C’è Mosca che brucia: piovono fuoco, stupore e cenere dalle nuvole della capitale russa sulle teste dei cittadini. A mandarla a fuoco è stata Kiev, ieri, con uno sciame di droni lanciati all’unisono: un raid da record, un’operazione che fa quasi sfoggio della capacità d’azione a lungo raggio che l’esercito ucraino è ormai riuscito a raggiungere in questi anni di conflitto ininterrotto. Alcuni droni sono stati puntati da Kiev anche verso la zona in cui vive gran parte dell’élite russa, ma non è chiaro se siano riusciti a raggiungerla. Le fiamme che hanno avvolto ieri la capitale di Putin – che ieri hanno ucciso anche un civile di 83 anni – hanno divorato l’ennesimo magazzino di Wildberries, “l’Amazon russo”.

Del deposito di Podolsk, che si estendeva per circa 200mila metri quadrati nella parte meridionale di Mosca, oggi restano soltanto macerie e una colonna di fumo nero pece che imbratterà per molti giorni il cielo azzurro dell’estate moscovita. Colpire l’infrastruttura che attraversa la vita quotidiana di decine di milioni di russi vuol dire sganciare pugni in pancia all’economia russa: danneggiarla, non solo per rallentare i rifornimenti alle divise schierate al fronte – che pure la usano per le forniture – ma tentare di rompere ogni anello della catena finanziaria di Mosca.

Che i raid ucraini contro la più grande compagnia di distribuzione russa siano stati decine e decine appare plausibile: a suggerirlo sono le stesse mosse dell’azienda, che ha annunciato che inizierà a costruire i suoi depositi e magazzini anche in Kazakistan. Altri quattro morti russi a Rostov, al confine di guerra: gli ucraini hanno inviato quasi duecento droni e mirato alla fabbrica che produce propellente per quei razzi che ogni notte volano contro le loro città.

Grandi attacchi

Che quello compiuto ieri sia stato uno degli attacchi più massicci con droni mai messi a segno dall’esercito ucraino non lo dicono i giornali di Kiev, ma l’agenzia russa Tass, che ha raccolto le parole del sindaco di Mosca Sergej Sobyanin: si tratta del «più grande raid aereo sulla capitale russa degli ultimi due anni» (dei 600 droni lanciati contro la capitale solo 200 sono stati neutralizzati). A rafforzare la versione del sindaco è intervenuto Andrey Vorobyov, governatore della regione: anche per lui si è trattato di un raid tra i più massicci «degli ultimi tempi».

Il Guardian, però, è andato oltre. Il bilancio potrebbe essere ancora più significativo; forse si è trattato del più grande attacco dall’inizio della guerra, perché, quattro anni fa i droni ucraini non avevano ancora raggiunto la portata e le capacità sviluppate negli ultimi anni, dunque «potrebbe significare che si è trattato della più grande ondata di attacchi dall'inizio del 2022».

Le cifre possono essere nascoste, le colonne di fumo che si scorgono da migliaia di finestre moscovite molto meno. I numeri parlano sempre di più e il Cremlino non li può tacere: il ministero della Difesa è riuscito ad abbattere nove missili da crociera ucraini e 1.478 droni lanciati nelle ultime 24 ore «in oltre 17 regioni, principalmente nella Russia meridionale e occidentale».

Raid russi

È nel campo degli attacchi a lungo raggio, in profondità nel territorio russo, che Kiev, nonostante un fronte sempre più debole, riesce ancora a ballare allo stesso ritmo bellico di Mosca: colpisce magazzini, raffinerie di petrolio, porti e installazioni militari fino a 2.400 chilometri dal confine. Ma il vantaggio finisce qui: l’Ucraina non è riuscita a intercettare e neutralizzare ieri nemmeno uno dei balistici russi che sono stati lanciati durante la notte per carenza di sistemi di difesa, intercettori e Patriot. Sette i morti nel paese in guerra. Due a Kryvyi Rih, la città natale di Zelensky; tra le vittime c’è un dipendente dell’acciaieria ArcelorMittal; nella fabbrica altre tredici persone sono rimaste ferite e le operazioni di ricerca e soccorso sono ancora in corso.

Ieri anche Kiev è andata a fuoco: a bruciare, questa volta, sono state, insieme ai palazzi, le pagine dei libri che erano depositati nel mercato di Petrovka, nel quartiere Obolonskyi. Anche l’Ucraina conta i colpi subiti. Zelensky ha dichiarato che nell’ultima settimana la Russia ha lanciato oltre 1.550 droni d’attacco, quasi 1.560 bombe aeree guidate e 62 missili, balistici e da crociera. L’appello che il presidente non dimentica mai di rinnovare assomiglia, ogni volta, al precedente. Lo rivolge ad alleati che sembrano sordi – o che forse rimangono in ascolto, ma senza più rispondere: «Non si può semplicemente lasciare che gli intercettori europei restino in deposito. Bisogna proteggere delle vite. Bisogna fermare la Russia».

Droni, droni e ancora droni: dall’Ucraina alla Russia fino in Europa. Ieri un «armamento non identificato» è stato abbattuto da un jet spagnolo F-18 in missione di pattugliamento della Nato nello spazio aereo della Romania. «Il drone sembra essere russo», ha dichiarato un portavoce militare dell’Alleanza.

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