Ogni giorno il meglio di Milano-Cortina 2026 in un colpo d’occhio: risultati, medaglie, sorprese, record e protagonisti della giornata olimpica. Dalle piste alle piste di ghiaccio, un racconto essenziale e puntuale per non perdersi nulla dei Giochi. Qui tutte le altre puntate. "Cronache dal ghiaccio” è accompagnata ogni giorno da un’altra rubrica, “Oltre il traguardo”, che racconta invece una storia che nasce dai Giochi.


Volevate il Lollo-brivido? Eccolo qui. Francesca Lollobrigida vola nella sua batteria chiudendo davanti alla canadese Valerie Maltais e stabilendo il nuovo record olimpico in 3’54”28. E poi aspetta: tanto basta per prendersi l’oro, il primo di questi Giochi Milano-Cortina 2026 per l’Italia. Di più. È anche il primo oro olimpico della sua carriera.

Olandesi, norvegesi, canadesi, inglesi: nessuna ha potuto nulla contro la Lollo-dance. Nell’ultima batteria l’olandese Joy Beune e la canadese Isabelle Weidemann, in un bel testa a testa, hanno messo in scena la lotta. Ci hanno provato insomma, ma nessuna ha pattinato abbastanza forte per battere il tempo dell’azzurra. Per Lollobrigida, unghie verdissime, la sorella Giulia sugli spalti, il figlio Tommaso con la felpa dell’Italia (lo chiama giù per abbracciarlo), è un oro inatteso. Anche se con lei l’imprevedibile è sempre dietro l’angolo. Anzi, dietro l’ultima curva.

Una prova di forza per l’azzurra, classe 1991, nata a Frascati e cresciuta tra il Tufello e sulle piste di Roma. Speedy Lollo, uno dei volti più taglienti della velocità italiana sul ghiaccio. In Cina, nel 2022, aveva scritto la storia: la sua. Un argento nei 3.000 metri, un bronzo nella mass start, prima donna italiana a salire su un podio olimpico nel pattinaggio di velocità. Chiuse la manifestazione portando il tricolore. Quattro anni dopo è una mamma-atleta, come si è definita lei. Ma vincere nell’Olimpiade di casa vale di più. Seconda la novergese Ragne Wiklund, terza la canadese Valérie Maltais.

Brignone ha detto «sì»

ANSA
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L’Italia chiamò, la discesa pure. Federica Brignone non si tira indietro. Ci ha pensato, ha provato, ha riflettuto, e alla fine ha detto sì. Non un matrimonio, ma una prova d’orgoglio e di forza. Stamattina sarà al via sulla pista Olympia delle Tofane di Cortina d’Ampezzo. Qualche settimana fa era un’illusione. Da giorni le sensazioni si erano trasformate in speranza e nel pomeriggio di sabato 7 febbraio The Tiger ha sentito che non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione.

Milano-Cortina 2026 sono anche le sue Olimpiadi. Per Brignone è la seconda discesa olimpica della carriera, dopo il ritiro a Pyeongchang nel 2018, e la prima dall'infortunio. Con lei ci saranno anche Sofia Goggia (anche per lei c’è grande attesa), Nicol Delago e Laura Pirovano: il quartetto azzurro è stato ufficializzato dopo la seconda prova, dichiarata conclusa dopo la discesa di Elena Curtoni.

I podi di Franzoni e Paris

Giovanni Franzoni, Franjo von Allmen e Dominik Paris, rispettivamente argento, oro e bronzo (FOTO EPA)
Giovanni Franzoni, Franjo von Allmen e Dominik Paris, rispettivamente argento, oro e bronzo (FOTO EPA)
Giovanni Franzoni, Franjo von Allmen e Dominik Paris, rispettivamente argento, oro e bronzo (FOTO EPA)

È l’Italia che non ha paura. È quella di Giovanni Franzoni e Dominik Paris, le prime due medaglie a questi Giochi di Milano-Cortina. Argento di coraggio per Franzoni, bronzo di tigna e sudore per Paris. Se i loro piazzamenti sono un orizzonte di felicità, a queste Olimpiadi ci divertiremo. 

Franzoni e Paris, generazioni non a confronto. Ma capaci di vincere insieme. Davanti solo Franjo von Allmen, lo svizzero delle meraviglie che ha chiuso con un tempo da urlo: 1.51.61. Paris, 36 anni, era all’ultima occasione per vincere una medaglia. «Mi manca solo quella», aveva detto tante volte.

