Era nell’aria da tempo, ora lo scontro tra la Trapani Shark e le istituzioni della pallacanestro italiana sembra essere arrivato al punto di non ritorno. Con un durissimo comunicato diffuso domenica sera al termine di una rocambolesca sconfitta casalinga contro Varese, il club siciliano ha annunciato l’intenzione di non scendere in campo il prossimo weekend quando dovrebbe affrontare la Virtus Bologna. Una minaccia a cui hanno risposto meno di 24 ore dopo Federazione e Lega Basket, con un consiglio federale straordinario convocato d’urgenza: «Con queste parole Trapani sta gravemente ledendo l’immagine dell’intero movimento - si legge in una nota - prenderemo qualsiasi iniziativa, anche di carattere legale, per tutelarlo».

Uno scontro che rischia non solo di nuocere all’immagine del basket italiano, ma che potrebbe soprattutto falsare la classifica di una regular season che al momento vede Trapani in piena corsa playoff con tre sole sconfitte dall’inizio del campionato.

La situazione

Per capire cosa sta succedendo a Trapani bisogna riavvolgere il nastro di un anno. Nel 2024 il club torna in Serie A dopo oltre trent’anni di assenza, al termine di una cavalcata in Serie A2 costruita con investimenti importanti e scelte tecniche ambiziose. La prima stagione nella massima serie supera ogni aspettativa: Trapani gioca un basket aggressivo, batte squadre di vertice, resta stabilmente nelle prime posizioni della classifica e diventa una delle rivelazioni del campionato arrivando a giocarsi la semifinale scudetto contro Brescia e qualificandosi alla Basketball Champions League.

Ma mentre il progetto cresce sul parquet, fuori dal campo emergono le prime crepe. A stagione ancora in corso la Federazione infligge al club siciliano una penalizzazione di 4 punti per la stagione 2025/26, per inadempienze nei pagamenti delle imposte sul reddito (Irpef) e i contributi previdenziali all’Inps per i propri tesserati. Il presidente Valerio Antonini, imprenditore romano proprietario del club dal 2023, sostiene di essere stato truffato, ma i suoi ricorsi vengono respinti. Una situazione che non sembra influire sul progetto di Antonini che investe pesantemente nel mercato estivo: conferme importanti, acquisti altisonanti e l’idea di consolidare Trapani come realtà stabile della Serie A.

La stagione riparte tra entusiasmo e ambizioni. Il club vince, gioca bene e nonostante la penalizzazione resta stabilmente nelle zone alte della classifica. Ma in autunno il castello inizia a scricchiolare. A novembre arriva la rottura: Jasmin Repeša, uno dei più prestigiosi allenatori in Europa, lascia improvvisamente la panchina, parlando di condizioni professionali non più sostenibili; il capitano Amar Alibegović smette di allenarsi, rescinde e lascia la Sicilia. «Non sono stato messo fuori rosa, ho deciso io di andarmene - ha dichiarato in risposta al presidente che aveva annunciato di averlo licenziato. - Sono sempre stato professionale ma gli accordi a questi livelli vanno rispettati».

Esplode così il caso Trapani e il 24 novembre la Fip, ravvisando altre irregolarità, impone al club il blocco del mercato vietando il tesseramento di nuovi giocatori e membri dello staff e lasciando così la squadra senza un allenatore e con soli 11 giocatori tesserati, dopo gli addii di Repesa e Alibegović. Uno in meno del numero minimo di tesserati obbligatori per ogni partita.

Lo scontro

Da quel momento lo scontro è totale. Il club chiede l’apertura di un tavolo di confronto e conciliazione ma la Federazione rifiuta e anzi rilancia aprendo un’indagine su altre irregolarità relative all’iscrizione al campionato in corso. Così domenica, dopo l’ennesima multa da 50mila euro per non aver convocato 12 giocatori, si è arrivati allo scontro. «La Trapani Shark - ha dichiarato il direttore sportivo Valeriano D’Orta a fine partita - prende atto delle recenti decisioni della LegaBasket e della Fip che rappresentano un atto di palese ingiustizia e accanimento persecutorio nei confronti del club. Si sta compromettendo irreparabilmente la nostra competitività e l’equità dell’intero campionato. Si tratta di un attentato alla nostra immagine e sopravvivenza». Un attacco durissimo alle istituzioni a cui segue una minaccia ancor più forte: «Valutiamo seriamente e con urgenza l’opzione di non prendere parte alla prossima partita contro la Virtus Bologna».

Una minaccia reale e concreta, che potrebbe influenzare la credibilità e la correttezza del campionato, a cui la federazione ha voluto dare una risposta ancor più dura convocando un consiglio straordinario. E la nota emessa dalla Fip al termine dell’incontro non lascia spazio a interpretazioni: «Nel ribadire la fermezza con la quale la Federazione ha sinora gestito la vicenda, il consiglio ha convenuto all’unanimità che il comportamento assunto dalla Società stia gravemente ledendo l’immagine dell’intero movimento, e ha conferito al Presidente federale ampio mandato per individuare e porre in essere ogni iniziativa, anche di carattere legale, utile alla sua salvaguardia».

Una posizione su cui pochi minuti dopo si è allineata anche la Lega Basket che ha richiamato «i principi di lealtà e correttezza sportiva e associativa».

Gli scenari

Ora la partita decisiva non è sul parquet. Se la Trapani Shark non dovesse presentarsi a Bologna, scatterebbe la sconfitta a tavolino e una nuova raffica di sanzioni che potrebbero accelerare il collasso del club. Ma anche senza un forfait formale, la situazione resta esplosiva. Il roster continua a perdere pezzi, tra giocatori pronti a liberarsi e uno staff tecnico ridotto all’osso, mentre le voci di un possibile ritiro dal campionato iniziano a circolare con insistenza.

In questo scenario, il rischio di falsare il torneo è duplice: un’eventuale esclusione di Trapani altererebbe la classifica e i risultati già maturati; ma anche la prosecuzione di una squadra indebolita, costretta a giocare in emergenza permanente, mette in discussione l’equità della competizione.

Il campionato rischia così di essere condizionato non da valori sportivi, ma da una crisi gestionale irrisolta. È questo il nodo che preoccupa la Lega e la Federazione: la credibilità stessa della Serie A, chiamata a dimostrare se è in grado di far rispettare le regole senza sacrificare la stabilità del sistema.

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