«Vergogna della razza umana. Bestia naturale, idiota patentata. Giorgia “puta”-Meloni. Che brutta donnaccia. Cattiva. Fascista». Queste le parole, pronunciate in italiano da Vladimir Solovyov, stella della radiotelevisione di Stato putiniana, e rivolte a Giorgia Meloni. È a malapena passata una settimana da quando la premier si è smarcata da Donald Trump, criticando il presidente americano per i suoi attacchi al papa, che la propaganda russa arriva ad accusarla di aver tradito non solo il tycoon, a cui «aveva giurato fedeltà» (almeno secondo Solovyov), ma anche i suoi elettori, ai quali, in campagna elettorale, avrebbe promesso amicizia nei confronti della Russia (sempre secondo il conduttore).

Immediata, generale e bipartisan la solidarietà nei confronti della premier. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è detto «indignato per le volgari parole del conduttore» e ha offerto la sua solidarietà a Meloni. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha convocato l’ambasciatore russo per chiedere spiegazioni. Scontato l’appoggio del suo partito, ma sostegno è arrivato anche dall’opposizione, con la segretaria del Pd, Elly Schlein, che definisce le parole del conduttore russo «accuse sessiste» e «inaccettabili», parole a cui fa eco anche il deputato Avs e segretario di Europa Verde, Angelo Bonelli.

L’arciputinista

Ma chi è Solovyov e cosa ha scatenato la sua rabbia improvvisa? Classe 1963, è il volto più noto della televisione di Stato russa, famoso per i suoi show serali, virulentemente guerrafondai e anti-ucraini e anti-Nato. Solovyov sostiene regolarmente la necessità di usare armi nucleari contro l’Ucraina e i suoi principali alleati in Europa, ha diffuso la teoria del complotto secondo cui in Ucraina la Nato sviluppa armi biologiche e ha accusato Kiev di uccidere i civili ucraini per incolpare la Russia.

Secondo l’esperto di Russia britannico Mark Galeotti, il suo ruolo nell’ecosistema mediatico creato dal Cremlino, così come quello di altri super-falchi mediatici, è fare affermazioni estreme, così da far apparire, per contrasto, Vladimir Putin come un leader sensibile e razionale.

Amante dell’Italia, Solovyov possiede almeno una villa sul lago di Como, sequestrata in seguito alle sanzioni ricevute da Stati Uniti e Unione europea, ma, secondo diversi giornalisti investigativi, le sue proprietà nel Bel Paese potrebbero essere anche più numerose. Forse anche questo fattore lo ha spinto ad attaccare la presidente del Consiglio, scegliendo di parlare proprio in italiano. Ma è più probabile che alla lunga abbia pesato il fatto che Meloni non abbia mai mutato la sua posizione sull’Ucraina, dichiaratamente pro-Kiev, senza se e senza ma, nonostante gli umori di parte del suo elettorato in direzione opposta.

L’attacco di Solovyov non è il primo da parte di figure vicine al Cremlino contro l’Italia, ma è il più diretto contro la presidente del Consiglio, fino a oggi in qualche misura sempre risparmiata. L’estate scorsa, ad esempio, il suo nome non compariva nella lista dei “russofobi” pubblicata dal ministero degli Esteri, che includeva il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il ministro degli Esteri Antonio Tajani e quello della Difesa, Guido Crosetto. L’anno prima, Putin aveva isolato Meloni e l’Italia, definendole «moderate» e affermando che il nostro paese non diffondeva «russofobia» da cavernicoli.

Le parole del conduttore potrebbero essere un segno che la musica sta cambiando e che, nonostante dal governo italiano arrivino segnali di distensione verso Mosca — a gennaio Meloni aveva parlato della necessità di riaprire il dialogo — il Cremlino intende far pagare al governo italiano quello che percepisce come un «tradimento».

L’umore degli elettori

Per la presidente del Consiglio, la questione rischia di diventare delicata. Secondo i sondaggi, l’elettorato di Fratelli d’Italia è meno filorusso di quello leghista o del Movimento 5 Stelle, ma lo zoccolo duro di militanti e sostenitori del partito ha opinioni molto più radicali degli elettori che si sono aggregati soltanto alle ultime elezioni. E ora, appena dopo aver subito lo schiaffo di Trump, se ne vede rifilare un secondo dall’entourage putiniano.

A livello europeo, le parole di Solovyov sono una medaglia, una dimostrazione che, nonostante i sospetti di molti per il suo passato, Meloni sta facendo i «compiti a casa» per quanto riguarda Ucraina e Russia. E, per ora, la premier sembra intenzionata a dare più corda agli alleati internazionali che ai vecchi militanti.

Pochi giorni fa, dopo che l’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, aveva aperto alla possibilità di tornare ad acquistare gas russo, Meloni è subito intervenuta a bloccare l’idea. «Capisco Descalzi, ma lo stop al gas russo è l’arma migliore che abbiamo per raggiungere la pace». Chissà che non ci fossero proprio queste parole dietro l’attacco del conduttore putiniano.

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