Procedono in Senato le riunioni del gruppo voluto dalla relatrice Bongiorno (Lega) per modificare il reato di violenza sessuale, dopo il dietrofront sul testo approvato all’unanimità alla Camera. Il comitato ha deciso di procedere con le audizioni sul testo Unterberger. Secondo Pd e opposizioni, si tratta di un nuovo passo indietro: «Si torni al consenso o meglio nessuna legge»
«Non sono le opposizioni ad essersi arroccate, è la maggioranza. L’attuale testo è un passo indietro». Il comitato ristretto della commissione giustizia del Senato sul “ddl Stupri” – disegno di legge rinominato così dopo il colpo di mano della senatrice leghista Giulia Bongiorno, che ha falciato il patto Meloni-Schlein sulla modifica del reato di violenza sessuale eliminando dalla norma il concetto di consenso – ha deciso di procedere con le audizioni sul testo proposto dalla senatrice e presidente del Gruppo Per le Autonomie Julia Unterberger.
Un «passo indietro» di una «maggioranza arroccata», secondo la senatrice Valeria Valente, che partecipa per il Pd al comitato ristretto. Che sottolinea: «Meglio nessuna legge che una legge peggiorativa».
Il testo
Il testo Unterberger cita «il consenso libero e attuale» rispetto a un atto sessuale ma aggiunge, al secondo comma, a differenza del ddl uscito dalla Camera nel novembre scorso, che «l’assenza di consenso all’atto sessuale deve essere riconoscibile e valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto commesso». Proprio la «riconoscibilità» è uno degli aspetti critici del testo. La specifica, dice Valente, «non aiuterebbe di certo le donne che denunciano uno stupro a ottenere giustizia, ma implicherebbe al contrario la necessità da parte della vittima di provare di aver manifestato chiaramente il proprio diniego e di essersi difesa». Un problema anche per il cosiddetto «freezing».
«Se la presidente Bongiorno e la maggioranza volessero fare davvero un passo avanti, dovrebbero accedere all’idea di approvare il ddl uscito dalla Camera, che ha peraltro già visto l’assenso di tutte le forze politiche», dice Valente. «Per noi, l’unico vero passo in avanti per le donne sarebbe quello di stabilire per legge che solo un sì è davvero un sì. Valente ha ricordato la posizione del suo partito «condivisa dalle opposizioni».
E aggiunge: «Non è vero che il ddl presentato dalla senatrice Unterberger sia “di mediazione”. Delimitare e definire troppo tale situazione significa escludere tante altre casistiche e lasciare dunque in fondo tutto nell’ambiguità e nell’impossibilità di provare. Bisogna invece evitare di definire troppo, basta l’assenza di consenso a chiarire».
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