L’agente che lunedì 26 gennaio ha sparato al giovane ventottenne, uccidendolo, appartiene allo stesso ufficio dei poliziotti intervenuti per i casi Squeo e Ferulli
Tre storie. Tre storie con tre morti diverse, avvenute tutte a Milano e a distanza di anni l’una dall’altra. Tre storie con elementi ricorrenti: uno è sicuramente il commissariato Mecenate di Milano. Con i suoi agenti.
È il 12 giugno 2022 quando il 33enne Igor Squeo muore durante un intervento di polizia: per i pm il decesso è causato da un’overdose per cocaina, al contrario di quanto stabilito da una perizia medica indipendente secondo cui la morte sarebbe imputabile all’insufficienza respiratoria dovuta alla contenzione messa in atto dai poliziotti.
Undici anni prima, il 30 giugno 2011, è Michele Ferulli, di 51 anni, a morire sempre nel corso di un intervento di polizia: l’uomo è su un marciapiede con altre due persone a bere e ascoltare musica, quando qualcuno allerta la polizia per schiamazzi. Ferulli viene immobilizzato e ammanettato: muore per arresto cardiocircolatorio. La procura, in seguito, chiederà di condannare fino a sette anni gli agenti coinvolti per omicidio preterintenzionale, ma alla fine tutti saranno assolti.
Lunedì 26 gennaio 2026. A morire una manciata di giorni fa è Abderrahim Mansouri, classe 1997, di origine marocchina. Ad ucciderlo, sparandogli un colpo in testa a una distanza di circa venti metri, è un poliziotto intervenuto in un’operazione antidroga in zona San Donato. «Quando siamo arrivati a circa 20 metri la persona si è fermata. Ci siamo qualificati, lui ha tirato fuori dalla tasca destra un'arma puntandomela contro. Io, che nel frattempo avevo aperto il giubbotto e avevo fatto un passo per iniziare a rincorrerlo, ho estratto la pistola dalla fascia addominale e ho esploso un colpo in direzione del soggetto», ha detto l’agente al pm Giovanni Tarzia e al procuratore capo Marcello Viola nel corso dell’interrogatorio. Oggi il militare è accusato di omicidio volontario, per la difesa si tratterebbe di legittima difesa.
L’inchiesta è aperta. Ma al di là degli accertamenti da compiere – dall’analisi dei telefoni all’esame autoptico –, il commissariato di appartenenza dell’agente coinvolto nell’operazione ricorda altre due storie: Squeo e Ferulli. Anche allora, per quei fatti, come accaduto per Mansouri, a intervenire sono stati agenti di polizia: tutti appartenenti al commissariato Mecenate, un ufficio «di frontiera – scrivono sui social i sindacati degli agenti –, all’interno del tessuto cittadino di Milano». Su quel commissariato, però, si addensano diverse ombre. E molti interrogativi. L’ultimo, che riguarda la vicenda di San Donato, è questo: perché il poliziotto, che non avrebbe dovuto prendere parte all’operazione, ha comunque raggiunto i suoi colleghi?
«Ascoltando via radio ho sentito che la sala operativa inviava una volante in via Impastato e visto che il servizio non stava dando esito decido di prendere la macchina e recarmi lì», ha detto ancora l’agente ai pubblici ministeri meneghini.
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