Pubblichiamo un estratto del libro La Russia di Putin di Mara Morini edito da Il Mulino e pubblicato nel giugno 2020 dopo che anche il media indipendente Novaya Gazeta ha deciso di sospendere le sue pubblicazioni.


Nei tragici avvenimenti dell’ottobre 1993 che hanno condotto alla nascita della nuova Federazione russa si è soliti ricordare l’assalto alla sede televisiva di Ostankino a Mosca.

La trasmissione del Canale 1 fu interrotta durante una partita di calcio e grazie a una manovra tecnica il segnale venne ripreso dal Canale 2 per dimostrare che il presidente El’cin aveva la situazione sotto controllo. Nelle sue memorie El’cin scrisse che la televisione aveva salvato la Russia.

Quale ruolo oggi ricoprono i mass media e la diffusione di Internet nello spazio pubblico?

La stampa e la Tv

I mass media costituiscono la fonte principale di socializzazione politica del cittadino russo a cui si aggiunge anche l’attività dei pubblicisty ovvero i commentatori politici, gli editorialisti e i sondaggisti.

Numerose ricerche hanno evidenziato che la maggioranza dei russi riceve informazioni politiche dalla televisione che copre, grazie al sistema satellitare, oltre il 95 per cento della popolazione distribuita nelle undici zone orarie.

La televisione è molto importante per la propaganda statale perché consente di veicolare il messaggio del Cremlino, i suoi valori, le sue politiche e costituire una fonte di legittimità del regime politico. E la maggior parte delle persone riceve solo questo tipo di comunicazione senza possibilità di una controparte argomentativa.

Per chi non ha le possibilità economiche per andare al cinema, a teatro, ai concerti o comprare i quotidiani, la televisione costituisce, infatti, l’unica fonte di informazione e di intrattenimento e molte famiglie sono solite riunirsi per guardare la trasmissione Vesti, il primo e il più importante programma televisivo di notizie.

Per quanto riguarda l’offerta televisiva, la rete principale è Canale 1 (Pervy Kanal), ossia una joint company di quote statali e private che appartengono a uomini d’affari, sostenitori del governo, seguita dal secondo canale, Rossija che è un’emittente statale.

Il terzo canale, Ntv, è di proprietà di Gazprom ed è stata la prima televisione privata nell’era post-sovietica. Ha avuto una buona reputazione grazie ai coraggiosi reporter quali Elena Masjuk, una voce «fuori dal coro» che ha mostrato le rovine, le bombe e i feriti civili della prima guerra in Cecenia.

I migliori giornalisti del paese hanno lavorato per questo canale che, nel corso degli anni, non è riuscito ad affrontare le ingenti spese e ha dichiarato il fallimento economico nei primi anni Duemila. Grazie all’intervento di Gazprom che ha rilevato i debiti, Ntv trasmette ora le proprie notizie e inchieste, anche se è diventato un canale più allineato alla linea governativa.

Con l’arrivo alla presidenza di Putin i cambiamenti più significativi hanno riguardato lo staff, i proprietari e i contenuti dei programmi televisivi. Uomini d’affari fanno parte dei consigli di amministrazione, gli editori e i capi delle redazioni sono scelti per la loro esperienza e per la capacità di comprendere e adattarsi alle indicazioni poste dal governo. Le forme di autocensura dei giornalisti sono ormai una prassi quotidiana per chi vuole mantenere il proprio lavoro.

Alcune stazioni indipendenti a livello regionale hanno avuto, invece, problemi economici e sono state costrette alla chiusura. Tra queste l’ottima Tomsk-2 in Siberia che ha svolto un lavoro significativo per l’informazione nella regione e ha vinto quattro premi, i Tefi che equivalgono all’Us Emmy e il British Bafta Awards per la capacità di competere con i canali nazionali più importanti.

Nel 2017 i rating dell’audience televisiva nelle città con più di 100.000 abitanti hanno dimostrato che i talk show sono le trasmissioni televisive più popolari [Mickiewicz 2019, 95]. Tra questi c’è Lasciamoli parlare, dove gli ospiti hanno una conversazione molto appassionata nella quale emergono i drammi familiari della vita quotidiana.

In altri show si punta alla ricerca di casi drammatici per creare emozione nel pubblico che hanno consentito, in qualche puntata, di superare l’audience di Vesti. Vengono trasmessi anche giochi di intrattenimento (Chi vuole essere milionario?), il canale Karuzel per i bambini, programmi di cucina e commedie dell’era sovietica come Il campo dei miracoli o serie televisive come La persona e la legge (che s’ispira alla serie televisiva americana Law and Order) e il cane Pëp (anche qui il richiamo è al cane austriaco Rex).

