È durata poco più di un mese (anche se a livello operativo aveva “esordito” solo il 23 settembre scorso) l’avventura di Diana Bianchedi, attuale vicepresidente vicaria del Coni, nel ruolo di capa delegazione della Nazionale italiana di calcio. Un’esperienza partita male fin dall’inizio, con le polemiche circa la possibile incompatibilità tra i suoi due ruoli, che avrebbero potuto portarla a stare contemporaneamente dalla parte di chi controlla e dalla parte di uno dei soggetti controllati.

L’ex schermitrice, due volte campionessa olimpica, laureata in medicina, specializzata in medicina dello sport e con una lunga esperienza ai vertici dello sport italiano, era stata scelta dal presidente della Figc, Giovanni Malagò, per il ruolo di rappresentante del presidente federale e della Federazione nelle occasioni ufficiali, con funzioni organizzative e di vigilanza sul rispetto delle norme di comportamento. Ma nella serata del 30 settembre sono arrivate le dimissioni.

«È una scelta che non posso che condividere», ha detto Malagò. «L’entrata di Abodi è non convenzionale, sgrammaticata, fuori luogo. Credo che sia impossibile darle torto. Non mi sembra che da parte del ministro sia stata l'unica uscita su questioni che riguardano il calcio.I fatti mi sembrano molto chiari». 

L’ex olimpionica, oggi, non accompagnerà dunque gli azzurri nell’importante trasferta di Parigi contro la Francia in Nations League. Ma il passo indietro di Bianchedi rischia di diventare sì un colpo alla governance di Malagò. Ma paradossalmente anche un assist per l’altro dossier che riguarda il presidente: il caso del suo mancato tesseramento al momento dell’elezione a capo della Federcalcio.

Cosa è successo

Bianchedi ha comunicato la propria decisione con una lettera, spiegando che la scelta, presa «per il grande rispetto» che nutre nei confronti del Coni, della sua Giunta, della Figc e delle istituzioni sportive, è arrivata «a seguito delle dichiarazioni rilasciate dal ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi, e delle polemiche che ne sono scaturite negli organi di stampa».

Nel pomeriggio di mercoledì, infatti, Abodi si era espresso sul dissenso manifestato qualche giorno prima da Bianchedi e dall’altro vicepresidente del Coni, Marco Di Paola, in Giunta Coni, in merito al commissariamento della Federpesistica (richiesto dopo le dimissioni del presidente e di sette consiglieri su dieci), su cui invece il presidente Luciano Buonfiglio si era espresso favorevolmente. Anche la numero 1 della Federazione danza sportiva, Laura Lunetta, vicina a Malagò, aveva espresso parere contrario. Alla fine lo stesso Malagò aveva deciso di evitare lo scontro e annunciare il suo assenso al commissariamento della Fipe, spingendo anche Di Paola e Bianchedi a votare a favore. Il commissariamento è stato infatti approvato all’unanimità.

A margine della quinta edizione di Sky Up The Edit, a Milano, il ministro aveva tuttavia detto di essere «più preoccupato del pensiero unico che della diversità dei pensieri», sottolineando che «se c'è onestà intellettuale ci si confronta fra posizioni diverse». Abodi aveva però aggiunto che «fa riflettere che due figure così rappresentative, alle quali è stato affidato fiduciariamente un ruolo di primo piano, non riescano a testimoniare questa fiducia affidata in modo conseguente. I vicepresidenti hanno il diritto di esprimere un'opinione, ma se è sempre contraria dovrebbero fare una scelta perché quel ruolo è stato affidato loro nell'ambito di un rapporto fiduciario».

