Rispondendo a una nostra domanda sulle sue priorità per raggiungere la parità di genere dopo la presa di posizione sulla frase di Silvestri (M5s) a proposito delle «ginocchiere» di Meloni, il generale ribadisce: il reato (introdotto per merito di una legge voluta da Giulia Bongiorno, sua ex collega di partito alla Lega) «non è più o meno grave in base al sesso: questa è la vera parità». Bufera da destra e sinistra
Roberto Vannacci ritiene che il femminicidio non esista. Dal suo punto di vista, per raggiungere la parità tra uomo e donna ci vuole altro. Lo dimostrerà poi dal palco Laura Ravetto: l'ex deputata leghista sarà responsabile delle questioni di genere e si porta uno spray «Merito» per mostrare la sua linea, che si basa anche sulla volontà di permettere alle donne di indossare ancora le gonne «e non il burqa».
«Ci sono istanze di parità vere. Uomini e donne sono uguali, non c'è bisogno di proteggere alcuno nei confronti degli altri e quindi devono essere tutti soggetti alle stesse regole: non esiste il femminicidio», ha detto invece il generale in risposta a una domanda di Domani dopo le sue dichiarazioni sulla frase del Cinque stelle Francesco Silvestri a proposito delle «ginocchiere» indossate da Giorgia Meloni per porre le sue istanze davanti a Benjamin Netanyahu e Donald Trump.
La dichiarazione
Insomma, la violenza domestica che può sfociare in assassinio non è una priorità da combattere con un’attenzione specifica. «Un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o alla religione di chi lo commette o di chi lo subisce: questa è la vera parità».
Una posizione che aveva parzialmente espresso già in un'intervista a La Stampa di dicembre 2023: «Non mi piace chiamarlo femminicidio. Perché chiamare l'omicidio di una donna in modo diverso? Quindi l'assassinio di un tabacchino lo chiameremo commercianticidio? C'è in qualsiasi omicidio una matrice precisa. Si parla da anni di femminicidi, eppure le donne continuano a venire uccise. Mi sembra più importante evidenziare che siamo tutti uguali davanti alla violenza», aveva affermato a proposito del femminicidio di Giulia Cecchettin.
Ironico piuttosto che il generale se la prenda così tanto con un reato introdotto per merito di una legge voluta dalla sua ex collega di partito Giulia Bongiorno.
Le quote rosa
E ancora, l'ossessione dell'ex militare per le quote rosa: «Una posizione di lavoro la si guadagna in base al merito, non in base a quello che uno ha sotto le mutande, questa è parità. Perché non mettiamo le quote rose per i fabbri o per i muratori e invece le mettiamo per i politici o i dirigenti?», ha chiesto, provocando.
La possibilità di replicare non ci è stata concessa dallo staff del partito per ragioni di tempo. Ma di fronte alle proteste dei cronisti Vannacci ha spiegato che - pur non avendocela con I giornalisti, a suo dire - quella era una conferenza stampa, «non una discussione». Il suo problema, ha detto ancora il generale, era di sentirsi sempre «su un ring» alle conferenze stampa.
Tornando sul tema, però, ha insistito: «Così come c'è la violenza sulle donne c'è quella sugli anziani e non c'è un anzianicidio. Sono contrario al femminicidio, è un omicidio come tutti gli altri. Non c'è bisogno di una fattispecie specifica».
Le reazioni
Le parole del generale hanno generato grande indignazione in tutto l’arco parlamentare, incluso la destra di cui fino a poco tempo fa faceva parte. In primis Giulia Bongiorno, senatrice leghista autrice della norma: «Il punto non è che la morte di una donna “pesa” più di quella di un uomo, ma la gravità della spinta che porta a uccidere una donna per odio o disprezzo, ritenendola un essere inferiore. Ecco perché la critica del leader di Futuro nazionale è totalmente fuorviante. Spero non ci sia nostalgia per il reato previsto fino al 1981, quando venivano concesse attenuanti a chi uccideva una donna per causa d'onore».
«Viene da dire che solo dalla feccia possono originare le parole gravissime pronunciate da Vannacci sui femminicidi. Dichiarazioni gravi perché negano la specificità di una violenza che colpisce le donne proprio in quanto donne. Il femminicidio non è uno slogan ideologico, ma un fenomeno riconosciuto e studiato da istituzioni, magistratura e organismi internazionali» dice Michela De Biase del Pd.
Per Iv le parole del generale sono «gravissime», Angelo Bonelli denuncia il «silenzio colpevole» di Meloni sulle parole del generale.
Abbozza la deputata di Fn Laura Ravetto: «L’aggravante è un’altra cosa, da giurista le dico che le capisco. Dire che la vita di un uomo è quella di una donna non hanno lo stesso valore no. Sembra quasi un modo per dire che la donna sia un essere inferiore e va trattata diversamente».
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