Sostanzialmente si tratta di un’offerta molto diversificata in linea con lo stile di intrattenimento occidentale.

La copertura delle notizie internazionali ha un ruolo e uno spazio decisamente rilevante. D’altronde non potrebbe essere diversamente visto che è l’arena politica su cui ha prevalentemente puntato il presidente Putin per ottenere e rafforzare il proprio consenso elettorale. Il richiamo a tematiche patriottiche, allo status di potenza ha sempre avuto un effetto positivo nell’elettorato russo [Oates 2016, 342].

Tuttavia, i sondaggi rilevano che mediamente i cittadini russi sono più interessati alle questioni personali e non sono molto informati sulla politica internazionale del proprio paese.

Nel 2016 un’inchiesta ha misurato l’interesse dei russi verso la questione ucraina, così drammaticamente raffigurata nelle news televisive, e si rileva che solamente il 9 per cento ha detto di seguire gli eventi «molto attentamente», il 60 per cento non ha seguito e il resto esprime poca attenzione alla questione2 .

Un’eccezione ha riguardato il caso dell’annessione della Crimea. Nel 2014 i canali hanno, infatti, trasmesso numerosi programmi patriottici, sono state riprese le numerose manifestazioni per le strade a cui i cittadini russi hanno partecipato con entusiasmo per festeggiare l’annessione della Crimea.

Per quanto riguarda la radio, l’offerta è molto più variegata, con centinaia di stazioni di natura statale e privata; è uno strumento economico e molto conveniente, utilizzato soprattutto dagli autisti in macchina.

hra i vari intrattenimenti radiofonici merita segnalare Eco di Mosca, uno show condotto da Aleksej Venediktov, che trasmette discussioni politiche su questioni controverse per il Cremlino a tal punto che molti analisti si chiedono come mai non sia stato ancora chiuso. Una possibile risposta è quella fornita dallo stesso conduttore [Mickiewicz 2019, 97].

La presenza di ministri, di funzionari delle agenzie per spiegare le posizioni governative, l’incontro settimanale con burocrati e funzionari per preparare la trasmissione, la capacità di negoziare e bilanciare voci liberali e riformiste con quelle governative, il tono moderato e freddo della discussione determinano la sopravvivenza stessa della trasmissione.

È opportuno, tuttavia, prendere in considerazione che trasmissioni di questo tipo hanno un’audience bassissima, prevalentemente concentrata e composta da élite moscovite con pochissimo impatto ai fini del consenso elettorale e della legittimazione del regime.

Infine, anche la stampa russa incontra le medesime difficoltà di altri paesi relative al mantenimento dei costi e alla pubblicità che si è spostata su Internet. Solitamente i quotidiani sono comprati dalle persone con un grado di istruzione più elevato e interessate a inchieste e specifici approfondimenti.

Pochi quotidiani hanno editorialisti indipendenti, altri condividono la linea editoriale con i propri proprietari, tycoon o banche filo-governative. Un giornalismo investigativo è rappresentato da «Nezavisimaja Gazeta», «Novaja Gazeta», «Vedomosti» e «RBK», un quotidiano di affari che in passato ha svolto investigazioni su casi di corruzione così come «Kommersant’» che ha edizioni online in molte regioni russe e in Inghilterra («Kommersant’ UK»).

La situazione del giornalismo d’inchiesta è, invece, decisamente allarmante. I dati forniti da alcune agenzie rilevano la morte di 21 giornalisti fra il 2000 e il 2007 («Reporter senza frontiere») e di ben 58 giornalisti di cui 38 assassinati, 4 torturati e 2 minacciati nel periodo 1992- 2020 (Commitee to protect journalist, Cpj). Tra i mandanti si sospettano ufficiali governativi in 13 casi, gruppi criminali in 10, militari in 3, gruppi politici in 4 e sconosciuti in 8 episodi.

Il caso più noto, anche a livello internazionale, è quello della giornalista della «Novaja Gazeta», Anna Politkovskaja, uccisa nella sua casa di Mosca dopo minacce seguite alle sue inchieste sulla violazione dei diritti umani nelle guerre cecene. Nella maggior parte dei casi questi omicidi rimangono irrisolti.

