella guerriglia generalizzata che qualcuno sperava di vedere. La risposta più forte, invece, è stata proprio la democrazia. È stata Milano dove, diversamente dalla settimana scorsa, c’è stato un corteo pacifico di più di 10mila persone».

I “maranza” di prima

Così il Pd si rivolge alle nuove generazioni insorgenti, e tira fuori una buona idea per allargare il campo del centrosinistra. Del resto molto se ne era parlato alla tre giorni «Pronti per l’alternativa», 1.200 persone registrate, 70 interventi, non pochi degli stessi Giovani dem impegnati nelle mobilitazioni. Prima di Schlein parla Michela Di Biase, capofila di Areadem, che con la sinistra di Orlando e Provenzano e gli ex Art.1 di Roberto Speranza sono i padroni di casa. La deputata si rivolge alla destra: «Ma che vi hanno fatto quei ragazzi e quelle ragazze? Hanno forse il torto di aver dato una mano a vincere il referendum costituzionale». Poi emoziona la sala con un passaggio personale: «Io vengo dal quartiere Alessandrino-Centocelle di Roma», quartieri che al solo nominarli «fanno storcere la bocca. I “maranza” eravamo noi». Serve dare opportunità e risposte alle giovani generazioni che si ribellano nelle piazze. E diritto di voto: «Se a 14 anni puoi finire in carcere, se a 16 anni ti vengono già chieste responsabilità così grandi, ecco allora noi dobbiamo riconoscerti anche il diritto di partecipare alle scelte», «Non possiamo considerare i ragazzi abbastanza grandi per essere puniti e troppo piccoli per essere ascoltati».

Schlein arriva in mattinata, e ascolta gli interventi prima di prendere la parola. Anche Provenzano parla dei giovani: «Quando scende in piazza una nuova generazione prepara le rigenerazione della democrazia, se sapremo essere nel mezzo».

Poi, da responsabile esteri, respinge le polemiche dei riformisti Pd: accusano il Correntone di poca chiarezza sul tema di Kiev. Lui li liquida: «Senza il sostegno all’Ucraina non avremmo avuto la pace, ma la resa ai tiranni. Rivendichiamo di averla aiutata non per il diktat della Nato ma per il diritto internazionale, lo stesso che invochiamo in Palestina». Sui giovani Speranza cita Berlinguer («Entrate e cambiateci»), poi affronta lo spinoso tema “primarie”: il Correntone accusa la segretaria, più o meno esplicitamente, di farne una sfida fra leader.

Contro la logica del premierato del Melonellum, quest’estate Speranza ha proposto di candidare alla premiership un giovane, o un partigiano. Schlein non l’ha presa bene. Ora l’ex ministro si emenda: «Elly, saremo al tuo fianco, con o senza primarie. Io avrei preferito senza. La mia preoccupazione è per la tenuta politica di chi le primarie non le vincerà».

Primarie a due

Schlein ascolta, capisce che le si chiede più condivisione, riconosce al Correntone lealtà e ruolo: «Questo cammino lo faremo insieme, come abbiamo fatto insieme dal primo giorno di questa sfida, quando nessuno avrebbe scommesso che saremmo arrivati fino a qui interi». Sull’annunciato tavolo del programma e sulle primarie, però, resta evasiva: «Siamo all’ultimo miglio», «Faremo in fretta con i nostri alleati». Che però restano alquanto riottosi: da Roma l’assessore Alessandro Onorato dice no alle primarie a due: «Se Pd e M5s nei sondaggi fossero stati più del 50 per cento potevano farle tra di loro e stavamo apposto, ma siccome non è così, c’è bisogno del contributo di tutti».

Conte e Pd con Ponzani

C’è una coda nera e avvelenata al dibattito sulle piazze criminalizzate dalla destra. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha querelato la storica Michela Ponzani: in tv ha ricordato la sua presenza a Milano, da capo del Fronte della Gioventù, la giovanile Msi, il 12 aprile 1973 nel corteo in cui una bomba, lanciata da due neofascisti stroncò la vita al poliziotto 22enne Antonio Marino.

I senatori del Pd esprimono solidarietà alla prof: la querela è «un atto grave e infondato. La libertà di espressione e la libertà della cultura sono un bene intoccabile». Anche Giuseppe Conte chiede il ritiro della querela: «Il “potere di turno” lasci al dibattito storico, oltreché politico, la libertà di discutere liberamente senza subire intimidazioni».

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