«Abbiamo deciso di agire per denunciare ancora una volta la complicità del nostro Paese con il genocidio e per rilanciare lo sciopero generale del 30 ottobre» dicono a Domani gli attivisti che avevano già ostacolato l’ingresso al porto di Livorno della stessa nave qualche giorno fa
«State trasportando forniture a una base militare che è profondamente coinvolta nella guerra sionista e nel genocidio del popolo palestinese, il porto è bloccato per voi, non siete i benvenuti qui, siamo contro la macchina della guerra». Così, in un video diffuso su Instagram, si sente dire al vhf da un attivista della Global Sumud Flotilla. Sta comunicando con la Sunaid X, la nave cargo battente bandiera portoghese, che, secondo quanto dichiarato da Gsf, è utilizzata dalla Defense logistics agency statunitense per il trasporto di rifornimenti e materiale bellico verso la base militare di Sigonella.
«I lavoratori portuali sono in sciopero e non scaricheranno i vostri materiali, non vogliono essere complici di un genocidio, lavorano per dare da mangiare alle loro famiglie, non per uccidere bambini innocenti», aggiunge l’attivista a bordo di una delle due barche a vela che, dall’ingresso via mare al porto di Augusta, in Sicilia, hanno impedito per 6 ore, dalle 5 di questa mattina, alla nave cargo di attraccare. «Stiamo bloccando solo la Sunaid X, le altre imbarcazioni sono libere di passare», hanno fatto subito sapere gli attivisti alla Guardia costiera e alla Guardia di finanza che hanno più volte chiesto di togliere il blocco.
«Su quella nave ci sono batterie, vernici, prodotti chimici, forse droni, materiali dual use che potrebbero servire per le operazioni militari di Stati Uniti e Israele», spiega uno degli attivisti a Domani: «Abbiamo deciso di agire per denunciare ancora una volta la complicità del nostro Paese con il genocidio e per rilanciare la data del 30», lo sciopero generale indetto in Italia dall’Unione sindacale di base nello stesso giorno in cui anche i lavoratori portuali in tutto il mondo si mobiliteranno per fermare il traffico di armi e ricordare che «non lavorano per la guerra».
Solo qualche giorno fa, infatti, il 22 ottobre, la Global Sumud Flotilla insieme all’Usb e al Gruppo Autonomo Portuali aveva ostacolato l’accesso della stessa nave al porto di Livorno, per la stessa ragione: «Non vogliamo armi nei nostri porti», ripetono. Per Gsf, infatti, «illegale è il blocco imposto dal regime sionista alla popolazione di Gaza. Illegale è impedire l’ingresso di aiuti umanitari, beni di prima necessità, medicinali e personale sanitario. Illegale è decidere quando e come una popolazione possa avere accesso all’acqua, all’elettricità e alle comunicazioni. Illegale è prendere parte alla catena della guerra e del genocidio. Le nostre azioni in mare sono accanto ai lavoratori portuali e ai sindacati, che hanno già dimostrato più volte da che parte hanno scelto di stare».
L’azione di Livorno era finita con il sequestro delle barche e una denuncia ai partecipanti per interruzione di pubblico servizio. Stessa denuncia (e multa) arrivata anche per gli attivisti che hanno bloccato questa mattina Augusta. «Ma ostacolare l’ingresso di una nave che trasporta materiale bellico è interruzione di pubblico servizio o lo è, ad esempio, colpire con con gli idranti un’ambulanza durante il soccorso di un manifestante ferito?», dice ancora a Domani uno degli attivisti di Gsf.
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