In generale i media russi seguono il vecchio stile sovietico di esagerare le notizie positive e minimizzare quelle negative (forme di protesta, omicidi, crisi economica, ecc.). I cittadini russi hanno vissuto decenni in due realtà  –  quella televisiva e quella reale  –  e sono piuttosto scettici.

Le azioni della vita quotidiana come recarsi al supermercato, vedere lo standard di vita dei vicini e degli amici sono il migliore indicatore di com’è la reale situazione economica nel paese; nessuno show televisivo può cancellare questa percezione reale. Diverso è il discorso dell’influenza della propaganda politica nelle scelte di voto.

Gli spazi di allocazione televisiva e radiofonica ai politici, ai candidati, sono sempre sbilanciati a vantaggio dei partiti di potere o del presidente della Federazione, anche con toni di campagna negativa.

Durante la programmazione televisiva quotidiana la presenza di Putin è molto diffusa ed è volta a descrivere tutti i suoi impegni quotidiani, le decisioni e gli incontri con i ministri, i governatori e i sindaci a cui chiede un rapporto puntuale della situazione politico-economica locale. Non mancano anche notizie e video che lo riprendono in contesti internazionali o in situazioni sportive che dimostrano le capacità di Putin nel judo e nell’hockey su ghiaccio.

Chi possiede, tuttavia, conoscenza e abilità nell’utilizzo dei mezzi informatici, come i giovani che non hanno vissuto il periodo sovietico, ha la possibilità di verificare i contenuti delle notizie che la televisione ha trasmesso con altri fonti diffuse nei social media.

Lo sviluppo dei social media

Mikhail Klimentyev, Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP

Le potenzialità delle nuove tecnologie informatiche (Ict) sono state sempre riconosciute da tutte le élite dei paesi in transizione. In alcuni casi, come i paesi dell’Europa centrale e orientale, hanno costituito un ancoraggio al consolidamento democratico; in altri paesi, come è il caso delle rivoluzioni colorate, hanno costituito uno strumento efficace di protesta e di mobilitazione. Il web, quindi, può offrire una maggiore opportunità di sviluppo politico, sociale ed economico di un paese?

Nel caso russo dopo un favorevole atteggiamento al potenziamento della tecnologia e alla riduzione del digital divide nel paese, le istituzioni governative hanno compreso che i cittadini russi, uscendo dal torpore politico dell’era sovietica, hanno in mano uno strumento di opposizione critica all’operato del governo che deve necessariamente essere regolamentato e limitato.

La regolamentazione e l’attenzione rivolta verso il mondo digitale è piuttosto recente e risale agli anni del primo mandato di Putin. Questo ritardo è dipeso in gran parte dall’obsolescenza delle infrastrutture che si stimava, agli inizi degli anni Novanta, fossero in ritardo di almeno dieci anni rispetto all’Occidente. Nel 1997 lo sviluppo della rete nel territorio ha consentito la registrazione di circa 600.000 utenti (0,4 per cento della popolazione) per passare a un milione nell’anno successivo e a 1.300.000 nel 1999 [Morini 2006, 137]. Il primo salto di qualità e quantità si verifica nel 2002 con 8,7 milioni di utenti (8 per cento) che triplica 5 anni dopo a 21,7 milioni (0 per cento), valori che secondo la Public Opinion Foundation inducono a posizionare la Russia nel 2006 al sesto posto nel mondo. La penetrazione territoriale di Internet del paese è passata dal 33 per cento del 2009 al 76 per cento del 2018.

Gli investimenti statali nell’Internet policy, le nuove generazioni, gli studenti, l’aumento nelle varie città di Internet café accessibili anche ai bambini dai 7 ai 12 anni per un dollaro all’ora hanno determinato questa escalation del settore digitale nel paese dove circa l’84 per cento della popolazione possiede un computer, ma solamente il 9 per cento lo utilizza molte volte alla settimana.

Il governo russo è intervenuto con un primo stanziamento di 2,6 miliardi di dollari nello sviluppo dell’industria IT e ha regolamentato il settore con la Legge sulle firme digitali del 2002 dove per la prima volta si cita il termine Internet. Seguono il decreto n. 65 Federal Target Program - Electronic Russia e il programma e-Russia 2010-2020 che prevede la formazione degli specialisti di Ict, l’assicurazione dei diritti all’accesso, alla trasmissione, alla creazione e diffusione di informazione.

