Non è più al centro delle cronache internazionali, i post social di Donald Trump non la menzionano più ogni giorno, l’attenzione mondiale è calata, ma la Groenlandia rimane ben presente nella testa del presidente statunitense. La Casa Bianca, infatti, pur a fari spenti, sta continuando a perseguire i suoi interessi, con riunioni, incontri e negoziati riservati, in primis legati alla realizzazione di nuove basi militari sull’isola e alla concessione di terre rare, ma anche relativi ad accordi generali sulla sovranità di Nuuk.

La missione di Landry

L’inviato di Trump, Jeff Landry (che sulla carta sarebbe il governatore della Louisiana), nel fine settimana è stato spedito nella capitale groenlandese con il compito di «farsi più amici possibili», come riporta l’emittente pubblica danese Dr. Un compito arduo se si considera l’opposizione della popolazione groenlandese alle mire americane.

Ad ogni modo, oggi, lunedì 18 maggio, alla vigilia del forum economico e diplomatico Future Greenland, l’uomo trumpiano si è incontrato con il premier dell’isola, Jens-Frederik Nielsen. «È stato un incontro costruttivo, nel quale siamo riusciti a dialogare in uno spirito positivo e con grande rispetto reciproco» ha dichiarato il groenlandese.

Frasi che sembrano di circostanza, visto che lo stesso Nielsen ha poi rimarcato le posizioni divergenti tra le parti: «Abbiamo ribadito chiaramente che il popolo groenlandese non è in vendita e che i groenlandesi hanno il diritto all’autodeterminazione. Questo non è un argomento di negoziazione».

Nel vertice non ci sono stati avvicinamenti: «Il nostro punto di partenza non è cambiato. Abbiamo la nostra linea rossa. Neanche il punto di partenza degli americani è cambiato», ha affermato l’ex premier, ora ministro degli Esteri, Mute Egede. La pressione statunitense, però, sta aumentando.

Nuove basi militari

Una pressione esercitata non attraverso minacce pubbliche più o meno velate di Trump, ma con leve e armi diplomatiche. La Bbc, pochi giorni fa, ha rivelato come funzionari di Washington, di Nuuk e di Copenaghen, in questi mesi abbiano portato avanti delle consultazioni tenute riservate.

Al centro del tavolo, l’apertura di tre nuove basi militari statunitensi nel sud dell’isola, di cui una a Narsarsuaq, sede di un ex aeroporto. Nessun accordo raggiunto ancora, ma colloqui impostati e continuativi, in cui per la parte americana sarebbe stato in prima fila Michael Needham, alto funzionario del Dipartimento di Stato Usa.

Gli Stati Uniti hanno già il controllo della base di Pituffik, nel nord, ma vogliono ampliare le zone in cui possono operare i propri soldati, presidiando mari e cieli del nord in funzione anti Russia e anti Cina.

Il potere di veto

Gli incontri dei funzionari americani, danesi e groenlandesi, sono stati confermati anche dal New York Times, per cui al centro delle discussioni non c’è solo la realizzazione di nuovi avamposti militari, ma anche la definizione di contorni di un accordo globale riguardante i rapporti di Nuuk con Washington.

Secondo il Nyt, infatti, gli Usa hanno messo sul tavolo una richiesta esplicita: avere la possibilità di imporre una sorta di veto davanti a investimenti concorrenti in Groenlandia, specie di Cina e Russia. Un potere che nella pratica gli Stati Uniti hanno già esercitato: negli ultimi anni diversi tentativi di penetrazione economica, soprattutto cinesi, nei confronti di infrastrutture groenlandesi sono stati bloccati dalla Danimarca sotto impulso americano. Ma la Casa Bianca vorrebbe fissarne le condizioni nero su bianco. Una richiesta inaccettabile per Copenaghen e Nuuk.

Sulle terre rare e Tanbreez

E poi c’è la questione delle risorse e delle materie prime. Oltre ai giacimenti di petrolio e gas, a far gola, ormai è risaputo, sono le terre rare e vari minerali strategici, di cui l’isola è ricca. In queste settimane gli Stati Uniti hanno conquistato un tassello importante relativo al progetto di Tanbreez, uno dei più ricchi giacimenti di terre rare al mondo e l’unico in Groenlandia con licenza di sfruttamento fino al 2050.

La società americana Critical Metals Corp, quotata al Nasdaq, ha infatti ottenuto il via libera da Nuuk per acquisire il 70 per cento dell’azienda 60° North ApS, responsabile dei servizi logistici delle operazioni minerarie. La stessa società Usa aveva annunciato di essere salita al 92,5 per cento del progetto e di aver lanciato un’offerta da 835 milioni di dollari per rilevare le azioni dell’austriaca European Lithium, che possedeva il restante 7,5 per cento del giacimento. Così, in poche mosse, gli Usa stanno conquistando l’intero progetto.

Il piano di Trump, desideroso di prendere il controllo della Groenlandia, sta quindi prendendo forma. 

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