L’europarlamentare celebra i 90mila iscritti a Futuro Nazionale e dà appuntamento al 13 e 14 giugno per l’Assemblea costituente del partito. «Siamo la vera novità politica degli ultimi quindici anni», «la remigrazione è una necessità»
Il generale Roberto Vannacci ha scelto la cornice monumentale dell'Eur, il quartiere romano dove l'architettura si fa manifesto di un futurismo senza tempo, per celebrare la sua definitiva trasformazione in leader politico. Non si tratta più di un’incursione nel dibattito pubblico, ma di una sfida strutturata che mira a scardinare gli equilibri consolidati del centrodestra.
Presenti tra gli altri i deputati Emanuele Pozzolo (fresco di patente ritirata), Edoardo Ziello e Rossano Sasso. L’europarlamentare ha raccontato “La mia patria è un’idea”, annunciando la prossima uscita di un suo libro sulla remigrazione perché, ha detto, «la remigrazione non è una legge, è una politica. È una necessità se vogliamo tenere in vita la nostra civiltà».
Oggi il generale ha più di un motivo per festeggiare: intanto ha sfondato quota novantamila iscritti, attratti dalla «vera novità politica degli ultimi quindici anni». I sondaggi fin qui paiono dargli ragione. Forte dei risultati delle amministrative e di rilevazioni che accreditano il suo movimento intorno al 5 per cento, poco sotto una Lega che sembra annichilita, Vannacci si prepara al battesimo ufficiale della sua creatura il 13 e 14 giugno, quando radunerà le truppe per la prima Assemblea costituente del partito.
L'ascesa di Futuro Nazionale rappresenta una sfida che la maggioranza non può più ignorare. Vannacci drena consensi non solo alla Lega, ma si propone anche come polo di attrazione per i delusi del centrodestra. Un peso specifico tutt'altro che trascurabile, capace di risultare decisivo in qualunque scenario elettorale.
Il passaggio imminente di tre (forse quattro) parlamentari del centrodestra nelle fila del nuovo movimento – il leghista Domenico Furgiuele su tutti – che saranno presentati sabato a Viareggio, è il segnale di un travaso dalla coalizione di governo che qualcuno teme possa trasformarsi in un'emorragia. «Non metto limiti alla provvidenza», dice il generale.
Che pensa anche alla prossima corsa per il Campidoglio: «Siamo un partito indipendente. A Roma avremo una squadra forte e stiamo lavorando per un candidato sindaco nel 2027, così come faremo a livello nazionale. Se saranno possibili sinergie tra forze che si avvicinano agli stessi principi, lo vedremo ma non è un discorso da fare oggi. Noi non facciamo la questua di voti».
L'europarlamentare può essere il cigno nero di Giorgia Meloni, alle prese con problemi più urgenti come il caro-energia. E a proposito della risposta europea sulla flessibilità, Vannacci è lapidario: «Le raccomandazioni della Ue sono un'altra truffa. L'Italia aveva chiesto flessibilità per far fronte all'emergenza energetica che attanaglia i cittadini. Invece la risposta è una sorta di flessibilità su quello che è già stato stabilito nel Green deal».
Le posizioni radicali del leader di Futuro Nazionale su identità, sicurezza e politica estera complicano la traiettoria europea di Fratelli d'Italia verso un accreditamento come forza politica conservatrice e moderata, che lascia scoperto il fianco destro.
La strategia di Vannacci è proprio di posizionarsi alla destra della coalizione di governo, raccogliendo il malcontento per le promesse non mantenute e dettando le proprie “linee rosse” in vista delle politiche. Un ingresso nel centrodestra post elezioni non è escluso, nonostante le parole inequivocabili di Arianna Meloni, capa della segreteria politica di FdI: «Chi vuole far parte del centrodestra deve sposarne lo spirito, i principi e i programmi». E, come già scritto su Domani, l’alleanza sarebbe difficile da gestire con una Forza Italia a trazione Marina Berlusconi; e complessa da giustificare per la Lega sedotta e abbandonata.
Ma i veti lasciano imperturbabile Vannacci. Se i partiti del centrodestra non accetteranno di dialogare alle sue condizioni si dice pronto a correre da solo.
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