Sempre nel 2002 il governo russo ha aperto una sezione nella sua home page con un servizio attivo che favorisce l’interazione coi cittadini. Dall’e-government si passa anche all’e-commerce, un settore che si è sviluppato velocemente nonostante vi sia stata inizialmente qualche reticenza a usare la propria carta di credito e nonostante coinvolga sostanzialmente i pochi benestanti rispetto al cittadino medio.

Un aspetto interessante è che già nel 1995 circolava un draft di una legge Sorm-2 che dava ampi poteri di intervento di censura statale a opera del servizio di sicurezza federale (Fsb), obbligando i fornitori di un servizio Internet a installare un hardware a proprie spese tramite il quale il sistema informatico della Fsb riusciva a monitorare l’uso di Internet da parte di un qualsiasi soggetto.

In continuità con questo tipo di intervento, recentemente sono stati individuati alcuni siti ritenuti pericolosi che devono essere bloccati e che riguardano organizzazioni religiose estremiste, organizzazioni internazionali terroristiche e partiti ultranazionalisti come il caso ceceno (www.chechenpress.com).

L’85 per cento dei russi utilizza un accesso Internet con il cellulare per collegarsi prevalentemente ai social media, il più importante dei quali è VKontakte che amalgama blogger e crea comunità di follower ed è il primo social utilizzato in Russia e quindicesimo nel mondo. Molti giovani usano anche Instagram, Twitter e Whatsapp, mentre le generazioni più vecchie guardano con sospetto questa nuova tecnologia.

Lo stesso Putin non ama particolarmente i social media, non ha un suo profilo personale e ritiene che sia uno strumento che necessita di essere controllato attentamente anche in seguito alle elezioni parlamentari del 2011 e agli esempi delle rivoluzioni colorate all’estero.

Da allora sono state varate norme volte a perseguire le seguenti azioni nella sfera digitale:

1) la calunnia è criminalizzata attraverso dure punizioni;

2) il discorso estremista è bandito;

3) i bambini devono essere difesi dalla pornografia;

4) sanzioni per le organizzazioni non governative che ricevono fondi dagli americani o altre fonti straniere;

5) entità straniere non possono aprire canali televisivi in Russia e non possono possedere più del 20 per cento del capitale, avere controllo diretto e determinare la linea editoriale;

6) l’istituzione di un’agenzia nel 2008 (Roskomnadzor: acronimo russo riferito al Comitato russo di sorveglianza) che monitora Internet e pretende che i dati personali rimangano all’interno dei server russi;

7) nuovi aggregatori con più di un milione di utenti giornalieri devono rendere conto dei contenuti eccetto quelli che riproducono le registrazioni dei media russi;

8) tutte le informazioni devono essere archiviate per sei mesi per essere accessibili da Roskomnadzor.

Queste regole hanno avuto gravi conseguenze per la stampa cartacea. Ad esempio, il «Kommersant’» non ha più potuto condividere i costi di gestione con il «Financial Times»; alcuni media regionali e istituti di ricerca hanno perso finanziamenti.

In base alla legge sulla protezione dei bambini i siti Internet devono essere segnalati per «informazione che contiene un linguaggio esplicito, un’ingiustificata condotta, l’istigazione al suicidio, la promozione del desiderio di droga, uso di alcol, prostituzione, vagabondaggio; la violenza sugli animali e sugli umani; promuovere relazioni sessuali non tradizionali e la mancanza di rispetto verso i genitori; l’informazione pornografica, contenente dati sui minori che diventano vittime di azioni illegali». Qualsiasi forma di discorso pornografico è bandito.

La legge sull’estremismo entra in vigore nel luglio 2016 e consente allo Stato di avere numerosi strumenti di controllo anche se non definisce esattamente cosa si debba intendere per estremismo, separatismo e incitamento alla violenza. Sempre nel 2016 il codice criminale è stato emendato e ha determinato più sanzioni per l’incitamento all’odio, all’ostilità, all’umiliazione della dignità umana di una persona affiliata a qualsiasi gruppo sociale se è fatto pubblicamente o attraverso i media e online.

Roskomnadzor ha notevoli poteri di sanzione e di intervento immediato: se per ben due volte in un anno un media è stato richiamato, questa agenzia può immediatamente chiudere o bloccare il sito, ancor prima dell’intervento della corte.

L’organizzazione moscovita Roskomsvoboda ha denunciato la chiusura di ben 120.000 siti al 31 marzo 2017 di cui 1.587 bloccati per estremismo e richiamo alla protesta, 9.982 per contenuti e riferimenti all’utilizzo della droga, 228 per propaganda al suicidio, 5.253 per distribuzione di pornografia infantile, 9.593 per pubblicazione di informazioni proibite, 1.465 per infrangimento del copyright e 6.313 per gioco d’azzardo.

