La maggior parte degli studenti ha usato l’intelligenza artificiale per prepararsi agli esami di maturità. Secondo un sondaggio di ScuolaZoo l’hanno fatto soprattutto per realizzare riassunti e mappe concettuali. Secondo un’altra indagine di Skuola.net l’uso dell’Ia sta anche cambiando i rapporti tra i compagni di classe: serve meno confrontarsi con gli altri studenti e creare dei gruppi di studio.

Sul suo utilizzo a scuola esperti e docenti si dividono. C’è chi pensa che sia uno strumento pericoloso, che può favorire il proliferare di falsità e indebolire la preparazione. E chi, invece, ritiene che sia un supporto che gli allievi fanno bene a utilizzare. Lo abbiamo chiesto anche a voi lettori nella nostra newsletter sulla scuola, Tempo Pieno.

La maggior parte di voi pensa che l’Ia serva come supporto allo studio. Ma a patto che la scuola insegni prima come usarla. E supporti gli studenti nell’identificare criteri chiari per riconoscere gli errori, individuare fonti affidabili ed evitare il copia-incolla.

L’Ia non toglie la fatica

«Deve essere un complemento e uno spunto, non una sostituzione della necessaria fatica», ci ha scritto uno di voi lettori. «L'Ia è uno strumento e come tutti gli strumenti deve essere usato nel modo corretto e deve essere spiegato il suo utilizzo. Il problema è che è uno strumento nuovo e con potenzialità infinite, quindi ancora non si conosce bene. Visto che è impossibile vietare il suo uso fino a quando non diventa sicuro da usare è necessario insegnare alle persone (non solo ai giovani) cos'è e come deve essere usato», ha commentato un altro.

Non tutti, però, la pensano allo stesso modo. Per il 36 per cento di chi ha risposto al nostro sondaggio, infatti, l’Ia sembra d’aiuto ma nella pratica non lo è. Perché abituarsi a qualcosa che lavora al proprio posto significa arrivare all’esame meno autonomi e meno capaci di argomentare. «Viene troppo spesso presa per buona una risposta dell’Ia anche quando palesemente sbagliata o riduttiva, andando quindi verso una semplificazione dei concetti, e con quasi la messa in discussione di chi propone invece la risposta giusta. Da considerare poi chi può permettersi un abbonamento all’Ia», ci avete scritto. E ancora: «L'uso ingenuo può esporre gli studenti alle allucinazioni e ai bias di addestramento».

Moltiplica le disuguaglianze o insegna?

Pochi, sia in positivo che in negativo, quelli tra voi lettori che hanno opinioni nette a proposito dell’Ia. Mentre nella maggior parte dei casi a prevalere sono le sfumature e le modalità d’utilizzo, per il 6,7% l’intelligenza artificiale non serve: «È un ennesimo fattore di disuguaglianza e solo chi ha avuto accesso a strumenti e contesto per comprenderne il funzionamento può usarla bene». Per il 13,3% di voi, invece, l’intelligenza artificiale è uno strumento che aiuta a ripassare, simulare un colloquio, organizzare meglio gli argomenti senza se e senza ma: «Il prompt è il linguaggio dell’intenzione didattica. Insegna a docenti e studenti a pensare prima di chiedere, a dare forma alle proprie domande prima ancora di cercare risposte – ha scritto uno di voi – questa è una competenza da coltivare, perché saper dialogare con l’Ia significa, prima di tutto, imparare a conoscere il proprio pensiero».

Gli altri sondaggi

La volta scorsa abbiamo chiesto ai nostri lettori e le nostre lettrici la loro opinione sul “patentino antifascista” di Più libri più liberi, dopo le accuse di censura arrivate dalla premier Meloni: «La richiesta di firmare una dichiarazione di antifascismo per partecipare a una fiera dell’editoria è legittima, strumentale, mal posta o una forma di censura? Per l’80 per cento di voi l’iniziativa della Fiera nazionale della piccola e media editoria è «legittima».

La settimana prima, invece, abbiamo parlato del boicottaggio dei Mondiali in Canada, Messico e Stati Uniti. Al centro il tema delle frontiere chiuse, dei visti negati a calciatori, arbitri, fotografi su base nazionale. Otto su dieci non stanno seguendo le partite.

Precedentemente, abbiamo chiesto alla nostra comunità di esprimersi sul tema della tassazione dei grandi patrimoni. Il riscontro è stato a senso unico: il 98 per cento dei nostri utenti si è detto favorevole all’adozione di una tassa per i super ricchi italiani.

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