Sono giorni di stallo, attesa e incertezza per l’Iran. Secondo quanto riferito da vari media, che citano fonti israeliane e americane, Donald Trump potrebbe lanciare a giorni il suo attacco su Teheran, dopo aver minacciato l’offensiva in varie occasioni pubbliche. Secondo Axios, tra le ipotesi sul tavolo c’è anche l’eliminazione della Guida suprema, l’ayatollah Khamenei, di suo figlio e dei mullah.

Eppure, Trump non riesce a decidersi. Anche perché alcuni dei suoi più stretti consiglieri gli hanno suggerito di astenersi dall'attaccare militarmente il governo iraniano, usando invece la minaccia della pressione militare per ottenere concessioni dal regime iraniano. Il senatore repubblicano Lindsey Graham ha dichiarato ad Axios che ci sarebbero dubbi nell'entourage di Trump sull'efficienza e la saggezza di dare il via a operazioni militari per spingere a un cambio di regime in Iran.

«Capisco le preoccupazioni relative alle operazioni militari su larga scala in Medio Oriente e alle difficili situazioni del passato, ma coloro che sconsigliano una simile mossa ignorano le conseguenze dell'abbandono del contenimento del male», ha affermato Graham, che evidentemente la pensa in modo diverso. Dopo la sua recente visita nella regione, infatti, il senatore repubblicano ha sottolineato di essere giunto alla conclusione che «in Iran si è presentata un'opportunità storica di cambiamento, ma le voci contrarie al conflitto stanno chiaramente crescendo».

Nel frattempo l’Iran non rimane ad aspettare. Anzi, lancia una ritorsione contro l’Unione europea. Il motivo? Giovedì scorso, il Consiglio europeo ha inserito le Guardie Rivoluzionarie nella lista delle organizzazioni terroristiche, a seguito dell'accordo del Consiglio Affari esteri del 29 gennaio. Una «decisione illegale e ingiustificata» secondo Teheran, che ha risposto designando le «forze navali e aeree» degli Stati membri dell'Ue come organizzazioni terroristiche.

«La decisione dei governi dell'Ue è contraria ai principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite», fa sapere il ministero degli Esteri di Teheran, che cita una legge iraniana del 2019, approvata dopo che gli Stati Uniti hanno designato le Guardie Rivoluzionarie come organizzazioni terroristiche, che stabilisce che «tutti i paesi che in qualsiasi modo rispettano o sostengono la decisione degli Stati Uniti saranno soggetti a misure reciproche».

Nuovi colloqui Iran-Usa a inizio marzo

Negli ultimi giorni, dopo due round di colloqui, i negoziati tra Stati Uniti e Iran si sono arenati, in particolare per quanto riguarda i livelli di arricchimento dell'uranio, il programma missilistico iraniano e la portata dell'allentamento delle sanzioni. Dopo i colloqui di martedì scorso a Ginevra, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che le parti hanno una posizione concordante sui «principi guida». La Casa Bianca ha invece riferito che permangono significative lacune.

Un funzionario statunitense ha affermato che l'Iran dovrebbe presentare una proposta scritta nei prossimi giorni. Anche Araghchi ha annunciato che Teheran presenterà una bozza di controproposta entro pochi giorni.

Nonostante le divergenze sulla revoca delle sanzioni, dunque, la diplomazia non si ferma: un nuovo round di colloqui potrebbe tenersi a inizio marzo. Lo ha affermato un alto funzionario iraniano alla Reuters, che ha aggiunto che la Repubblica Islamica potrebbe seriamente prendere in considerazione una combinazione di trasferimento all'estero di parte delle sue scorte di uranio altamente arricchito, la riduzione del livello di arricchimento e la formazione di un consorzio regionale per l'arricchimento, ma in cambio deve essere riconosciuto il diritto dell'Iran all'«arricchimento nucleare pacifico».

Sempre secondo la stessa fonte, un altro ciclo di colloqui tra la Repubblica Islamica e gli Stati Uniti si terrà probabilmente all'inizio del mese prossimo e che «è possibile raggiungere un accordo provvisorio in tali colloqui». L'alto funzionario iraniano ha sottolineato, infine, che Teheran non cederà il controllo delle sue risorse petrolifere e minerarie, ma che le aziende statunitensi potranno sempre partecipare come appaltatori ai giacimenti di petrolio e gas dell'Iran.

«Khamenei prepara la successione»

Direttive ai suoi su come andare avanti in caso di uccisione in un eventuale attacco americano o israeliano. È quello a cui avrebbe lavorato la Guida Suprema Khamenei. Secondo il New York Times, il mese scorso Khamenei ha «promosso» Ali Larijani, ex comandante dei Pasdaran, veterano della politica iraniana, per 12 anni capo del Parlamento considerato tra gli uomini più fidati della Guida Suprema e oggi segretario del Consiglio supremo di Sicurezza nazionale, a un ruolo cruciale, ponendolo di fatto alla guida del paese con un'ascesa che ha messo da parte il presidente Masoud Pezeshkian.

