La legge di amnistia per la convivenza democratica è stata approvata all’unanimità. Il via libera, in seconda e definitiva lettura, è arrivato dal parlamento venezuelano, al termine di una lunga mediazione tra la maggioranza chavista e l’opposizione e una serie di modifiche condivise, che hanno permesso di sbloccare lo stallo della scorsa settimana. «Bisogna saper chiedere perdono, e bisogna anche saper ricevere perdono», ha detto la presidente ad interim Delcy Rodríguez, dopo aver promulgato la legge, che dovrebbe portare a un rilascio di massa dei prigionieri politici.

Il provvedimento, che la presidente ad interim ha presentato a fine gennaio, mira a favorire la riconciliazione nazionale e riguarda persone processate o condannate per reati legati a fatti politici, dal tentato golpe dell’aprile 2002 fino alla fine del 2025. La legge entrerà in vigore dopo che sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale, un’ulteriore misura presa dopo l’attacco su Caracas e la cattura da parte degli Stati Uniti del presidente venezuelano Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores, lo scorso 3 gennaio.

Il testo 

Il testo è stato ampliato: da 13, gli articoli sono diventati 16, con la riformulazione dell’articolo 7, tra i passaggi più controversi. Approvato all’unanimità dopo la modifica, consente agli esiliati di regolarizzare la propria posizione tramite un procuratore o un avvocato, impedendo ai giudici di disporre l’arresto una volta avviata la procedura.

Gli eventi che possono godere dell’amnistia sono estesi a 13. Sono elencati all’articolo 8, mentre all’articolo 9 si trovano le fattispecie escluse dal beneficio: tra le altre, gravi violazioni dei diritti umani, omicidio volontario, traffico di droga, corruzione e azioni armate straniere contro la sovranità nazionale. 

Nora Bracho, deputata di opposizione, pur riconoscendo che la legge «mitigherà la sofferenza di molti venezuelani», ha espresso riserve sul testo finale, mentre il collega Pablo Pérez ha chiesto che vengano inclusi i sindacalisti arrestati per le proteste sul lavoro e perseguiti in base alla legge contro l’odio. La richiesta è stata però respinta dal presidente del parlamento, Jorge Rodríguez: l’esame dei singoli casi avverrà da parte di una commissione speciale di monitoraggio.

Oppositori

A poche ore dall’approvazione, è stato rilasciato Juan Pablo Guanipa, stretto collaboratore della Nobel per la Pace María Corina Machado. Sui social ha affermato di aver recuperato la «piena libertà». L’ex deputato ha però criticato la stessa legge per cui è stato rilasciato: «È un testo farsa volto a ricattare molti venezuelani innocenti ed escludere molti dei nostri fratelli e sorelle che rimangono ingiustamente dietro le sbarre», ha detto.

Guanipa era stato rilasciato una prima volta l’8 gennaio, dopo nove mesi di carcere accusato di «cospirazione», e poi arrestato di nuovo dopo due ore, perché accusato di aver violato i termini della libertà condizionata. Da allora, era ai domiciliari.

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