Secondo il report di Freedom of the Press del 2017 la Russia ha un pluralismo d’informazione con evidenti episodi di censura, di accesso limitato all’opposizione politica e alle inchieste di corruzione. La violenza contro i giornalisti attraverso attacchi fisici, arresti, minacce e morti costituiscono una costante, soprattutto in Cecenia.

Il contesto giuridico lascia numerosi poteri discrezionali alle autorità preposte al controllo e alla regolamentazione dei media. In particolare, il pacchetto legislativo (Jarovaja prava), firmato nel luglio 2016, ha aumentato il numero di persone arrestate per la promozione del terrorismo e dell’estremismo online.

Inoltre, l’indicatore della libertà in Internet (Freedom on the Net) posiziona la Russia dal 2015 tra i paesi non liberi oscillando tra la 65a e la 67a posizione su 100 mentre dal 2009 al 2014 risultava parzialmente libera.

La liberalizzazione, successiva alla trasformazione politico-sociale introdotta dalla Perestrojka e dalla Glasnost’, ha consentito agli inizi degli anni Novanta la nascita di diverse testate giornalistiche e di alcune emittenti radio-televisive che hanno cominciato a diffondere notizie e trasmissioni di pubblico interesse. Se il biennio 1989- 1991 ha, quindi, costituito l’età dell’oro della diffusione dei mass media e della quantità di pluralismo delle fonti di informazione, i recenti sviluppi legislativi, atti a controllare l’attività e le dichiarazioni dei cittadini in Internet, e la propaganda trasmessa dai media nazionali costituiscono elementi di preoccupazione a livello internazionale per le limitazioni nella libertà di espressione e di stampa.

La RuNet sovrana tra «fake news» e «cybersecurity»

La propaganda ha sempre avuto un ruolo rilevante nell’Unione Sovietica e, attualmente, costituisce ancora uno strumento comunicativo strategico, più dinamico e adattatosi alle innovazioni tecnologiche del XXI secolo.

I mass media e Internet costituiscono uno strumento di soft power, utilizzato in una narrazione domestica che contrappone la Russia all’Occidente. Quest’ultimo non riconosce la Russia come un attore globale nell’arena internazionale e la Russia reagisce, diffondendo un’informazione politica basata sull’ostilità occidentale alla risurrezione della grande potenza russa [Oates 2016, 399].

Il famoso termine «russofobia», creato da un diplomatico zarista nel XIX secolo per indicare la marginalizzazione della Russia in diversi ambiti politici, oggi si riferisce al tentativo occidentale di rendere la Russia più debole attraverso la diffusione di un vero e proprio pregiudizio nei confronti del paese in articoli e opinioni di riviste internazionali.

Per difendersi da notizie giudicate prive di qualsiasi rilevanza politica e socioeconomica il governo russo ha avviato una serie di provvedimenti per contrastare questo diffuso sentimento russofobico.

Si stima che al 1° dicembre 2018 il termine «russofobia» sia stato menzionato 790 volte nel sito di Russia Today, 855 in quello di Sputnik e sia il più ricorrente hashtag #Russophobia su Twitter (Tvitter). Per sottolineare l’inconsistenza delle accuse del governo britannico sul caso di avvelenamento di Sergej Skripal’ è stato creato il meme highly likely (molto probabile) su Twitter, che riprende una parte della frase dell’ex premier britannico, Theresa May: «è molto probabile che la Russia sia responsabile».

Un altro elemento di riflessione, offerto all’opinione pubblica russa sull’accanimento dell’Occidente – in primis gli Usa e l’Ue  –  ha riguardato il dibattito sulle sanzioni economiche europee e l’utilizzo di attacchi cibernetici e di fake news da parte della Russia per sostenere i movimenti populisti in Europa, determinare la crisi della liberaldemocrazia e dare vita a nuovi regimi politici simili al modello russo. Più precisamente, la Russia cercherebbe posizionarsi e rafforzarsi nell’assetto internazionale attraverso sovvenzioni a forze populiste per minacciare la Nato e l’Ue [Oliker 2017, 19].

Indubbiamente, le fake news e l’era della post verità rappresentano una fonte pericolosa del populismo con implicazioni che non sono solamente etiche. Costituiscono un problema di sicurezza  –  per il quale tutti i paesi devono collaborare  –  contro i tentativi di destabilizzare la politica interna e/o l’assetto geopolitico internazionale.

