I due campioni olimpici in carica battono la Gran Bretagna al termine di una partita quasi perfetta. Alla sua sesta Olimpiade, Fontana guida alla vittoria la squadra composta da Elisa Confortola, Thomas Nadalini e Pietro Sighel. E giovedì si giocherà un’altra medaglia sulla sua specialità, i 500 metri. Caduta di Goggia nella combinata femminile. Delusione Pellegrino, fuori in semifinale nello sci di fondo
Ogni giorno il meglio di Milano-Cortina 2026 in un colpo d’occhio: risultati, medaglie, sorprese, record e protagonisti della giornata olimpica. Dalle piste alle piste di ghiaccio, un racconto essenziale e puntuale per non perdersi nulla dei Giochi. Qui tutte le altre puntate. "Cronache dal ghiaccio” è accompagnata ogni giorno da un’altra rubrica, “Oltre il traguardo”, che racconta invece una storia che nasce dai Giochi.
Sono d’oro: Arianna Fontana, Elisa Confortola, Thomas Nadalini, Pietro Sighel hanno vinto la staffetta mista sul ghiaccio del Forum di Assago dominando la Cina in finale. E non dimentichiamo Luca Spechenhauser e Chiara Berti, sul ghiaccio nel primo e nel secondo turno.
È storia per Arianna Fontana, che due mesi prima di compiere 36 anni debutta alla sesta Olimpiade della sua carriera immensa con un oro che vale tutto. È infatti la dodicesima medaglia della sua storia, che la porta a un passo dal record assoluto dello schermidore Edoardo Mangiarotti, in altri tempi capace di portare tredici medaglie olimpiche nella scherma.
Con Olanda e Corea del Sud eliminate in semifinale, in finale erano proprio gli azzurri la squadra di riferimento. Hanno aperto le donne, due frazioni a testa: la prima da due giri e mezzo, la seconda da due (per un totale di duemila metri) ed è stata proprio Fontana, a metà gara, a portare l’Italia davanti nella staffetta fino a quel momento condotta dalla Cina. Da lì in poi non c’è stata storia, e Sighel si è preso lo sfizio di girarsi sulla linea finale e di chiudere addirittura spalle al traguardo.
Una leggenda
Se prima Fontana era già nella storia dello sport azzurro, adesso siamo addirittura nella leggenda: tre ori olimpici, quattro argenti e cinque bronzi. Due volte portabandiera. Due Olimpiadi in casa: la prima volta, a Torino 2006, era poco più che una bambina, «una bambina che aveva non aveva per nulla idea di quello che stava facendo. Dentro di me sapevo che ero alle Olimpiadi, che ero dentro il mio sogno. Mi ricordo l’emozione, le gambe che tremavano, la paura di fare falsa partenza». E anche a Torino era andata sul podio con la staffetta.
Oggi, vent’anni dopo, Fontana ha ancora la stessa grinta, lo stesso fuoco. Fontana non ha voluto e non vuole pensare al dopo: ora si gode questi Giochi, e poi deciderà se saranno gli ultimi. «Sarò felice se saprò di aver dato tutto. Così non avrò rimpianti né rimproveri da farmi», ci aveva detto alla vigilia dei Giochi.
Ed ecco un oro il primo giorno. E non è finita. Arianna giovedì si giocherà un’altra medaglia sui 500 metri, la specialità in cui è stata oro olimpico a PyeongChang 2018 e Pechino 2022. Oggi Arianna e Chiara Betti si sono qualificate per i quarti, mentre Arianna Sighel è rimasta fuori, coinvolta in una caduta.
Chi sono gli azzurri d’oro
Elisa Confortola le aveva provate tutte. Sci alpino, pallavolo, nuoto. Ma il ghiaccio è stato amore a prima vista e a 12 anni decise che quella sarebbe stata la sua vita. Lo short track, ovviamente. Ha detto: «Penso di avere dal talento nello sport che pratico, ma la costanza e la voglia di migliorarsi sono una parte fondamentale per lo sviluppo di questa forza innata». È nata a Sondrio, ha 23 anni, è stata anche portabandiera agli EYOF (European youth olympic festival) e si era messa al collo anche un oro sulla distanza dei 1.500 metri. Elisa è guida la nuova guardia italiana, al femminile. Ama i viaggi e le serie tv.
Per fortuna ci sono i fratelli. Quello di Thomas Nadalini lo portò sul ghiaccio. Faceva hockey, poi pensò che la sua strada era un’altra. Sempre grazie al fratello, che nel frattempo si era dedicato allo short track. È cresciuto a Pergine Valsugana, classe 2002, e non sempre ha amato tutte le distanze: «All’inizio quella che non preferivo erano i 1.500 metri e ogni volta mi obbligavano a farli ed io ero davvero l’unico che non si accorgeva delle potenzialità che avevo in questa distanza». Un rito: si mette sempre il pattino destro prima del sinistro.
