L’Olimpiade di Milano-Cortina inizia ufficialmente oggi e finirà nel dicembre 2033, lasciando tutte le scorie di ritardi e polemiche. E come denunciato dalla Corte dei conti bisognerà vigilare sull’eventualità che le «opere si traducano in cattedrali nel deserto come avvenuto nel passato» o restino in piedi «costosi impianti sottoutilizzati».

Perché è vero che la competizione sarà inaugurata nelle prossime ore e terminerà il 22 febbraio, come da programma sportivo. Ma la Simico, la società che si occupa delle infrastrutture dei Giochi invernali, resterà in vita per oltre sette anni dopo la cerimonia di chiusura. La norma è stata inserita la scorsa estate nel decreto Sport dopo vari tentativi, sotto insistenza della Lega di Matteo Salvini.

Olimpiade infinita

Questa lunga proroga di Simico è legata alla conclusione e alla rendicontazione dei cantieri che sopravviveranno alla manifestazione. Milano-Cortina ’26 non passerà comunque alla storia per essere stata a costo zero, come era stato annunciato al momento della candidatura. Nei fatti avrebbe dovuto chiedere una spesa di poco più un miliardo, senza esborsi di risorse pubbliche. Invece presenta un conto di almeno 6 miliardi di euro, come riferito dal ministro dello Sport, Andrea Abodi, in una risposta a un’interrogazione alla Camera.

I numeri sono scolpiti nei documenti. Più della metà dei finanziamenti, inizialmente 3,6 miliardi di euro (ma la cifra è aumentata intorno ai 4 miliardi di euro), è finita sul capitolo infrastrutture. Lo sforzo, nonostante i tentativi di intestazione da parte della destra, è politicamente trasversale.

Il primo maxi-stanziamento di un miliardo di euro risale al governo Conte II: l’allora ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli (Pd), ha firmato il decreto, attuando quanto stabilito nella legge di Bilancio precedente. Una somma che è via via lievitata con il susseguirsi dei vari esecutivi, dal governo Draghi fino a quello Meloni.

Sono stati 98 gli interventi inseriti nel cronoprogramma: solo 40, meno della metà, sono stati conclusi. Erano quelle funzionali allo svolgimento dell’Olimpiade, era necessario portarli al termine. Il resto non è in ritardo: sarà ultimato in futuro e sarà lasciato in eredità ai territori.

La mappatura dello stato dell’arte è utile. Addirittura 27 cantieri sono ancora in progettazione, altri 2 risultano – stando alle informazioni di Simico – nella fase della gara, i restanti 29 (oltre a quelli conclusi) sono in esecuzione.

Gli esempi abbondano. Per il collegamento di due strade provinciali, a Trento, i lavori partiranno solo nella prossima estate. L’infrastruttura sarà consegnata, salvo slittamenti, nel marzo 2028. Il costo complessivo di questo progetto ammonta 4,5 milioni di euro. E ancora: ci sono gli acquisti dei veicoli elettrici, nell’ambito del progetto bus rapid transit, per potenziare la linea Moenia-Penia, in Trentino, durante l’alta stagione. L’investimento è in questo caso di un milione.

Sono solo due storie tra le tante del maxi-evento olimpico, atteso dal governo, pronto a intestarselo per cavalcare la propaganda con una costellazione di esborsi. Poco male: il vicepremier Salvini ha portato avanti, per oltre sei mesi, il countdown per l’inaugurazione. La tavola della propaganda è stata apparecchiata. Ma l’orizzonte lungo solleva dubbi. La Corte dei Conti, in una delibera di ottobre, ha posto «l’accento sulla prospettiva post-olimpica», il famoso rischio delle cattedrali nel deserto.

La magistratura contabile ha chiesto «di garantire la sostenibilità di lungo periodo degli investimenti effettuati: le infrastrutture realizzate dovranno essere adeguatamente manutenute e gli impianti sportivi dovranno trovare un utilizzo che ne copra in parte i costi di gestione». Spento il braciere, le spese non devono andare in fumo.

Dall’anti-mafia ai consumatori

Per garantire la dotazione economica è stato fatto un po’ di tutto. Come nel caso, svelato da Domani qualche mese fa, dei 43 milioni di euro prelevati dal fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso, delle richieste estorsive e dell’usura. Le somme non usate per le finalità di contrasto alle vittime della criminalità organizzata sono state infatti dirottate direttamente sull’organizzazione dell’evento.

Nel dettaglio i 43 milioni presi sono stati destinati alla logistica delle forze dell'ordine per Milano-Cortina. Nobile l’intento, meno il plafond utilizzato. Le opposizioni hanno provato a stoppare l’operazione, la destra non ha voluto sentire ragioni. Ci sono stati casi altrettanto singolari. Nel decreto Anticipi, diventato legge a dicembre, 38 milioni di euro da elargire all’evento di Milano-Cortina sono stati prelevati dal fondo delle multe comminate dall’Antitrust per le pratiche commerciali scorrette.

Le sanzioni dell’Authority dovrebbero servire per finanziare iniziative a favore dei consumatori danneggiati. Il governo Meloni, con una manovra contabile, ha dirottato le risorse sull’Olimpiade invernale. «I Giochi, presentati “a costo zero” per economia e ambiente, rischiano al contrario di lasciare una pesante eredità a carico della finanza pubblica e delle amministrazioni locali chiamate a gestire i costi della manutenzione degli impianti nei prossimi anni», ha detto la capogruppo di Avs alla Camera, Luana Zanella, in prima linea questi anni contro le forzature per l’organizzazione dell’Olimpiade. Ma ai problemi si penserà dopo, per ora vengono nascosti sotto la neve delle competizioni.

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