Settantacinque milioni di dollari per costruire stadi e campi da calcio nella Striscia di Gaza. È questa la “quota” che verrà coperta dalla Fifa nel Board of Peace di Donald Trump, riunitosi giovedì a Washington. Presente anche Gianni Infantino, il capo del calcio globale, unico invitato a non rappresentare un governo nazionale, in mezzo agli esponenti di 50 paesi, 27 dei quali hanno aderito all’iniziativa.

Il Board of Peace ambisce a raccogliere fondi da investire nella ricostruzione delle infrastrutture distrutte dai bombardamenti israeliani, e la Fifa vuole avere la sua fetta della torta. Già lo scorso gennaio, durante il meeting del World Economic Forum a Davos, Infantino aveva tenuto un discorso in cui aveva espresso il proprio supporto al progetto di Trump, di cui è da più di un anno una delle spalle più fidate.

Lo stadio e i campi da calcio

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L’idea della Fifa per Gaza parte, innanzitutto, dalla costruzione di un nuovo stadio nazionale da 20.000 posti, che di fatto sostituirà il Palestine Stadium, che era il principale impianto della Striscia. Inaugurato nel 1967 e in grado di ospitare fino a 10.000 spettatori, venne distrutto da un bombardamento israeliano nel 2006, e la Fifa, all’epoca presieduta da Joseph Blatter, ne aveva finanziato la riparazione.

Nel 2012, Israele aveva nuovamente colpito la struttura, ritenendo che Hamas potesse usare il campo come postazione di lancio dei suoi missili. Nel 2019, ancora la Fifa aveva investito per ricostruire lo stadio, che è stato riaperto due anni dopo e, infine, distrutto per la terza volta nel 2023.

Secondo i piani della Fifa, il nuovo stadio nazionale di Gaza richiederà almeno tre anni per essere realizzato, e non sarà l’unica novità. La prima fase vedrà la nascita di 50 mini-campi sportivi legati all’iniziativa Fifa Arena, lanciata da Infantino nel maggio 2025 durante il Congresso della Fifa ad Asunción e focalizzata sulla realizzazione di campetti nei pressi delle scuole, destinati a bambini e bambine.

In seguito, verranno costruiti altri cinque stadi regolamentari per i club locali, in modo da rimpiazzare le strutture distrutte da Israele. Già nel gennaio 2024, i sette stadi presenti nella Striscia erano stati rasi al suolo o seriamente danneggiati.

Il Yarmouk Stadium, l’impianto più antico della regione (risalente al 1952), era stato trasformato a fine 2023 in un campo di concentramento e tortura, come confermato da diverse immagini circolate online, e in seguito demolito il gennaio seguente. Dall’estate del 2024 è stato convertito dalla popolazione gazawi in un campo profughi, ruolo che svolge ancora oggi. Al momento non è chiaro quale destino il Board of Peace prevede per la struttura.

La Academy

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In ultimo, la Fifa finanzierà la costruzione di una scuola calcio “all’avanguardia” per sviluppare i giocatori locali. Nel comunicato del progetto non si fa alcun cenno, per il momento, alle partite delle Fifa Legends, le vecchie glorie del calcio internazionale coinvolte in match di beneficenza (un’altra iniziativa che porta la firma della gestione Infantino): giovedì, Trump ha annunciato che Infantino avrebbe portato “le sue più grandi star” a Gaza per farle esibire davanti alla popolazione.

L’obiettivo principale della Fifa è probabilmente quello di allontanare da sé le accuse di connivenza con Israele, a causa del silenzio dell’associazione sui crimini commessi a Gaza, che sono costati la vita a oltre 800 atleti, tra cui almeno 421 calciatori.

Il più noto di questi è il cosiddetto “Pelé palestinese” Suleiman Al-Obeid, attivo per quidici anni sui campi della Striscia di Gaza e della Cisgiordania, e con 19 presenze nella Nazionale palestinese: è stato ucciso il 6 agosto 2025 dai soldati israeliani, mentre andava a recuperare degli aiuti umanitari. Al-Obeid aveva 41 anni, una moglie e cinque figli.

La denuncia

Proprio lunedì 16 febbraio è stata presentata una denuncia per complicità in crimini di guerra e crimini contro l’umanità contro Infantino e il presidente della Uefa Čeferin, presso la Corte penale internazionale. L’esposto è firmato da sedici soggetti, tra cui giocatori e privati cittadini palestinesi, e associazioni umanitarie come Just Peace Advocates, Euro-Med e Sport Scholars for Justice in Palestine.

La principale accusa contro la Fifa e la Uefa è di consentire da dieci anni a Israele di far competere nei propri tornei nazionali sei club con sede nelle colonie in Cisgiordania, ritenute illegali dall’Onu.

Ciò rappresenta una diretta violazione dell’articolo 64.2 dello Statuto della Fifa, secondo cui i club affiliati a una federazione nazionale non possono giocare sul territorio di un’altra federazione senza il consenso di quest’ultima.

In aggiunta, l’impegno diretto della Fifa nel Board of Peace di Trump potrebbe configurare due ulteriori violazioni dello statuto dell’associazione: quella dell’articolo 3, già segnalata due anni fa dalla ong Sports and Rights Alliance, che riguarda il rispetto e la promozione dei diritti umani; e quella dell’articolo dell’articolo 4.2, che prescrive che la Fifa debba restare «neutrale in materia di politica e religione».

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