Rabat – La fase a gironi della Coppa d’Africa si è conclusa e il Marocco resta un paese in ebollizione, in attesa di coronare il sogno di tornare a vincere il trofeo in casa dopo cinquant’anni.

Eppure, l’entusiasmo e il clima di festa che tradizionalmente accompagnano la competizione sono stati attenuati da due settimane di pioggia quasi ininterrotta, spesso intensa, che hanno svuotato strade e fan zone delle città ospitanti. A questo si aggiunge un altro fattore: la tanto annunciata “invasione” dei tifosi delle diaspore africane residenti in Europa non si è concretizzata, fatta eccezione per quelli di Tunisia, Algeria e Repubblica Democratica del Congo.

Non a caso, gli organizzatori hanno spesso fatto ricorso a uno stratagemma ormai consolidato, aprendo i cancelli dopo il calcio d’inizio per evitare immagini di stadi semivuoti, il che ha portato a qualche disordine ad Agadir e Marrakech. Soltanto il primo gennaio - complice il giorno festivo e una temperatura che per la prima volta ha superato i 20 gradi - le persone sono tornate ad affollare i labirintici vicoli della medina di Rabat e i più giovani a occupare ogni spazio pubblico libero per improvvisare partite di calcio nella capitale.

Cosa ha stabilito il campo

Sul terreno di gioco, invece, lo spettacolo è stato di tutt’altro livello. Pur senza le sorprese eclatanti che spesso caratterizzano la Coppa d’Africa - come la doppia eliminazione ai gironi di Algeria e Ghana nel 2021 e nel 2023 - la prima fase del torneo ha offerto gare divertenti e un numero di reti in linea con quello della passata edizione (87 contro 88).

Le grandi potenze del continente, in particolare Marocco, Senegal, Nigeria, Egitto, i campioni in carica della Costa d’Avorio e la stessa Algeria, hanno risposto presente, così come hanno fatto i loro campioni. Riyad Mahrez, Mohamed Salah e Sadio Mane, tre dei volti più longevi e rappresentativi della competizione, forse alla loro ultima Coppa d’Africa da protagonisti, hanno messo insieme 6 gol e un assist, risultando decisivi per il passaggio del turno delle rispettive Nazionali. Tra loro, Mahrez è quello che ha inciso di più sotto porta, con 3 reti: lo stesso bottino di Ayoub El Kaabi, le cui rovesciate hanno fatto il giro del mondo, ma soprattutto di Brahim Díaz, stella del Marocco e simbolo della nouvelle vague di talenti nati e cresciuti in Europa, già pronti a raccogliere il testimone della vecchia guardia.

Accanto alla riserva di lusso del Real Madrid, il cui volto campeggia su decine di cartelloni pubblicitari, a mettersi in mostra è stato soprattutto Ibrahim Maza, centrocampista offensivo del Bayer Leverkusen, classe 2005, nato in Germania e deciso a rappresentare l’Algeria poco più di un anno fa, quando non aveva ancora compiuto 19 anni.

Ancora più precoce la scelta dell’omonimo Ibrahim Mbaye: esterno d’attacco nato in Francia nel 2008 e cresciuto nel Paris Saint-Germain, ha optato con convinzione per il Senegal già a 17 anni, ritagliandosi immediatamente il ruolo di cambio capace di incidere sulle partite in corso d’opera.

Il fatto che questi ragazzi - che avrebbero potuto temporeggiare in attesa di una chiamata dalle nazionali maggiori di Germania o Francia - abbiano scelto così presto la rappresentativa africana di appartenenza è forse la dimostrazione più evidente della crescente competitività, e dunque dell’attrattività, del calcio africano.

La furia del governo del  Gabon

Tra le note positive vanno certamente annoverate anche le buone prestazioni di Nigeria e Camerun, due delle Nazionali più blasonate del continente, entrambe reduci dalla cocente mancata qualificazione ai Mondiali 2026 e bisognose di riscatto per rilanciare il proprio percorso. Per la Nigeria, il valore aggiunto è stato ancora una volta la coppia formata dall’ex attaccante del Napoli Victor Osimhen e dall’attuale punta dell’Atalanta Ademola Lookman, che con tre gol e tre assist complessivi hanno trascinato le Super Aquile a un percorso netto nella fase a gironi.

Per il Camerun, invece, sembra aver avuto effetti positivi il repulisti operato dal presidente Samuel Eto’o dopo la sua rielezione, avvenuta a inizio dicembre. Una linea dura che ha portato all’esonero del c.t. Marc Brys a tre settimane dal calcio d’inizio e all’esclusione di senatori come l’ex portiere dell’Inter Andre Onana e il capitano Vincent Aboubakar, ma che ha apparentemente restituito serenità a un gruppo a lungo condizionato dal conflitto aperto tra federazione e ministero dello sport.

A proposito di tensioni con i governi, ha fatto scalpore il comunicato dell’esecutivo gabonese che, furioso per la disastrosa campagna della nazionale - eliminata per la prima volta ai gironi senza conquistare nemmeno un punto - ha decretato lo scioglimento dell’intero staff tecnico, la sospensione della rappresentativa fino a nuovo ordine e l’esclusione definitiva dalla nazionale di due icone come Bruno Ecuele Manga e Pierre-Emerick Aubameyang.

Una situazione surreale che ha aggiunto un pizzico di pepe a una Coppa d’Africa fin qui dal clima anonimo e dai risultati fin troppo prevedibili.

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