Il fenomeno delle fake news e la disseminazione di notizie deliberatamente false è un processo così complicato che non può essere sconfitto semplicemente ed esclusivamente dal ricorso al fact checking. Alcuni sforzi sono stati compiuti nel marzo 2017 con la Joint Declaration on Freedom of Expression and Fake News Disinformation and Propaganda, elaborata dall’Osce e dagli Usa che avvertono sugli effetti delle fake news e, allo stesso tempo, condannano i tentativi di censura e di blocco dei siti da parte dei governi.

In questo meccanismo di hybrid warfare [Renz 2019, 283-300], la Russia ha investito personale qualificato e risorse economiche nella creazione di canali televisivi, anche online, che diffondono notizie all’estero per contrastare il fenomeno della russofobia.

Nel dicembre 2005 Russia Today (Rt) debutta come canale televisivo al fine di presentare una controparte alla narrazione occidentale sulla Russia. Si attivano canali di Rtin lingua araba (2007), in spagnolo (2009) e in francese (2017).

Nel 2010 Rt America ha cominciato a trasmettere programmi più polemici e critici nei confronti dell’Occidente, reclutando personalità americane famose in difesa della cultura e dei valori russi. L’attenzione verso RT negli Usa e nell’Europa occidentale ha raggiunto il suo apice durante le elezioni presidenziali americane del 2016 in seguito a un attacco hacker che ha indebolito la candidata democratica Hillary Clinton.

L’intelligence americana ha confermato che la fonte di questa interferenza era in Russia, vettore primario di una guerra d’informazione, scioccando l’opinione pubblica americana.

RT indubbiamente è nata con lo scopo di valorizzare l’immagine di Putin e il suo paese attraverso un nuovo tipo di propaganda che può essere molto efficace nelle persone che hanno un basso livello di istruzione. I dati dimostrano che l’audience di RT in Europa è meno dello 0,1% del potenziale complessivo, mentre sul canale YouTube alcuni video, per lo più di catastrofi e violenze raggiungono anche i 3 miliardi di visualizzazioni e solo l’1 per cento ha contenuto politico [Mickiewicz 2019, 102-103].

Tuttavia, la mancanza di analisi approfondite non consente di concludere con certezza e analizzare in profondità sino a che punto RT riesce a persuadere: il contenuto ci dice molto, ma non si può paragonarlo all’effetto.

Nell’aprile 2019 un disegno di legge, Programma nazionale di economia digitale, che modifica la legge federale sull’informazione, sulle tecnologie dell’informazione e sulla difesa dell’informazione del 2006, determina la nascita di una rete informatica russa, definita RuNet.

Entrato in vigore il 1° novembre 2019, questo sistema di dominio alternativo consente di isolare Internet dalla rete globale, chiudendo le connessioni al suo interno o con il web mondiale attraverso una nuova infrastruttura dal gennaio 2021.

Putin e le autorità governative hanno spiegato che questo intervento determinerà un Internet più «sostenibile, sicuro e funzionante», in grado di prevenire attacchi cibernetici e conseguenze negative provenienti dalla rete globale «ampiamente controllata dall’estero».

In questa prospettiva spetta al servizio federale Roskomnadzor controllare la rete in casi di emergenza con intervento diretto, come è successo con il blocco di cinque account Lgbt sul social VKontakte o meme illegali di personaggi pubblici che ledono la loro dignità, violando, al contempo, le leggi che governano i dati personali.

Tra gli esperti informatici esistono ancora perplessità sull’efficacia e lo scopo di RuNet. Per alcuni verranno solamente cancellati alcuni contenuti sulle principali piattaforme come YouTube o Facebook. Dal 2006 esiste già il device Sorm che monitora e-mail, l’uso di Internet, Skype e altri social network .

Attraverso il Deep packet inspection (Dpi) la «sovranità digitale» di RuNet crea un muro virtuale che può difendere il «patriottismo digitale», minacciato dagli agenti stranieri attraverso uno strumento che traccia, filtra e reindirizza il traffico online per bloccare anche forme di dissenso. Il governo russo ha stanziato 30 miliardi di rubli (400 milioni di euro) per attivare la rete russa prima delle elezioni parlamentari del settembre 2021, ma rimangono dubbi sulla possibilità che il web russo possa replicare tecnicamente il Great Firewall cinese.

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