Il quotidiano americano cita interviste con sei funzionari iraniani di alto grado, due ex diplomatici della Repubblica islamica, tre uomini dei Guardiani della Rivoluzione e notizie dei media locali secondo cui il 67enne Larijani - che non è considerato comunque un possibile successore di Khamenei - è stato incaricato per la repressione delle recenti proteste, tiene a freno il dissenso, supervisiona i negoziati con gli Usa sul controverso programma nucleare della Repubblica islamica, gestisce il lavoro diplomatico con alleati di Teheran, come la Russia (dove è stato di recente accolto da Vladimir Putin), e attori regionali come Qatar e Oman, che fa da mediatore nei negoziati indiretti con Washington. Secondo il Nyt, sta anche definendo piani per la gestione del Paese in caso di attacco all'Iran.

E, continua il giornale, Khamenei ha dato istruzioni a Larijani e a pochi altri stretti collaboratori di assicurare la “sopravvivenza” della Repubblica islamica non solo a seguito di un eventuale attacco ma anche in caso di uccisione dei vertici, Guida Suprema inclusa. Khamenei avrebbe definito quattro livelli di successione per le cariche governative e militari indicate dalla Guida Suprema e ha chiesto a tutti coloro con ruoli dirigenziali di nominare fino a quattro sostituti, delegando responsabilità, potere decisionale a una cerchia ristretta di collaboratori fidati in caso di morte o qualora dovessero essere interrotte le comunicazioni.

L'IRAN, dicono le fonti iraniane, lavora partendo dalla convinzione operazioni Usa siano imminenti e inevitabili, nonostante i negoziati sul nucleare, e tutte le forze armate sono in stato di massima allerta. Per il Nyt, la leadership iraniana non si sta preparando solo alla mobilitazione di forza, ma anche alla sua sopravvivenza politica. E i sei funzionari iraniani hanno parlato di una serie di aspetti, anche della questione di chi gestirà il Paese se Khamenei e altri responsabili dovessero essere uccisi. E Larijani, assicurano tre delle fonti, è in cima alla lista, davanti a Mohammad Bagher Ghalibaf, attuale capo del Parlamento. Nell'elenco ci sarebbe anche il nome dell'ex presidente Hassan Rohani.

Witkoff: «Trump curioso di sapere perché l’Iran non ha capitolato»

L'inviato speciale degli Usa per il Medio Oriente, Steve Witkoff, ha dichiarato a Fox News di aver incontrato il principe Reza Pahlavi e lo ha elogiato. «L'ho incontrato su richiesta del presidente. È una persona potente per il suo paese e ha a cuore il suo paese. Ma questa questione (il caso Iran) è in ultima analisi legata alle politiche del presidente Trump», ha sottolineato l'inviato degli Stati Uniti.

Nella stessa intervista, Witkoff ha detto che il presidente Trump è «curioso» del perché l'Iran non abbia ceduto alle crescenti pressioni di Washington. «Il presidente me lo ha chiesto stamattina. Non userei la parola “frustrato” perché sa di avere molte alternative, ma il presidente è curioso di sapere perché, sotto questo tipo di pressione con la significativa potenza navale e marittima statunitense dispiegata nella regione, non sono venuti da noi e ci hanno detto “dichiariamo di non volere armi, e questo è ciò che siamo disposti a fare”», ha proseguito l'inviato Usa, sottolineando che «è difficile portarli a quel punto».

Witkoff ha detto, inoltre, che Washington si aspetta che l'Iran dichiari formalmente di non voler dotarsi di un'arma nucleare e delinei i passi concreti per dimostrarlo.

Oggi riunione gabinetto di guerra israeliano

Secondo il sito d'informazione Ynet News, il gabinetto di sicurezza israeliano si riunirà oggi, domenica 22 febbraio, per discutere i preparativi in vista di un possibile attacco Usa all'Iran. I funzionari israeliani partono dal presupposto che Israele assisterà gli Stati Uniti in caso di attacco, con le responsabilità divise tra i due paesi.

All'incontro di oggi, secondo la stessa fonte, sarà affrontata la questione della prontezza difensiva oltre al potenziale coordinamento offensivo. Ynet ha riferito, inoltre, che Israele si era già preparato a un imminente attacco statunitense a Teheran, con una possibile azione che era prevista durante questo fine settimana.

Tuttavia, «giovedì è diventato chiaro che qualsiasi attacco Usa era stato rinviato a una data non specificata, sebbene probabilmente a breve termine», afferma il sito.

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