«Ho sempre agito con correttezza e serietà, nel rispetto delle norme e delle persone, per il bene dello sport: valori che oggi vengono ingiustamente messi in discussione», ha scritto ancora Bianchedi nella sua missiva, sottolineando di voler tutelare la Nazionale dalle polemiche. «Scelgo di fare un passo indietro per quello che rappresenta la maglia azzurra, al fine innanzitutto di proteggere la squadra da inutili polemiche». In chiusura, un ringraziamento al mondo azzurro: «Li ringrazio per come mi hanno accolto e per le emozioni che pur in pochi giorni mi hanno fatto vivere. Ricordiamoci che lo sport è, e deve essere, primariamente questo. Tifiamo per questi ragazzi, se lo meritano».

Come cambiano gli equilibri in Giunta

Le tensioni tra la Federcalcio e il ministro sono alle stelle. Come quelle, mai nascoste, tra il Coni di Buonfiglio e la Federcalcio, accusata dal procuratore generale dello Sport, Ugo Taucer, di aver violato uno dei principi fondamentali del Comitato olimpico italiano, a cui tutte le federazioni devono adeguarsi a livello di statuto. A sua volta il procuratore federale Giuseppe Chinè aveva invece chiesto l’archiviazione del procedimento contro Malagò, non tesserato alla data del presunto illecito e quindi non sanzionabile nonostante il ricorso presentato da Renato Miele, avvocato ed ex calciatore della Lazio la cui candidatura alla presidenza della Figc è stata esclusa per la mancanza del necessario sostegno di una componente federale. Taucer ha segnalato dunque il caso al Coni, che ha chiesto quattro pareri legali (altrettanti quelli richiesti da Malagò) arrivati nei giorni scorsi.

All’orizzonte, dunque, per la Figc si staglia il rischio commissariamento. Buonfiglio ha detto più volte che «le regole vanno rispettate», mentre il ministro Abodi ha precisato che l’eventuale decisione di imporre un commissario alla Federcalcio non avrà conseguenze sul ct, Roberto Mancini, nominato come da statuto dal presidente.

Per la resa dei conti si sta solo aspettando, dunque, che si chiuda la delicata parentesi della Nazionale, nel tentativo di non influenzare ulteriormente un movimento che in questi mesi dovrebbe ricostruirsi dalle fondamenta ma che, per questa guerra politica, sta facendo fatica a introdurre qualsivoglia riforma. La convocazione della Giunta e del Consiglio nazionale del Coni potrebbe arrivare già oggi, giovedì 1° ottobre. La prima data utile dovrebbe essere il 6 ottobre, day-after dell’ultima partita dell’Italia in Nations League (contro la Turchia, in casa). Il voto di Bianchedi, ragionevolmente, dovrebbe essere a favore della permanenza di Malagò sullo scranno più alto del calcio italiano.

Malagò siede in Giunta in qualità di membro del Cio, ma non potrà votare perché coinvolto direttamente. Anche Bianchedi, fino al passo indietro, avrebbe dovuto astenersi. Le dimissioni dall’incarico Figc eliminano ora il rapporto formale che avrebbe reso evidente il conflitto di interessi, ma resta da stabilire se siano sufficienti a far venir meno anche l’obbligo di astensione.

Lo Statuto del Coni, all’articolo 7, comma 4, stabilisce che quando un componente della Giunta si trova in conflitto di interessi – limitatamente a una singola deliberazione – deve astenersi. La norma, però, non chiarisce se e a quali condizioni un conflitto possa permanere dopo la cessazione dell’incarico che lo aveva determinato al punto da imporre l’astensione: in linea generale, l’Anac (l’Autorità anticorruzione) sottolinea che il conflitto di interessi va valutato concretamente, anche nella sua forma potenziale, e che spetta all'amministrazione competente stabilire se la situazione sia tale da compromettere l'imparzialità della decisione. 

La disciplina sul conflitto di interessi tiene conto anche di rapporti pregressi e di situazioni potenziali: andrà quindi valutato se, nel caso concreto, il recente incarico di Bianchedi in Figc possa compromettere la sua imparzialità. Un possibile scenario potrebbe essere che Bianchedi esprimerà il suo voto. E, nel caso in cui il commissariamento venisse sventato per un solo voto, che la delibera possa essere impugnabile.

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