«È stato il maltempo». Il deputato Emanuele Pozzolo ha scritto una nuova pagina nella sua brillante carriera politica. Dopo lo sparo di Capodanno è arrivata l’uscita di strada con bolide e tasso alcolemico oltre i limiti. E anche questa volta la spiegazione ricorda la “supercazzola” resa famosa da Mario Monicelli e dal suo Amici miei: «C’è stato l’effetto aquaplaning e sono finito fuori strada».

Per fortuna illeso, l’onorevole di Futuro nazionale ha offerto una nuova occasione per dare sostanza alla massima «fate quello che dico, ma non fate quello che faccio». L’adepto del verbo vannacciano, che vorrebbe tutti i migranti fuori dall’Italia in nome di una identità perduta, ne combina di ogni. Ma per lui, i suoi usano il guanto di velluto. Ieri nelle chat giravano prese di posizioni a difesa del patriota: «Basta sciacallaggio, errore sì, ma nessun mostro».

L’incidente

La cronaca racconta di un Pozzolo che ha perso il controllo del suo suv mentre viaggiava sulla superstrada biellese all’altezza di Vigliano. All’arrivo della polizia stradale l’amaro verdetto, l’ex “fratello d’Italia” aveva bevuto più del dovuto, ma si era messo comunque in viaggio.

C’è da chiedersi: cosa avrebbero detto Vannacci e i suoi di fronte a un migrante che beve, sbanda e va fuori strada mettendo a rischio la propria e l’incolumità degli altri? Lo stesso Pozzolo che andava in giro con la pistola carica ferendo, per fortuna lievemente, un malcapitato nel Capodanno più esplosivo di Rosazza, nel regno dell’ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove. Ma Pozzolo migrante non è. È un deputato, e può permettersi di vestire i panni del “pistolero allegrotto”.

Il legame con Delmastro

La sua carriera politica è iniziata grazie all’amicizia con Delmastro Delle Vedove, anche lui, come rivelato da Domani, con alle spalle una condanna (reato estinto) per guida in stato d’ebbrezza. Uniti proprio in tutto.

Poi la notte maledetta del 31 dicembre 2023. A Rosazza, tra fratelli e sorelle d’Italia, il deputato si è presentato con una pistola e il colpo in canna. È partito un proiettile che ha ferito il genero del capo della scorta di Delmastro Delle Vedove. Quella notte c’erano diversi pubblici ufficiali, consiglieri, assessori, agenti di polizia penitenziaria. In una parola: lo Stato. Nelle carte dell’inchiesta, che ha portato alla condanna di Pozzolo a un anno e tre mesi per porto abusivo di arma da collezione, assolvendolo per l’uso di proiettili espansivi, emergono le condotte del pistolero.

«Si precisa che in tale circostanza Pozzolo ha avuto un atteggiamento indisponente e scontroso nei confronti dei militari operanti, dicendo che la sua priorità era andare a riposare a casa e che “non poteva stare lì a perdere tempo per colpa del magistrato che non conosceva i suoi diritti di deputato”», l’annotazione dei carabinieri. Non solo. Anche quella sera Pozzolo era su di giri. «Era poco presente a sé stesso (...) Scendendo a sua volta (inciampando spesso poiché brillo) ha provato nuovamente ad allontanarsi dal posto ma è stato bloccato da mio figlio», aveva raccontato agli inquirenti Pablo Morello, l’allora capo della scorta di Delmastro. Il figlio aveva aggiunto: «In quella circostanza ho percepito che lui fosse alterato dall’assunzione di alcolici».

Passa il tempo, passano i partiti, ma non le antiche abitudini. Pozzolo è pronto alla nuova manifestazione al grido di «tolleranza zero».

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