Pietro Sighel ha iniziato a pattinare a tre anni. «E da quel giorno non ho più smesso». Per Pietro il pattinaggio è una questione di famiglia. La sorella Arianna è in nazionale e appartiene alla terza generazione di pattinatori. Ma prima di loro c’era il nonno, Mario. E anche il padre, Roberto, ha praticato lo stesso sport. Buoni risultati, sì. Anche se Pietro è di un altro livello. «La prima volta che pattinai fu vicino a casa, sul lago di Serraia. Devo molto a quel luogo». Le prime gioie olimpiche sono arrivate già al debutto a Pechino 2022, dove ha vinto rispettivamente argento e bronzo con la staffetta mista e la staffetta maschile. Nel corso degli anni si è affermato come uno degli uomini da battere nei 500 metri.
Luca Spechenhauser è nato a Sondalo, ha 25 anni, ha abitato a Bormio fino al 2020, poi si è trasferito a Valdisotto. Diplomato a l’istituto tecnico Alberti. «Ho sempre praticato molti sport: bici, corsa, calcio, pallavolo, fondo, nuoto, però lo sport che mi è piaciuto». La sorella lo indirizzò verso lo short track. «Avevo 10 anni, mia sorella Anna lo faceva già». Prima delle gare ascolta il rock. Un idolo: il calciatore portoghese Cristiano Ronaldo.
Il fratello di Chiara Betti, Francesco, azzurro del team di pattinaggio di velocità, è stato il suo esempio. Ma Chiara ha preferito lo short track, e la scelta si è rivelata fruttuosa. Frequenta l’università di Trento. Ha 23 anni, è più di una promessa. Dicono di lei: prima di una gara infila sempre il pattino sinistro. Poliedrica, curiosa, energica. Nella sua vita c'è spazio anche per l'escursionismo, la cucina (in modo particolare i dolci) e il ciclismo, lo sport da cui proviene uno dei suoi idoli. È l'olandese Mathieu Van der Poel.
In trionfo con la squadra d’oro anche Martina Valcepina, che ha dovuto saltare i Giochi dopo il grave infortunio subito agli Europei di Tilburg, a fine gennaio.
Bronzo nel curling per Constantini-Mosaner
Sono sempre la coppia più bella del mondo. Lei con quegli occhi pieni di fuoco, lui con l’ironia. Pieni di talento, tutti e due. Hanno vinto il bronzo battendo la Gran Bretagna 5-3 al termine di una partita quasi perfetta. Fu oro a Pechino, quattro anni dopo una medaglia è una conquista: è un’impresa.
La loro è l’Italia che gioca insieme. Anche senza essere amici. Mosaner non ne ha fatto mistero: «Siamo colleghi. Lo so che Stefania ha più attenzioni di me, e va bene così». Dici Constantini e pensi alla forza, al coraggio, alla precisione. Non piangete per una semifinale sciagurata, il bronzo a Milano-Cortina, con il palaghiaccio di Cortina pieno e felice, è un risultato grandioso per il curling azzurro.
In questo thiller sul ghiaccio c’è stato un momento che ha lasciato tutti di stucco: è stato il 4-2 alla fine del sesto end. Un tiro delicato e lento, che ha permesso agli azzurri di incrementare il vantaggio sulla Gran Bretagna. Un punto tra le tre stone britanniche, in uno spazio infinitesimale: un’espressione di perfezione. Stefania Constantini ci aveva già abituato a traiettorie simili, con quello sguardo pieno di geometria, fisica, calcolo.
Lì la partita degli azzurri ha preso una piega diversa. In power play, la coppia Dodds-Mouat ha giocato all’attacco, senza nascondersi. E l’Italia? Ha il cervello fino di Constantini, capace di dire no (ma con tatto) a un tiro azzardato del prode Amos. Concedendo un punto solo agli avversari nel settimo end, l’Italia è entrato nell’ultimo ancora un vantaggio (4-3) per giocare il tutto per tutto con il power play e l’ultimo tiro a disposizione.
Non è servito più di tanto. L’Italia ha saputo gestire il momento costringendo i britannici alla resa.
Delusione Pellegrino
È mancato invece il secondo portabandiera degli azzurri nella cerimonia di San Siro. A Tesero, nella sprint maschile in tecnica classica di sci di fondo, Federico Pellegrino è uscito in semifinale: settimo posto per lui, davanti a Simone Mocellini (11°), Simone Daprà (12°), con Elia Barp al 25° posto.
Oro, e come ti sbagli, per il superman norvegese Johannes Hoesflot Klaebo, che ha dominato la gara. Argento allo statunitense Ben Ogden, a 0″87, e bronzo ancora alla Norvegia con Oskar Opstad Vike, che ha tolto dal podio il finlandese Lauri Vuorinen, quarto.
Combinata, oro all’Austria
Per lo sci alpino era il giorno della combinata femminile a Cortina, ma l’atmosfera si è subito raggelata quando Sofia Goggia, in ritardo dopo il secondo intermedio, ha forzato ed è caduta. Al traguardo la bergamasca, bronzo domenica in discesa, si è scusata con la sua compagna di combinata, Lara Della Mea: la sua uscita le ha infatti impedito di scendere nello slalom.
Oro a sorpresa per Austria2 con Raedler e Huber, davanti alle tedesche Weidle-Winkelmann/Aicher e alle altre statunitensi Wiles/Moltzan. Incredibilmente giù dal podio la supercoppia Usa formata da Breeze Johnson, oro in discesa, e dalla star Mikaela Shiffrin.
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