Milano-Cortina è molto più di una gara. Nella rubrica “Oltre il traguardo” ogni giorno troverete un racconto che nasce dai Giochi: una vittoria, una caduta, un’attesa, un gesto rimasto ai margini. Storie di atleti e persone, di sogni e sacrifici, perché l’Olimpiade non finisce al traguardo: continua nelle vite che attraversa. Qui tutte le puntate. “Oltre il traguardo” è accompagnata ogni giorno da un’altra rubrica, “Cronache dal ghiaccio”, un focus su risultati, medaglie, sorprese, record e protagonisti di ogni giornata.


Fa quasi tenerezza il Cio che dice di voler tenere fuori la politica dai Giochi. Il mondo là fuori preme, e più perdi tempo a chiudere gli spifferi, più si spalancano le finestre ed entra la realtà. Ad ogni minuto, in ogni sede di quest’Olimpiade. La dottrina Trump ha un’idea ben chiara di cosa sia patriottico e cosa no. Poco importa se a diventare strumenti dell’amore e dell’odio Maga sono alcuni tra i migliori atleti del mondo.

Non si sono ancora calmate le acque attorno alla meravigliosa Eileen Gu, 22enne stella del freestyle che è nata a San Francisco, studia fisica quantistica a Stanford ma vince medaglie per la Cina, il paese di sua madre Yan Gu.

Eileen Gu (FOTO EPA)
Eileen Gu (FOTO EPA)
Eileen Gu (FOTO EPA)

Ed ecco che all’orizzonte appare l’altra fuoriclasse contesa tra Cina e Stati Uniti: Alysa Liu, splendido oro nel pattinaggio, nata vent’anni fa in California. Suo padre, Arthur, è un rifugiato politico cinese. Scappò a 25 anni, dopo essere stato coinvolto nelle proteste di Piazza Tienanmen, e si stabilì nella Bay Area, dove si è laureato in giurisprudenza e ha aperto il suo studio legale. Ma il suo passato lo insegue.

Uno dei cinque uomini accusati di spionaggio di dissidenti cinesi negli Stati Uniti lo avrebbe contattato nel 2021, fingendosi un funzionario olimpico americano. Chiese informazioni sul passaporto, in realtà voleva sorvegliare la famiglia Liu e cercare di raccogliere dettagli privati. È stato lo stesso Arthur Liu a rivelarlo, definendo quell'esperienza inquietante. «Probabilmente stavano solo cercando di intimidirci, di minacciarci di non dire nulla, di dire qualsiasi cosa di politico o relativa alle violazioni dei diritti umani in Cina... Ero preoccupato per la sicurezza di mia figlia. Ma il governo degli Stati Uniti ha fatto un buon lavoro nel proteggerla». E Alysa ha aggiunto che «questo mondo è reale, ma era come se fossi un personaggio di un film. Per me aveva senso, visto tutto quello che faceva mio padre ai tempi dell'attivismo».

Alysa Liu (FOTO EPA)
Alysa Liu (FOTO EPA)
Alysa Liu (FOTO EPA)

A Pechino 2022 c’era dunque l’FBI a proteggere e a scortare Alysa, colpevole di aver declinato l’invito a gareggiare sotto bandiera cinese. E poco dopo i Giochi, il 9 aprile, la sedicenne Liu annunciò il suo ritiro dalle competizioni, dicendo che ormai aveva già raggiunto tutti i traguardi che si era prefissata. A marzo 2024 è tornata, sottolineando però che non avrebbe più fatto quello che le veniva detto di fare. Voleva soltanto divertirsi. E divertimento e gioia pura ha trasmesso Alysa con il programma libero che giovedì sera le ha portato l’oro a Milano-Cortina: 150,20 il suo punteggio che sfiora la perfezione.

Nuovo ordine, vecchio presidente

Se Alysa è il sogno americano che si realizza, la storia di Eileen Gu è il suo contraltare. Volto da copertina, personalità larger than life, a 22 anni Eileen è prodigiosa. «Mi sento tanto americana quanto cinese», ha detto mettendo insieme le sue due metà. Ha scelto di rappresentare la Cina, ma il nuovo ordine mondiale preteso dal nuovo (vecchio) presidente degli Stati Uniti non contempla questa possibilità.

Risultato: lo scagnozzo J.D. Vance si presenta al canale di famiglia, Fox News, e attacca una ragazza di 22 anni. «Credo fermamente che qualcuno cresciuto negli Stati Uniti d'America, che ha beneficiato del nostro sistema educativo, delle libertà e dei privilegi che rendono questo Paese un posto fantastico, voglia competere con gli Stati Uniti d'America. Quindi, farò il tifo per gli atleti americani, e credo che parte di questo sia dovuto alle persone che si identificano come americani. Ecco per chi faccio il tifo per queste Olimpiadi».

Il guaio di Gu è che vince, e soprattutto piace. E non si fa neanche un problema a criticare il vicepresidente. Con assoluta lievità, la stessa che mostra sugli sci. «Sono lusingata. Grazie, JD! Che dolcezza». E ha aggiunto che «molti atleti competono per un paese diverso, la gente ha un problema con me solo perché semplicemente odiano la Cina. E anche perché vinco. Se non andassi bene, penso che probabilmente non gli importerebbe più di tanto, e per me va bene così».

Il dibattito tra Maga e non Maga è ormai esploso. Enes Kanter Freedom, ex stella Nba nato a Zurigo da genitori turchi, a cui Erdogan ha revocato la cittadinanza, e dal 2021 è ufficialmente americano, ha definito Gu una «traditrice» schierata con un «regime autoritario».

Di chi è il talento di Malinin?

Tutto viene passato al setaccio della geopolitica. Se Ilia Malinin, nato in Virginia da genitori uzbeki, non fosse crollato sotto il peso del mondo, il suo trionfo sarebbe stato americano?

L’oro della squadra statunitense nell’hockey femminile è diventato immediatamente il miglior biglietto da visita dei conservatori, che hanno sottolineato come le giocatrici abbiano cantato l’inno nazionale avvolte nelle bandiere a stelle e strisce. Ogni parola, ogni gesto viene strumentalizzato.

Hunter Hess, il freestyler dell’Oregon che Trump all’inizio dei Giochi aveva definito «un perdente», oggi si è qualificato per la finale di halfpipe sfoggiando una «L» di loser sulla fronte. Un messaggio al presidente. «A quanto pare, sono un perdente. Mi sto adattando», ha spiegato. La sua colpa? Aver ammesso alla vigilia delle Olimpiadi di provare «emozioni contrastanti» nel rappresentare gli Stati Uniti, «con tutto quello che sta succedendo» nel paese.

Preso di mira dall’uomo più potente del mondo, che aveva minacciato di togliere il passaporto agli atleti che avessero approfittato della ribalta olimpica per criticare il paese (l’ex patria delle libertà, evidentemente), Hess ha ammesso che queste sono state le «due settimane più difficili della mia vita».

Il mondo là fuori preme, ma per un atleta che da quattro anni (o meglio: da tutta la vita) si prepara ai Giochi Trump in queste ore non significa niente. E forse è questo a dare davvero fastidio.



 

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