«La mia protagonista, Giovanna d’Arco, si mette di traverso rispetto a quello che gli altri si aspettano da lei. Il primo momento è la costruzione dell’identità», ha detto Valeria Parrella durante il dibattito dal titolo “In ogni luogo del mondo una ragazzina si mette di traverso” nella seconda giornata del nostro evento Le sfide di Domani. Con lei sul palco la collaboratrice di Domani Giulia Pilotti, moderate da Marika Ikonomu

«Il primo cerchio che deve convincere è sé stessa, poi c’è la famiglia, poi i cerchi si allargano e, se si è forti, si arriva al mondo esterno. Nel caso di Giovanna d’Arco, l’attendente del re che deve portarla a parlare col Delfino», ha spiegato Parrella, parlando della protagonista del suo libro La ragazzina.

Proprio il titolo del libro – che sembra quasi un modo sminuente per definire la protagonista – «tecnicamente è la traduzione quasi fisiologica di “pulzella”. Dovrebbe essere giovane donna vergine, c’è questa diminutio, che è un modo per bollare le gesta già come inconcludenti prima ancora che avvengano. Invece sono passati 500 anni dal processo a Giovanna d’Arco e ne stiamo ancora a parlare». Parrella ha «tenuto ferme le questioni storiche, i dialoghi nel processo» ma ha potuto trovare lo spazio di libertà «nell’inventare tutto il resto: il modo in cui Giovanna prega, con cui parla alla madre per esempio».

A chi può somigliare, oggi? «Quando Greta Thunberg si è seduta per la prima volta a terra il venerdì, invece di andare a scuola, la mamma le avrà chiesto perché. Poi onde sempre più larghe hanno prodotto l’effetto di far capire perché lei si è messa di traverso per strada, con il suo cartello per la sua battaglia per il clima».

la società

«A Giovanna non frega niente della società, questa è la chiave. La missione è più importante», spiega Parrella, secondo cui una delle cose più belle di Giovanna d’Arco è «il rapporto diretto con Dio, che travalica la chiesa dell’inquisizione, la Chiesa dei maschi».

Astraendo, e riportandolo alla realtà, «l’unico sforzo che possiamo fare è fondare una verità dentro di noi e cercare di far crescere quella. Quando scrivo un libro metto sempre il titolo prima, e quando sto perdendo la strada torno al titolo. Secondo me ognuno di noi può darsi una parola chiave e andare verso quella, a prescindere dal giudizio della società».

Il corpo

«La guerra la fanno i maschi e le ragazzine sono fatte per cambiare le regole», ha fatto notare Pilotti riferendosi al libro. Eppure, le regole continuano a sembrare inamovibili. «Ma noi continuiamo a bruciare le ragazzine», ha detto Parrella. «Se non fosse stato così, nel finale del libro non avrei messo il rogo. Ma se in questo momento la premio Nobel per la pace è in carcere, è la stessa cosa che dire contemporaneamente: sei santa e ti brucio».

Il dominio dei corpi è ancora al centro: Giovanna viene sempre rappresentata con la corazza e Parrella ha voluto restituirle un corpo, «perché col suo corpo fa delle cose incredibili, si lancia da un torrione e la trovano semi-morta a terra. Lei si riprende un po’, forse perché Dio la voleva salvare, e così la mettono in un’altra prigione». Attraverso il corpo c’è un giudizio su ciò che le sta succedendo: «Il corpo martoriato è un corpo giudicante, basti pensare a Giulio Regeni. Il corpo di Aldovrandi, di Cucchi, sono corpi giudicanti».

Per Giovanna era la fede, qual è il motore del cambiamento oggi? «Per me è la fede politica, per esempio. Ho costruito questo libro guardando le ragazzine, sono loro che insegnano a me. Le guardo meravigliata ed entusiasta, le vedo che vanno a frotte a difendere la Costituzione. Le vedo che si prendono le manganellate a Firenze, vedo la Flotilla, fanno cose pericolosissime. C’è tantissima di questa fede, anche se non necessariamente religiosa», ha spiegato Parrella. 

Le vite esemplari, però, «aiutano gli altri a capire che lo possono fare anche loro»; la loro vittoria è di segnare un percorso su cui «possiamo camminare, sapendo che non siamo sole perché c’è stato qualcuno che ha battuto la strada».

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