«Se dobbiamo scegliere oggi, scegliamo la Danimarca, la Nato, l’Unione europea». Le parole del premier della Groenlandia Jens-Frederik Nielsen non lasciano spazio a interpretazioni. Ormai lo scontro verbale è quasi quotidiano. Nelle scorse ore, nuovamente, la Casa Bianca ha rilanciato sui suoi social un meme emblematico, l’immagine di Donald Trump che dalla finestra dello Studio Ovale studia la Groenlandia.

E gli Stati Uniti continuano a minacciare l’isola del Nord, lunedì 12 con addirittura la deposizione al Congresso di un progetto di legge, da parte di un deputato repubblicano, per l’annessione o l’acquisizione del territorio. Per questo da Nuuk, le autorità hanno voluto ribadire la loro posizione.

Nielsen, durante una conferenza stampa con la premier danese Mette Frederiksen, è stato chiaro: «La Groenlandia non è in vendita». Una frase che è divenuta un vero e proprio slogan per i groenlandesi. L’isola «non vuole essere comprata dagli Stati Uniti, non vuole essere controllata dagli Stati Uniti», ha aggiunto. Dichiarazioni che servono a Nuuk per schierarsi, per non dare adito a fraintendimenti o spaccature, per forgiare ancor di più la piccola opinione pubblica interna.

La difesa della Danimarca

Il messaggio, Nielsen, lo ha mandato accanto a Frederiksen. La conferenza congiunta tra Groenlandia e Danimarca, in un momento simile, è stata un ulteriore segnale. Copenaghen sta cercando di serrare i ranghi con l’isola: a livello economico, aumentando gli investimenti diretti verso Nuuk, ma soprattutto a livello di immagine, per cercare di dare l’idea di un regno coeso, il più immune possibile alle interferenze esterne e alle pressioni Usa.

La Danimarca «non sta cercando il conflitto, ma il messaggio è chiaro: la Groenlandia non è in vendita», ha rimarcato Frederiksen. La premier danese, che già nei giorni scorsi aveva avvisato sulla possibile disgregazione della Nato in caso di iniziative militari sull’isola da parte della Casa Bianca, ha rilanciato: l’Alleanza deve «difendere la Groenlandia tanto quanto ogni altro millimetro del suo territorio».

«Non si tratta solo della Groenlandia e del Regno di Danimarca ma del fatto che non si possono cambiare i confini con la forza, che non si può comprare un popolo» ha poi concluso la leader di Copenaghen.

L’incontro con Usa e Nato

Il messaggio di unità di Groenlandia e Danimarca arriva in un momento specifico, cioè alla vigilia dell’incontro che si tiene a Washington tra il segretario di Stato Usa Marco Rubio, la ministra degli Esteri groenlandese Vivian Motzfeldt e quello danese Lars Lokke Rasmussen. Un incontro preannunciato la scorsa settimana e a cui si è aggiunto all’ultimo anche JD Vance. Il vicepresidente americano «ha espresso il desiderio di partecipare e ospiterà l’incontro», hanno sottolineato da Copenaghen. Davanti ai cronisti, Rasmussen ha caricato di gravità il vertice: «Lo scopo dell’incontro è quello di portare l’intera discussione in una sala riunioni, dove possiamo guardarci negli occhi, e quindi non ho ulteriori dichiarazioni da aggiungere».

Non sarà l’unico incontro in agenda dei ministri danesi e groenlandesi. Copenaghen infatti ha chiesto un vertice con la Nato, in particolare con il segretario generale Mark Rutte, che dopo settimane di silenzio e imbarazzo per le tensioni interne all’Alleanza, è tornato a parlare, seppur in “diplomatichese”, sottolineando la convergenza da parte degli alleati di aumentare l’attenzione sul fronte Artico. Lunedì, quindi, a Bruxelles, Rutte vedrà Motzfeldt e il ministro della Difesa danese Troels Lund Poulsen, che ha auspicato «una presenza più forte (in Groenlandia) senza dubbio anche della Nato». 

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