Entrambi erano imputati nello stesso procedimento che ha visto coinvolta l’eurodeputata di Avs Ilaria Salis, che denuncia: «Pene spropositate». Così come l’italo-albanese Rexhino Abazaj, detto “Gino”. La Francia ha respinto il suo ricorso: verrà consegnato alle autorità tedesche: rischia così di finire in carcere a Budapest
«Quelle di Budapest per Maja T. e Gabriele Marchesi restano pene assolutamente sproporzionate rispetto ai fatti contestati, pronunciate al termine di un procedimento che ha presentato gravissime criticità sul piano delle garanzie processuali e della valutazione delle prove». L’eurodeputata di Avs Ilaria Salis commenta così la decisione della Corte d’Appello di Budapest di condannare a 7 anni di carcere l’antifascista queer Maja T. e a 6 anni, con un processo in contumacia, l’italiano Gabriele Marchesi.
Entrambi gli attivisti sono coinvolti nello stesso processo per cui è stata imputata anche la stessa Salis, relativo alle presunte violenze avvenute a febbraio 2023 a Budapest durante la Giornata dell’onore, la manifestazione che ogni anno riunisce militanti neonazisti da tutta Europa e che si svolge con il consenso delle autorità ungheresi.
Un processo all’antifascismo che, ancora una volta, vede le condanne più pesanti per l’attivista queer diventata capro espiatorio. E che ha più volte denunciato le condizioni degradanti della sua detenzione. Maja T. è l’unic* tra gli attivisti coinvolti nel processo a essere, infatti, reclus* nelle prigioni ungheresi. La sua estradizione dalla Germania è avvenuta nonostante la Corte costituzionale federale tedesca avesse ordinato di sospendere il trasferimento, in attesa di esaminare il ricorso presentato dalla difesa contro la decisione di un tribunale di grado inferiore.
Nel febbraio 2025, la stessa Corte ha poi stabilito che la consegna di Maja T. all’Ungheria era avvenuta illegittimamente e che non avrebbe dovuto trovarsi detenuto nelle carceri ungheresi. Nel 2024, la Corte costituzionale tedesca aveva, inoltre, ritenuto che Maja T. rischiasse di subire un trattamento discriminatorio in Ungheria in quanto persona non binaria e che non dovesse essere estradata.
Condanna in contumacia per Gabriele Marchesi
Gabriele Marchesi era stato arrestato in Italia nel novembre 2023 in esecuzione di un mandato d’arresto europeo ungherese e posto ai domiciliari, ma il 28 marzo 2024 la Corte d’appello di Milano ha negato la consegna all’Ungheria per il rischio di trattamenti inumani o degradanti e ha revocato i domiciliari.
«Maja ha già trascorso due anni nelle carceri ungheresi in condizioni durissime e non c'è alcuna ragione per cui debba continuare a scontare la sua pena in Ungheria. Le autorità tedesche e le istituzioni europee si attivino immediatamente affinché possa essere trasferita in Germania», continua Salis. E conclude: «Gabriele deve restare in Italia. Non deve essere consegnato all'Ungheria».
La Francia estraderà Rexhino Abazaj
La Corte di Cassazione francese ha respinto il ricorso dell’antifascista italo-albanese Rexhino Abazaj, detto "Gino", anche lui imputato da Budapest nello stesso processo. L’attivista sarà ora consegnato alle autorità tedesche. Il 33enne era già finito in carcere nel novembre 2024 in esecuzione di un mandato d’arresto europeo emesso dall’Ungheria.
Nell’aprile 2025 la Corte d’appello di Parigi aveva, però, respinto la richiesta di consegna a Budapest, ritenendo che Abazaj potesse essere esposto a gravi rischi per i suoi diritti fondamentali nelle carceri ungheresi, in particolare per quanto riguarda le condizioni di detenzione e le garanzie di un processo equo. I giudici francesi avevano quindi disposto la sua liberazione e revocato le misure cautelari. Gino è poi stato nuovamente arrestato, nel dicembre 2025, in Francia, sempre per lo stesso procedimento, ma su mandato d’arresto della Germania.
«La Corte di cassazione ha avallato ciecamente le richieste tedesche, il cui carattere abusivo è evidente, senza alcuna considerazione per la sicurezza personale di Gino: è deplorevole», ha commentato all’Afp l’avvocato Laurent Pasquet-Marinacce, che lo difende insieme a Youri Krassoulia.
La Francia «oggi si rende complice degli attacchi contro i militanti antifascisti. Gino deve essere posto sotto protezione cittadina. Questa decisione mette oggi in pericolo la sua vita e la sua sicurezza», ha scritto su X Thomas Portes, deputato de La France insoumise (LFI). Il timore è che la Germania conceda, poi, la sua estradizione in Ungheria.
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