Due rosse contro l’onda nera dell’AfD. Sono Manuela Schwesig e Elif Eralp, le due rosse, rispettivamente la governatrice del Meclemburgo e la candidata sindaca della Linke, il partito della sinistra, a Berlino. Anche se il maleficio del boom dell’ultradestra in Sassonia-Anhalt soffia ancora potente, i risultati elettorali nel Land nord-orientale e nella capitale stanno mutando drasticamente il panorama politico in Germania: contrastare l’immensa valanga AfD è possibile, contro ogni fatalismo dei partiti cosiddetti tradizionali, la cancelleria di Friedrich Merz incassa un colpo pesantissimo, forse letale, e la sinistra, quando esprima vita e reattività, può vincere, capovolgendo la narrazione dell’inarrestabilità delle destre estreme del nuovo millennio.

Stando ai primi exit poll, in Meclemburgo l’AfD con il 37% dei voti è sì primo partito, ma l’Spd grazie ad una remuntada spettacolare di cui è stata protagonista soprattutto Schwesig è ad un solo punto e mezzo di distanza, con il 35,5% (36,3% secondo i poll del secondo canale pubblico Zdf).

Devastante la sconfitta della Cdu di Merz, che perde quasi otto punti sfiorando il 5%, che è la soglia di sbarramento sotto la quale i cristiano-democratici rischiano di rimanere esclusi dal parlamento regionale. Tremano anche i rossobruni del Bsw, unica stampella possibile dell’AfD, anche loro a rischio esclusione dal Landtag. In sostanza: l’ultradestra, stando a questi numeri, non ha una maggioranza per governare. Né con l’ipotetico appoggio dei rossobruni di Sahra Wagenknecht, men che mai senza di loro. Di contro appare più che plausibile una maggioranza rosso-rosso-verde, ossia socialdemocratici più Linke (già governano insieme) e Verdi.

Sudoku delle coalizioni

Idem a Berlino: con il 24,8% dei voti (25,8% per la Zdf) la Linke di Elif Eralp è di diverse lunghezze la prima forza politica della capitale. È in parte una sorpresa, sicuramente una novità, aggiudicandosi il partito della sinistra quello che per decenni è stato lo scettro della Spd. A Berlino l’AfD guadagna “solo” 6,4 punti al 13,8, mentre è un’altra débâcle per la Cdu: non va oltre il 20 per cento, lasciando sul terreno oltre otto punti.

Al di là di ogni Sudoku possibile nei due Länder, per Merz questi risultati sono una botta da cui sarà difficilissimo riprendersi. Lo dice lui stesso, rivolgendosi alle telecamere pochi minuti dopo i primi exit poll: «In Meclemburgo il risultato è un disastro», scandisce il cancelliere. Che ovviamente dà la colpa «ad un’economia in subbuglio» e ai «grandi cambiamenti della società tedesca». Quel che è certo è che, in barba ai rumors di un possibile golpe interno ai suoi danni, Merz non intende dimettersi né dalla cancelleria né dalla presidenza della Cdu: «Il nostro paese deve diventare di nuovo un paese della ripartenza, della crescita e del benessere, specie per i giovani. Quello che cui abbiamo bisogno sono riforme che sappiano contrastare la fascinazione di un autoritarismo che è sempre più profondo nella nostra società». Riforme che Merz – antico avversario di Angela Merkel – finora non è riuscito a mettere in campo, accontentandosi di inseguire l’AfD sul suo terreno (strette sui migranti in primis), con l’unico risultato di farle raddoppiare i consensi e dimezzando i propri. Insomma, Merz prova a resistere. Saranno i prossimi giorni, le prossime settimane, a dire se ci riuscirà.

Com’è come non è, è chiaro che le protagoniste di questa giornata sono Manuela Schwesig ed Elif Eralp. In Meclemburgo Pomerania anteriore, Land dell’estremo nord dell’ex Ddr affacciato sul Mar Baltico, la rimonta di Schwesig è stata, a dir poco, spettacolare: più o meno un anno fa, l’AfD doppiava l’Spd di ben venti punti, recuperati uno dopo l’altro grazie non solo alla credibilità di Schwesig come governatrice (in termini economici, in termini di sicurezza, in termini di occupazione), ma anche grazie ad una campagna di notevolissima efficacia. Lei sempre vestita in total red nei video sui social media guarda dritto nella telecamera con un linguaggio chiaro e dritto, puntando soprattutto sui temi della vivibilità, della sostenibilità: affitti, asili nido, investimenti in occupazione, trasporto pubblico. Moltissimi anche i messaggi sulla sicurezza delle donne e delle ragazze, in aperta contrapposizione alla terrorizzante campagna dell’ultradestra, con Alice Weidel che ha definito Schwesig una «madre-corvo uscita dalla stalla» (Rabenmutter in tedesco: dove madre corvo sta a significare una che lavora troppo, passa poco tempo con i figli ed evidentemente non segue le convenzioni tradizionali dell’essere genitore). «Non lasceremo il nostro bellissimo Land agli uomini dell’AfD», risponde Schwesig con un sorriso.

E ancora: come sottolinea l’anchorwoman Nicole Diekmann, «Schwesig va in mezzo alla gente senza sembrare spiazzata», insomma senza quell’aria tipica da alieno abbandonato nella giungla che i politici di soliti hanno quando stanno in mezzo agli elettori. Non sorprendentemente, molti oggi parlano di lei come della “presidente-ombra” della Spd nazionale, partito quanto mai pallido e incerto all’ombra della Cdu merziana. “Manu”, così la chiamano qui, come Ocasio-Cortez, come Mamdani: personalità di una sinistra al centro di una mutazione profonda, forse esistenziale nell’epoca di Trump e dell’AfD.

La Mamdani tedesca

Appunto. Elif Eralp, turca di seconda generazione, viene paragonata quasi tutti giorni al sindaco di New York. La sua storia merita di essere raccontata: i suoi genitori, sindacalisti politicamente attivi, fuggirono dalla Turchia nel 1980 in seguito al golpe ad Ankara. Anche lei ha fatto dalla affordability, della vivibilità, degli affitti, degli stipendi, la spina dorsale di una compagna efficace quanto quella di Schwesig: inclusione, linguaggio diretto, slogan efficaci, una comunicazione con al centro «tutti i berlinesi». Per cui, evidentemente, anche i siriani, i turchi e tutti gli altri origini migranti, visti come elemento di forza, al di là delle difficoltà dell’integrazione. Compresi i berlinesi della comunità ebraica «e le ragazze musulmane che hanno paura a muoversi in città con il velo». Dice, raggiante, ai tg della sera: «Da oggi faremo di Berlino un luogo migliore, dove tutte le persone possono vivere con dignità. Nella nostra città hanno vinto l’amore la giustizia contro l’odio». Quasi subito arriva la benedizione del “vate” della sinistra tedesca, Gregor Gysi: «È un passaggio cruciale nella storia tedesca».

Ad un certo punto sui telegiornali tedeschi appare anche il volto arcigno di Alice Weidel, la leader dell’AfD: «Siamo il nuovo partito del popolo: abbiamo sostituito la Cdu in questo ruolo. Il nostro obiettivo è, ovviamente, quello di avviare negoziati di coalizione con i cristiano-democratici a lungo termine, ma non comprometteremo i nostri principi». E poi: Merz «tragga conclusioni» dalla sua disfatta, ossia abbandoni il “cordone sanitario” anti-AfD. Lo dice scandendo ritmicamente le parole. Quasi con rabbia.

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