A sinistra Giovanni Franzoni, a destra Dominik Paris, rispettivamente argento e bronzo nella discesa libera sullo Stelvio a Milano-Cortina (FOTO ANSA)
A sinistra Giovanni Franzoni, a destra Dominik Paris, rispettivamente argento e bronzo nella discesa libera sullo Stelvio a Milano-Cortina (FOTO ANSA)
A sinistra Giovanni Franzoni, a destra Dominik Paris, rispettivamente argento e bronzo nella discesa libera sullo Stelvio a Milano-Cortina (FOTO ANSA)

Certe volte i desideri si realizzano. Domme lo ha fatto gettandosi in discesa senza pensarci troppo, su una pista che l’azzurro conosce (come ha detto lui) a occhi chiusi. Sulla Stelvio ha vinto sei volte in discesa, più una in SuperG. C’era la gente che diceva «dai, vecchio». Paris, il ragazzo di casa, venuto su tra i boschi di questi posti bianchi e pieni di luce. Il terzo posto non è un premio alla carriera, non solo. È di più. È quello che Domme si è guadagnato con la fatica, il sudore, e anche il dolore. «Ho sempre cercato di combatterlo», ha raccontato.

L’altra faccia è quella scanzonata e sorridente di Franzoni, 24 anni, che in queste ultime settimane ha fatto vedere l’incredibile: primo successo in SuperG, e una settimana dopo vittoria sulla Streif. L’argento olimpico di questo ragazzo normale, come si è definito lui, è l’alba di un campione che già c’è. Franzoni ha sciato arrivando a 20 centesimi da von Allmen, un’unghia. E questo ci dice che il domani è tutto suo.

Una giornata storica

Chi diceva che la Stelvio non si può domare ha dovuto rimangiarsi le parole. E il dubbio. Questa caduta nell’abisso a 135 orari non è stato solo uno show, ma una prova di resistenza estrema su una pista più fluida e veloce del solito. Febbraio, con la sua luce e la neve fresca, ha reso lo Stelvio una trappola.

Per essere perfetti ci volevano forza nelle gambe e testa. Quella di un’Italia gentile, schiva, tranquilla. Ma capace di scendere a tutta velocità. L’Italia del giovane Franzoni, che da ragazzino guardava la MotoGp e sognava la velocità. Giovannino pilotino, lo chiavano. Voleva fare le discipline tecniche, lo slalom. Ma gli hanno detto no: vai troppo forte. Non era facile scendere dopo i tre svizzeri: Alexis Monney, Marco Odermatt, Franjo von Allmen erano stati cavalieri delle nevi. In ordine: terzo, secondo, primo. Ecco, la Svizzera imbattibile.

Lo svizzero Franjo von Allmen è medaglia d'oro (FOTO EPA)
Lo svizzero Franjo von Allmen è medaglia d'oro (FOTO EPA)
Lo svizzero Franjo von Allmen è medaglia d'oro (FOTO EPA)

Invece no. Franzoni ha tenuto una buona linea e guadagnato velocità e piazzamenti in terzo settore fantastico. Dopo il quarto tratto era secondo, posizione che Franzoni non ha più perso. E sistemandosi a soli 20 centesimi da von Allmen. Però non avevamo ancora visto tutto.

Domme Paris, il metallaro delle nevi, ha fatto un mezzo miracolo. Sciando con generosità. Magari meno pulito, più secco, più nervoso. Ma comunque capace di toccare punte a 150 orari, un missile. Velocità che gli ha permesso di prendersi il terzo posto scalzando Marco Odermatt: ma cosa abbiamo visto?

Franzoni: «Cose che non avrei mai immaginato»

Felice e stordito Franzoni. «Che robe, è stata strana questa gara. Non ho avuto tanta tensione, l’ho vissuta un po’ così. Ma poi è salita tanto. Un’emozione strana, avevo le gambe dure. Ho visto gli altri. E allora, dai: sono partito decisissimo. La pista era bellissima. Pensare di portare a casa una medaglia è incredibile, cose che non avrei mai immaginato. Devo ringraziare quelli che mi sono stati vicino. A Domme, che era stanco di aspettarmi per il podio, ho detto: “Se lo facciamo insieme è il podio esatto”. È assurdo».

Assurdo, anzi vero. Come la prima medaglia olimpica di Domme Paris. «Sì, ho provato così tante volte, quest’anno non sono sempre stato sempre davanti, è una cosa bellissima, su una pista del genere. È stato bellissimo, avevo una fiducia addosso, potevo fare quello che volevo. Giovanni? Bellissimo. Si vede che era in gran forma, ha fatto vedere che resiste anche quando c’è pressione. È un giovane che si mette in mostra. L’Italia sul podio, bellissimo». Bellissimo, detto mille volte.

Nella storia della discesa libera olimpica l'Italia aveva vinto tre medaglie finora: l'oro di Zeno Colò a Oslo 1952, il bronzo di Herbert Plank a Innsbruck 1976 e l’argento di Christof Innerhofer a Sochi 2014. Soltanto oggi ne sono arrivate due. Serve aggiungere altro?

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