Nuovi bombardamenti russi mentre ripartono le trattative di Abu Dhabi. Il Financial Times anticipa il possibile accordo con Putin. Sullo sfondo la cessione del Donbass
I timori peggiori si sono rivelati esatti. Poco dopo la mezzanotte di lunedì, le sirene sono tornate a suonare in tutta l’Ucraina, compresa la capitale Kiev. Nelle ore successive, oltre cinquecento tra droni e missili russi hanno colpito in tutto il paese. Sette persone sono rimaste ferite a Kharkiv e altre tre nella regione di Kiev.
È finita così, tra le esplosioni e le sirene, la tregua energetica annunciata dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che avrebbe dovuto fare da sfondo ai colloqui diplomatici tra russi e ucraini, che riprendono mercoledì 4 febbraio negli Emirati Arabi Uniti. «I russi hanno ancora una volta ignorato le richieste americane», ha detto il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. «Hanno aspettato i giorni più freddi dell’anno, quando le temperature sono scese a -20 gradi, per colpire le nostre infrastrutture energetiche».
Trattative in bilico
Anche se il Cremlino aveva promesso di risparmiare la rete energetica ucraina soltanto fino a domenica, lunedì Trump ne aveva chiesto la proroga. «Ho chiesto a Putin di sospendere gli attacchi nel periodo più freddo», aveva detto in serata. Ma evidentemente il suo intervento non è stato sufficiente. E ora Zelensky annuncia: «Le istruzioni al nostro team di negoziatori sono cambiate in seguito agli attacchi russi».
L’incontro negli Emirati Arabi Uniti, a cui partecipano ucraini, russi e americani, è il secondo incontro in questo formato dopo quello avvenuto a gennaio. Sarebbe dovuto iniziare domenica, ma è stato rimandato a causa dei preparativi per un potenziale attacco americano all’Iran e della frenetica diplomazia che lo ha circondato. Non il migliore degli auspici, in teoria, ma in realtà la situazione per questi due giorni di incontri, che dovrebbero concludersi giovedì, lascia gli osservatori più ottimisti che in passato.
Il punto principale che divide russi e ucraini rimane la questione del Donbass, ancora in mani ucraine, che Mosca vorrebbe evacuato e occupato dalle sue truppe. Nell’ultimo incontro, gli americani avevano provato a mediare proponendo una smilitarizzazione della regione, offrendo ai russi la possibilità di presidiarla solo con forze di polizia. Ma i delegati russi hanno risposto offrendo di occupare l'area con unità della Guardia nazionale, un corpo paramilitare dotato di carri armati e artiglieria, offerta che Kiev ha respinto.
Si ripartirà da qui, per ora senza eccessive aspettative. Ma, almeno in Ucraina, alcune cose sembrano stiano iniziando a mutare. I sondaggi, con tutti i limiti delle rilevazioni fatte in tempo di guerra, indicano che i favorevoli e i contrari alla cessione del Donbass sono il 50 e il 40 per cento dei rispondenti (interpellati solo tra la popolazione che vive nei territori controllati da Kiev), con i secondi in netta crescita. Nel frattempo, diverse figure politiche popolari, come il governatore di Mykolaiv Vitaly Kim, hanno iniziato a suggerire che, per quanto i territori siano importanti, la popolazione lo è ancora di più.
Lo scoop del Ft
Qualsiasi futuro ed eventuale mutamento di opinioni a Kiev sulla questione del Donbass passerà inevitabilmente per le famose garanzie di sicurezza, promesse da Stati Uniti ed Europa all’Ucraina per evitare che la pace si trasformi solo in una pausa prima di una nuova invasione russa. E su questo punto, il Financial Times ha rivelato cosa contiene il documento discusso segretamente in queste ultime settimane dagli alleati.
Le garanzie all’Ucraina, scrive il quotidiano, saranno articolate su diversi livelli. La prima azione, una volta raggiunto un cessate il fuoco, sarà l’invio in Ucraina di una forza multilaterale guidata da Francia e Regno Unito. Se nonostante questa «forza di deterrenza» ci sarà comunque un attacco russo, il documento prevede prima una risposta diplomatica nelle prime 24 ore e poi un’escalation militare che arriverà fino all’intervento con la partecipazione degli Stati Uniti se l’aggressione dovesse superare le 72 ore.
Il segretario Nato, Mark Rutte, che ieri si trovava a Kiev, non ha voluto commentare il contenuto dello scoop del quotidiano britannico, ma ha confermato che le garanzie prevedono un sistema «a tre livelli». Rutte ha poi assicurato che l’Europa riuscirà a raccogliere i 15 miliardi di euro richiesti da Kiev per acquistare armi americane nel programma Purl, un punto sul quale c’erano state polemiche da parte di Zelensky nei giorni scorsi.
Se lo scoop del Financial Times venisse confermato, significherebbe che Kiev ha ottenuto un’importante vittoria sul fronte delle garanzie. Il documento rivelato dal quotidiano corrisponde quasi perfettamente ai desideri ucraini, poiché prevede non solo un intervento armato a protezione del paese, ma anche il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti. Per Zelensky sarebbe anche un ottimo risultato sul fronte dell’opinione pubblica interna.
Difficile però che il Cremlino possa accettare un simile documento. Mosca ha chiarito che non accetterà la presenza di truppe Nato in Ucraina e vuole inoltre avere voce in capitolo in qualsiasi meccanismo di sicurezza. In altre parole, chiede un effettivo diritto di veto su eventuali interventi militari. E visto che queste garanzie entreranno in vigore solo dopo l’eventuale pace, il Cremlino ha un modo semplice per evitare che vengano introdotte: continuare la guerra.
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