«Tax the rich, feed the poor», cantavano i Ten Years After nel 1971. Uno slogan generazionale che richiama un problema ancora attuale: le disuguaglianze economiche. Come riporta l’ultimo studio di Bankitalia, il 10 per cento più ricco delle famiglie italiane possiede il 60,6 per cento della ricchezza netta totale, mentre la metà meno agiata appena il 7,2 per cento. Intanto, prosegue il dibattito politico sulla patrimoniale, che vede scontrarsi il governo di centrodestra e i campo largo all’opposizione.

Mercoledì 10 giugno, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, davanti alla platea di imprenditori di Confcommercio, ha ribadito il no secco della maggioranza: «Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani ce l’abbiano un patrimonio».

La tassazione dei super ricchi fa parte di una battaglia pendente a sinistra, che mira all’aumento della progressività fiscale, con l’obiettivo dichiarato della ridistribuzione del reddito e della limitazione della forbice economica. Uno dei più grandi teorici delle misure anti-miliardari è l’economista Thomas Piketty, autore del fortunato saggio Il capitale del XXI secolo: secondo lo studioso francese, occorrerebbero misure urgenti, come un’imposta minima del 2 per cento sui super patrimoni.

In Italia la polarizzazione regna sovrana, ma anche all’interno delle coalizioni. L’ultimo caso è stato il freno a mano tirato dalla leader del Partito democratico Elly Schlein, dopo aver appena accennato all’introduzione della patrimoniale: «Non è nel programma dell’alleanza progressista». Sinistra Italiana, invece, rilancia e da Milano sfoggia lo slogan «Tax the rich» al fianco di Podemos e la France Insoumise.

Abbiamo chiesto ai nostri lettori e alle nostre lettrici, nella nostra newsletter quotidiana Oggi è Domani, se sono d’accordo all’imposizione di una tassa sui super ricchi e, se sì, a quali soglie e a quali condizioni

Un trionfo di Sì

Il 98 per cento dei nostri utenti si è detto favorevole all’adozione di una tassa ai super ricchi italiani. Non c’è stata partita. Tra le motivazioni più gettonate prevale l’equità e la valenza etica di tale misura: «Ritengo che sia un atto di giustizia sociale», scrive un lettore, seguito a ruota da molti altri. L’adesione alla causa appare dunque un punto fermo imprescindibile, tanto che un utente scrive: «Mi sembra un'idea talmente di buon senso che non capisco come si possa essere contrari!».

Le differenze stanno nei dettagli. Secondo diversi lettori, l’introduzione di una tassa sui miliardari e sui grandi patrimoni rispecchia i fondamenti della nostra Costituzione, a partire dall’articolo 53: «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività». A proposito, un utente scrive: «Credo che spiegata bene possa essere accettata dai cittadini senza particolari problemi. Se un super ricco si dichiarasse pubblicamente a favore, oltre a essere un bel gesto, sarebbe un elemento di pacificazione in questa Italia così divisa».

Appare evidente la consapevolezza del nodo più complicato da sciogliere: la narrazione. La patrimoniale «va spiegata bene» e, aggiunge un altro lettore: «La destra italiana ha ancora l'egemonia politica sulle convinzioni fiscali degli italiani»

Quale soglia?

Le opinioni si diversificano quando si entra nel merito del come e del quanto. C’è chi parla di un aumento progressivo delle aliquote dall'1 al 3 per cento e la definisce una misura «estremamente ragionevole»; chi invece fissa la soglia dei patrimoni da tassare con un’extra imposta a un milione di euro, altri a 5,10, 20 e chi invece punta i riflettori sui piani alti e segna la linea rossa a 5 miliardi.

Ci sono anche risposte più disilluse, che diffidano dall’immobilismo del mondo politico, mentre altri si concentrano su una misura complementare: la lotta all’evasione fiscale. «Altrimenti si tassano ulteriormente solo i ricchi che già pagano le tasse», puntualizza un lettore. Un ultimo tema emerso riguarda il contesto europeo. Secondo diversi utenti, la tassa ai super ricchi non dovrebbe fermarsi ai confini italiani ed è evidente il riferimento ai piccoli paradisi fiscali che esercitano concorrenza al ribasso alle multinazionali di origine straniera: Svizzera, Olanda, Jersey, Irlanda e Lussemburgo

I vostri messaggi

Vi proponiamo le lettere più significative sul dibattito della settimana, che hanno aggiunto profondità alla riflessione.

Un mondo al contrario

«Io penso che basti applicare la Costituzione e ognuno pagherebbe secondo i propri averi. Invece oggi le tasse continuano a pagarle solo chi ha una busta paga e i pensionati. Viviamo in un mondo al contrario».

Contro le disuguaglianze

«Trovo la proposta necessaria, non è possibile che esistano patrimoni spropositati e persone che devono tribolare tutta la vita per nutrirsi e avere un alloggio. E pagare in proporzione più tasse di questi paperoni. I patrimoni sopra i 2 milioni di euro sono la base per questa tassa e il prelievo lo deve decidere il potere politico».

L’Italia divisa

«Sono d'accordo con questa piccola tassa, irrisoria per un super ricco, accompagnata da una efficacie lotta all'evasione. Credo che spiegata bene possa essere accettata dai cittadini senza particolari problemi. Si darebbe piena applicazione all'art. 53 della costituzione. Se un super ricco si dichiarasse pubblicamente a favore, oltre a essere un bel gesto, sarebbe un elemento di pacificazione in questa Italia così divisa».

Gli altri sondaggi

I nostri utenti ci hanno poi dato il loro parere sulla riapertura estiva delle scuole. La pausa scolastica in Italia è tra le più lunghe d’Europa. Le risposte sono state equilibrate, con in leggero vantaggio il partito delle scuole chiuse.

Abbiamo poi chiesto alla comunità del giornale di esprimersi sulla direzione che dovrebbe intraprendere il centrosinistra in Italia e se termini e identità come «riformista» abbiano ancora valenza nel progetto politico dell’alternativa.

In precedenza abbiamo discusso del discusso ritorno delle centrali nucleari in Italia, dopo che il governo Meloni ha annunciato l’imminente approvazione di una legge delega per riavviare la produzione. I nostri lettori ci hanno raccontato se sono preoccupati o convinti delle potenzialità del progetto.

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