Mariia Seniuk, 20 anni, è nata a Mosca: da russa non avrebbe bandiera, da israeliana sfilerà a San Siro. Due dei bobbisti hanno combattuto dopo il 7 ottobre. Intanto il Comitato insostenibili Olimpiadi protesta e chiede Giochi di pace
Milano-Cortina è molto più di una gara. Nella rubrica “Oltre il traguardo” ogni giorno troverete un racconto che nasce dai Giochi: una vittoria, una caduta, un’attesa, un gesto rimasto ai margini. Storie di atleti e persone, di sogni e sacrifici, perché l’Olimpiade non finisce al traguardo: continua nelle vite che attraversa. Qui tutte le puntate. “Oltre il traguardo” è accompagnata ogni giorno da ogni giorno da un’altra rubrica, “Cronache dal ghiaccio”, un focus risultati, medaglie, sorprese, record e protagonisti di ogni giornata.
Le Utopiadi, l’altra faccia dei Giochi. Di quelli che non ci stanno, che protestano, che fischiano. Scendono in piazza e manifestano. Contro l’Ice, la polizia americana. E contro Israele. Una delegazione di nove atleti, più uno alle Paralimpiadi.
Mariia Seniuk gareggerà nel pattinaggio artistico. Ha 20 anni, è nata in Russia ma è cresciuta in Israele: come russa non avrebbe bandiera, come israeliana sfilerà per il suo paese nella cerimonia inaugurale di Milano. I fratelli Barnabás e Noa Szollos, sciatori alpini di origini ungheresi, tornano ai Giochi dopo l’esperienza a Pechino 2022. Barnabás aveva ottenuto nella combinata il miglior piazzamento della storia israeliana (6°).
C’è Attila Mihály Kertész, ungherese che vive in Thailandia, ha 37 anni e farà il suo esordio come primo israeliano in una gara olimpica di sci di fondo. Jared “The Jewish Jet” Firestone, 35 anni, avvocato, ex dell’atletica leggera, gareggerà nello skeleton, sport dove lo statunitense naturalizzato (è nato in Florida) ha dovuto superare infortuni e ostacoli.
Nessuno di loro punta a una medaglia. Volevano esserci. Anche contro chi non li vuole. Vale anche per i quattro del bob, guidati da Adam “AJ” Edelman, l’uomo responsabile della nascita della squadra. È di Boston, ha 34 anni, ha già partecipato alle Olimpiadi invernali di PyeongChang 2018. Nello skeleton, ma gli dissero che non era abbastanza bravo per sfondare. Fa niente: «Volevo competere con la nazionale israeliana in qualcosa di più grande. E fare la storia».
Rivendicazioni
La storia è una materia complessa, servono buon senso e regole per entrarci dentro. Come quelle che il Comitato olimpico internazionale ha imposto per Milano-Cortina: «Gli atleti che sostengono attivamente la guerra non potranno competere». È stato così per Russia e Bielorussia, i cui atleti sono ammessi a gareggiare senza bandiera soltanto dopo l’invito del Cio, che invece ha escluso quelli ritenuti complici dell’aggressione in Ucraina.
E Israele? La redazione di “lavialibera” ha ricostruito, attraverso i post degli atleti, il loro cammino verso i Giochi. Dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, tutti gli atleti israeliani del bob, tranne il capitano Edelman, sono stati chiamati a fare il servizio militare durante l’offensiva a Gaza. Da allora alcuni membri della squadra sono stati sostituiti, ma due, richiamati alle armi, gareggeranno comunque a Milano-Cortina.
Uno di loro è Ward Fawarsy, atleta druso, che compare in un video pubblicato dalla pagina Instagram della squadra il 13 ottobre 2023 con la descrizione: «Dobbiamo ricordarci che ciò che definisce Israele non è la tragedia, ma la nostra forza. E uno dei più cazzuti che stanno prestando servizio in prima linea in questo momento è Ward Fawarsy. Mandategli un messaggio di sostegno».
E lo stesso Edelman ha rivendicato su X le proprie convinzioni: «Quella di Gaza è la guerra più moralmente giusta nei suoi obiettivi e più umana nella sua esecuzione della storia».
Il silenzio e le proteste
Al quotidiano online One, Uri Zisman, ex saltatore con l’asta e oggi membro della squadra di bob, ha raccontato che Aj «girava con una maglietta con scritto “Sono sionista, amo l’Idf”, mentre il mondo intero era contro di noi».
Sulle divise della delegazione c’è una grande Stella di David sulla schiena. «Una volta mia madre mi ha chiesto: “Non è pericoloso?”. Le ho risposto: “No, la Stella di David ci protegge”. Grazie a questo siamo diventati la squadra di cui si parla di più ovunque arriviamo».
A poche ore dalla cerimonia, Amnesty International Italia ha voluto ricordare che «mentre si accendono i riflettori sulle Olimpiadi invernali di Milano e Cortina, sulla Striscia di Gaza è calato il buio più totale. E proprio grazie a questo silenzio internazionale Israele nasconde il suo genocidio».
Giovedì, mentre la fiaccola percorreva le vie di Milano, sono iniziate anche le proteste contro i Giochi organizzate dal Cio. Ma non quello presieduto da Kirsty Coventry. Il Comitato insostenibili olimpiadi, la rete che riunisce collettivi studenteschi, centri sociali, associazioni e altre realtà, ha organizzato diversi eventi. Show Israel the red card era uno dei motti. Gli altri erano Ice out e Milano vi schifa, eventi voluti dai collettivi studenteschi e da Rete della Conoscenza per protestare e per chiedere «Giochi di pace». Il riferimento è a Gaza.
Solo tre settimane fa il palestinese Aziz Abu Sarah e l’israeliano Maoz Inon, i due imprenditori del turismo straziati dalla morte del fratello l’uno e dei genitori bruciati vivi l’altro, che si abbracciarono davanti a Papa Francesco nel 2024, avevano percorso le strade di Verona con la fiaccola olimpica. Dissero: «La speranza non ci attende, la speranza dobbiamo crearla noi stessi, con le nostre azioni, per riparare un mondo in frantumi».
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