Nell’anno dell’esclusione del Trapani, il campionato ha retto all’urto e dato lo spettacolo che poteva dare. Non c’è corsa scudetto più agonizzante e drammatica di quella del basket: una roulette italiana con le solite come favorite e nessuna squadra del Sud. La posta in palio per le finaliste: c’è la possibilità di riscrivere una stagione, salvare un’annata, ribaltare un giudizio
Forse a qualcuno suonerà scontato, ma la mirabile sintesi di questi playoff l’ha fatta Tommaso Baldasso. Derthona, la sua squadra, giocherà i quarti contro Venezia, ecco un’altra volta Davide contro Golia. E però la guardia della Bertram illumina il senso dello sport con una verità: «Abbiamo il dovere di provarci».
Non c’è corsa scudetto più agonizzante e drammatica di quella della pallacanestro. Una roulette italiana (altro che russa) per andare a prendersi lo scudetto. Favorite: le solite. La Virtus Bologna perché è campione in carica. L’Olimpia Milano perché è un kolossal. E la Germani Brescia perché ha talento e voglia di rivincita. Il resto è un signor contorno: Tortona (quella che ha il dovere di provarci sempre), e poi Trento (che ha beffato Varese piazzandosi all’ottavo posto), Venezia, Reggio Emilia e Trieste.
Ci si ferma al Nord. Nessuna squadra del Sud. Anche questo è un dato su cui riflettere.
Tutto in gioco
Nell’anno dell’esclusione di Trapani, il campionato rischiava di finire in una farsa. Tutto sommato ha retto all’urto di una squadra in meno, ha tenuto la barra dritta e dato lo spettacolo che poteva dare. La Lba non è l’Eurolega, lo sappiamo. E ha differenze endemiche con altri campionati d’Europa.
Tuttavia, il livello di chi è arrivato a giocarsi i playoff è buono, anche se distante dalle big europee. Va messo in conto. È stato l’anno di due cambi in panchina che hanno fatto rumore. Il primo, quello di Milano, con l’avvicendamento Ettore Messina-Peppe Poeta, arriva ora al momento del giudizio: l’Olimpia se la vedrà contro Reggio Emilia, per un primo quarto (apre le danze sabato 16 maggio, ore 18.30) che non sembra lasciare spazio all’immaginazione.
Un fallimento rischia di mettere l’Olimpia nelle condizioni di resettare molte cose. Anche a Reggio, però, seguono la linea-Baldasso. Priftis sa che i suoi hanno il dovere di provarci. E se lui è stato nominato coach dell’anno 2026 un motivo ci sarà.
Bologna per il bis
Milano è solo una faccia della luna di questi playoff, l’altra è Bologna. Di qua i lombardi, di là i bolognesi. La Virtus non è più quella di coach Duško Ivanović. Cattivo per eccellenza, Ivanović è andato via da Bologna in un soffio. Niente uragani. C’è stato l’esonero, poi non se n’è parlato più. È il secondo grande strappo in panchina della stagione. Si narra che Ivanović abbia avuto una gestione troppo cruda con i suoi giocatori, quelli a un certo punto non hanno retto più.
Edwards, il campione delle Vu Nere, ha avuto un peso nella vicenda. Ma il passato è passato, è così che si dice. Ora la squadra è affidata a Nenad Jakovljević, serbo, 37 anni, alla prima esperienza da capo allenatore. È dentro a un vortice, ma non ha paura. E quando c’è stata la crisi, lui era lì a difendere i suoi giocatori: «Non mi arrendo mai. Sapevo, sapevamo che una crisi non può durare per sempre. Per superarla ci siamo abbracciati. Nel senso che ci siamo fidati l’uno dell’altro».
Virtus-Trento, adesso, è una sfida che conta. Conta perché la Virtus parte avanti, cerca il bis scudetto, ma Trento è una di quelle squadre capaci di farti lo sgambetto. La serie comincia domenica 17 maggio, alle 19, alla Segafredo Arena.
Il tabellone
Nei playoff nessuno può sentirsi al sicuro. Nell’altro lato del tabellone (con Milano) c’è Brescia-Trieste. La Germani di coach Cotelli è la squadra che più di tutte si porta addosso una piccola ossessione: arrivare in fondo. Ha continuità, energia, profondità, e quella fame di chi non vuole più essere soltanto bella. Trieste ci arriva senza il peso dell’obbligo, e spesso è proprio questa leggerezza a fare danni.
Venezia-Tortona (domenica alle 20) sembra la serie più piena di trappole: la Reyer ha esperienza e mestiere, Derthona non ha nulla da perdere. Formula al meglio delle cinque: casa, casa, fuori, fuori, casa. In palio non c’è solo lo scudetto.
C’è la possibilità di riscrivere una stagione, salvare un’annata, ribaltare un giudizio. I playoff sono questo: uno slancio verso l’ignoto. Con un’unica regola a corredo: alla fine vince chi resiste meglio alla paura.
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