Nonostante le indagini siano ancora in corso per accertare se l’insulto rivolto al giocatore del Real Madrid sia stato di tipo razzista o omofobo, il giocatore del Benfica ha subito una sospensione. L’organismo ha creato un precedente tutelando la partita e i suoi protagonisti da speciali tensioni
Sospensione provvisoria per ragioni di sicurezza. L’Uefa ha mostrato decisionismo sul caso del presunto insulto razzista rivolto a Vinicius Junior del Real Madrid da Luca Prestianni del Benfica e ha inciso sull’equilibrio della competizione fra le due squadre, mettendo fuori gioco l’argentino per una gara con utilizzo di una misura provvisoria.
Possono essere sintetizzati così il senso e le conseguenze del clamoroso provvedimento preso lunedì pomeriggio dalla confederazione calcistica europea. Per il momento gli effetti rimangono in bilico, poiché il Benfica ha presentato ricorso d’urgenza sperando di poter schierare l’attaccante argentino nella gara che mercoledì 25 febbraio alle 21 si giocherà al Santiago Bernabeu.
Il giocatore ha comunque viaggiato con la squadra. E chissà se, in caso di conferma della squalifica, andrà a piazzarsi in tribuna. Per la serie: Saigon era Disneyland, al confronto. «È evidente che questa situazione è scomoda per tutti, per il club e per il giocatore che viene messo in croce. Ma vi assicuro che non si tratta di un giocatore razzista, altrimenti non rappresenterebbe già più il Benfica», ha detto il presidente del Benfica, Rui Costa.
Ma al di là delle considerazioni sulla collocazione che mercoledì sera Prestianni si vedrà dare al Bernabeu – all’ala destra controllato dall’esterno sinistro merengue, o in sala buffet davanti al maxischermo sotto protezione di una pattuglia di addetti alla sicurezza – rimane un precedente giurisprudenziale che lascerà certamente uno strascico: più che sull’esito della qualificazione, che dopo la vittoria esterna (0-1) del Real Madrid nella gara d’andata è abbastanza indirizzato, sul futuro trattamento dei casi analoghi.
l’articolo 14
Nelle ore successive alla decisione Uefa si è aperta la sequela delle interpretazioni sul codice disciplinare della confederazione europea. La vulgata ha fatto riferimento all’articolo 14, quello menzionato nel testo del provvedimento. L’articolo in questione porta come titolo “Razzismo o altre condotte discriminatorie”.
Il primo comma fa riferimento alle condotte dei calciatori e stabilisce che, per chi pronunci parole di discriminazione relative a una lista di fattori identitari – colore della pelle, razza, religione, origine etnica, genere e orientamento sessuale –, c’è il rischio di andare incontro a sanzioni che possono raggiungere un massimo di dieci partite di squalifica o un lasso di tempo equivalente.
Va ricordato che, per sua stessa ammissione, Prestianni incappa nelle maglie di questo articolo. Tentando di alleggerire la propria posizione, l’attaccante argentino ha ammesso di avere proferito un insulto discriminatorio che però non è quello di matrice razzista indicato da Vinicius Junior («mono», cioè «scimmia»), ma piuttosto di matrice legata all’orientamento sessuale («marica», cioè «fro*io»). C’è dunque da dare per scontato che il giocatore del Benfica vada sotto sanzione.
Fra l’altro, nei giorni scorsi, egli ha anche dichiarato il proprio pentimento ai compagni di squadra, sia pure per un motivo che non ha nemmeno a che fare con l’insulto. Oggetto delle sue scuse è stato l’imbarazzo creato alla squadra e al club.
Resta il fatto che sull’accaduto è in corso un’indagine dell’Uefa, che dovrà accertarsi se l’insulto sia stato di tipo razzista o omofobo. E che dunque, fino a che l’indagine non è ultimata, Prestianni avrebbe dovuto essere abile e schierabile. E proprio qui sta l’anomalia.
l’articolo 49
Come è stato correttamente segnalato dal quotidiano portoghese A Bola, per interpretare adeguatamente la decisione dell’Uefa bisogna guardare non già all’articolo 14 del codice disciplinare, bensì all’articolo 49. Il cui titolo è, appunto, «misure provvisorie».
Vale la pena citare il primo comma, perché la spiegazione sta tutta lì: «Il presidente dell'organo disciplinare competente, o un suo delegato, ha il diritto di emettere provvedimenti provvisori qualora questi siano ritenuti necessari per garantire la corretta amministrazione della giustizia, per mantenere la disciplina sportiva o per evitare danni irreparabili, o per motivi di sicurezza. Egli non è tenuto ad ascoltare le parti e/o l'ispettore etico e disciplinare».
A occhio, sono le ragioni di sicurezza ad avere motivato la decisione. Si è ritenuto che la presenza di Prestianni davanti al pubblico della squadra per cui gioca Vinicius Junior potesse dare luogo a speciali tensioni.
L’altra motivazione plausibile sarebbe quella dei “danni irreparabili”, entro cui potrebbe rientrare un’influenza decisiva per l’esito della qualificazione di giocatore sotto indagine e molto probabilmente passibile di squalifica. Ma francamente quest’ultima ci pare più debole.
Atmosfera bollente
Comunque vada, l’esito del playoff tra Benfica e Real Madrid è irrimediabilmente avvelenato. E a contribuire a esacerbare i toni ha provveduto José Mourinho, espulso nella gara d’andata e polemico verso Vinicius Junior.
Nel post-gara della scorsa settimana ha accusato il brasiliano del Real di avere provocato il pubblico del Benfica con l’esultanza dopo il gol decisivo. Ciò che gli è valso le feroci critiche dell’ex nazionale francese Lilian Thuram.
Domani sera sulla panchina del Benfica siederà il vice João Tralhão. Mourinho sarà in tribuna. E anche per lui non sarà un bell’ambientino.
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