Non è magia. E non ci sono trucchi. Però è come dice Roberto Mancini: «I risultati cambiano le opinioni». L’Italia da buttare, da cestinare, da gettare nel tritatutto, oggi è diventata persino bella. Sono bastate due partite. Elementare, Watson. Ma se contro la Turchia sotto sotto un po’ ce lo si aspettava, il pari di Parigi contro la Francia ha mostrato vecchi lati azzurri dimenticati. Più dell’1-1 in sé, però, valgono l’atteggiamento e il sentimento.

Niente paura, come voleva Mancini. Più velocità, serenità, libertà. Gioca che ti passa. Ora sì che c’è di nuovo gusto a essere italiani. Ma chi si ferma è perduto e infatti lunedì c’è di nuovo la Turchia per l’ultima gara di questo blocco della Nations League. Poi ci si rivede a novembre. «Questa squadra può essere un’ottima nazionale, ci vorrà tempo ma stiamo crescendo bene. Dopo il secondo tempo col Belgio siamo cresciuti, pur sapendo di doverci difendere quando dovevamo farlo». Mancini non si lascia trascinare troppo dall’entusiasmo. E fa bene. Due partite non fanno una rivoluzione, però possono cambiare il vento. E quello, adesso, per l’Italia sembra essere cambiato davvero.

«Il migliore al mondo»

A Bursa, qualche giorno fa, l’Italia aveva corso sopra la Turchia. A Parigi ha dovuto ricordarsi il mestiere antico del soffrire. E il contropiede, certo, un’arte che per anni è stata snobbata. Da queste due latitudini è venuta fuori l’Italia che piace e fa sperare. È l’Italia che aspetta, soffre, sporca le partite. E quando serve attacca.

D’altra parte, una squadra cresce quando capisce che non esiste un solo modo per stare in campo. Come dire: non c’è mai un solo cielo in una stanza, non in quella dell’Italia. La Francia ha spesso tenuto il pallone, ha accelerato, ha creato. Olise ha fatto gol (una perla, e figuriamoci). E l’Italia è rimasta lì. Senza andare in frantumi al primo schiaffo.

In questo quadro non si può dimenticare Gigi Donnarumma. Mancini lo ha chiamato «il miglior portiere al mondo». Anzi, lo hanno fatto tutti, mica solo il Mancio. Gigio ha tenuto su la porta e, insieme, un pezzo di fiducia collettiva. Anche quello non è un dettaglio. E siccome Mancini dice che c’è bisogno di tempo, Donnarumma ne sta regalando un po’ di più: a suon di parate.

Gigio ha parlato di Italia «compatta» e «unita». Diciamolo: sono le stesse parole di sempre. Ma se fino a qualche mese fa sembravano uno slogan, ora cominciano ad avere peso. «Sono contento di quello che stiamo dimostrando», ha detto.

Cosa ha detto il campo

La Nations League così lunga e articolata dimostra poi almeno due cose. La prima è che le nazionali hanno bisogno di poter stare assieme, di trascorrere settimane nello stesso posto. La seconda è che l’Italia non è più solo un laboratorio, ma una bottega. Un luogo dove servono competenza, pazienza e fatica. In questa nouvelle vague azzurra piacciono tutti i ragazzi di Mancini.

Da Fagioli, uomo capace di attaccare e difendere, a Bastoni, goleador ormai non più per caso e rinato a nuova luce. Kayode è una conferma. Gli Esposito sono due che non hanno paura di sudarsi la maglia. Ah, Paris. Ma qui l’amore non c’entra. Luogo mitico, tentacolare, pieno di ostacoli: davanti a Zinédine Zidane, in questa Parigi che sa anche abbagliarti, il rischio era l’errore. Invece l’Italia non ha sbagliato niente.

Michael Olise ha siglato l'1-0 per la Francia (FOTO EPA)
Michael Olise ha siglato l'1-0 per la Francia (FOTO EPA)
Michael Olise ha siglato l'1-0 per la Francia (FOTO EPA)

Così si cambiano le opinioni: con i risultati, come dice Mancini. Lunedì si ricomincia dalla Turchia. E stavolta il problema è quasi opposto. A Bursa l’Italia doveva dimostrare di esserci. A Bologna, in un Dall’Ara tirato a lucido, dovrà dimostrare di esserci ancora. È sempre la stessa vecchia storia: costruire è difficile, confermarsi di più. Sicuramente l’avrete già sentita.

Dall’altra parte, infatti, Vincenzo Montella è il ribaltamento perfetto. Fino a poco tempo fa era l’uomo della rinascita turca, del ritorno al Mondiale dopo 24 anni, della promozione in Lega A. Ora sono arrivate tre sconfitte di fila in Nations League, l’ultima 3-0 contro il Belgio, e sono comparsi i cori per le dimissioni. Montella non ha fatto una piega. «Non voglio prestare troppa attenzione alle critiche». E ancora: «Sono molto motivato e pronto a lavorare più duramente che mai». Ha ricordato le assenze (mancherà anche il campioncino Arda Guler), ha difeso il gruppo. E ha ribadito che «giocare contro le squadre di questo tipo è un privilegio, non una punizione». Sì, va beh. Ma dipende sempre dai punti di vista.

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