Un abbraccio collettivo. Quando nel pomeriggio del 5 maggio i partecipanti della Global Sumud Flotilla si sono riuniti per discutere obiettivi e strategie della missione che punta a rompere l’assedio di Israele su Gaza, è stata la felicità di rivedersi tutti salvi, di nuovo insieme, a portare via i timori sul da farsi, la stanchezza per i giorni in mare, la rabbia e i dolori dovuti alle 40 ore di detenzione in mani israeliane dopo l’intercettazione in acque internazionali tra Italia e Grecia.

Non distante da dove, nella notte tra il 4 e il 5 maggio, anche le quattro barche di Freedom Flotilla Coalition e Thousands of Madleens, partite qualche giorno fa dalla Sicilia con l’obiettivo di unirsi alla Global Sumud, hanno temuto l’intercettazione – scampata – viste le segnalazioni di droni a bassa quota, una nave in lontananza a luci spente e un elicottero che monitorava la loro posizione.

Dopo la gioia di rivedersi, però, per gli attivisti arriva il momento di fare il punto. Raccolti sulla spiaggia di Ierapetra, a Creta, sia quelli ancora sulle barche ancorate a poche centinaia di metri dalla riva sia quelli arrivati da Heraklion, ospitati, da quando sono di nuovo liberi, nello squat Evangelismos, hanno iniziato a confrontarsi.

Solo poche ore prima, infatti, era arrivata anche la notizia che il tribunale israeliano di Ashkelon aveva deciso di prolungare di altri sei giorni la detenzione degli attivisti di Gsf Thiago Ávila e Saif Abukeshek che «continuano lo sciopero della fame, stanno bevendo solo acqua dal 30 aprile in protesta contro il loro sequestro e le condizioni di detenzione disumane», fanno sapere le avvocate Hadeel Abu Salih e Lubna Tuma, dell’organizzazione per i diritti umani Adalah che li difende.

«La decisione del tribunale di prolungare la detenzione di attivisti umanitari sequestrati in acque internazionali equivale a una convalida giudiziaria dell’illegalità dello Stato», aggiungono le avvocate mentre, nonostante l’inazione delle istituzioni, crescono le voci, non solo dal basso, che chiedono la liberazione di Ávila e Abukeshek ma anche la condanna dei comportamenti tenuti da Israele e la tutela di una missione umanitaria e pacifica, in regola con il diritto.

«Quello che è successo alla Flotilla non è un episodio isolato, ma parte di un più ampio schema di repressione contro azioni civili pacifiche. Si trattava di una missione umanitaria composta da attivisti internazionali disarmati. Non è stata un’azione di ordine pubblico, ma di un atto di intimidazione volto a mettere a tacere il dissenso e scoraggiare la solidarietà», ha gridato oggi una delegazione di europarlamentari, tra cui gli italiani Benedetta Scuderi, Cecilia Strada, Cristina Guarda e Mimmo Lucano, in presidio davanti all’Ambasciata di Israele in Belgio mentre anche in Italia si moltiplicano le azioni di sostegno alla flotta di civili in mare, tanto che si parla anche di indire uno sciopero generale.

«La Global Sumud Flotilla ribadisce la propria convinzione che questi sequestri, concepiti per intimidire e paralizzare, abbiano invece rafforzato la determinazione globale a porre fine al genocidio e all’occupazione contro il popolo palestinese», fanno sapere gli organizzatori di Gsf che annunciano anche la convocazione di un’assemblea internazionale a Marmaris, in Turchia, il 9 e 10 maggio, che sarà seguita da una conferenza stampa l’11: «Partecipanti, organizzatori, partner ed esperti internazionali si riuniranno per rivalutare la strategia, approfondire l’approccio politico e ridefinire la traiettoria della missione. Un momento decisivo per il movimento».

A cui si uniranno anche le barche ora ferme a Creta: la partenza è prevista per giovedì 7.

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