Con l’attuazione dell’AI Act, il governo accelera sull’adozione dell’intelligenza artificiale in settori strategici come la scuola e le forze dell’ordine. Ma dietro la promessa di innovazione si affacciano interrogativi sul rapporto tra interesse pubblico, potere delle Big Tech e tutela delle libertà civili
Dopo un iter legislativo non troppo rumoroso, l’Italia si avvia a recepire il Regolamento UE 2024/1689, noto come “AI Act”. Il governo aveva infatti già licenziato la legge n. 132/25 recante “Principi in materia di ricerca, sperimentazione, sviluppo, adozione e applicazione di sistemi e di modelli di intelligenza artificiale”. Il 10 giugno sono arrivati i primi due decreti attuativi relativi all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella scuola e in operazioni di polizia. Proviamo qui ad analizzare i possibili effetti. La prima cosa che salta all’occhio è che si tratta di due ambiti importanti, sia per gli effetti sulla società che per i dati economici in gioco: la scuola resta, anche dopo i ripetuti tagli succedutosi da Berlinguer fino a Valditara, uno dei capitoli di spesa maggiori, visibilmente maggiore di quanto lo Stato spenda in difesa e ordine pubblico.
Si tratta quindi di risorse importanti, che sono state reperite relativamente in fretta. Dove andranno queste risorse? Purtroppo è abbastanza facile dirlo: si tratta di acquistare software e servizi da un numero esiguo di aziende (le solite Big Tech americane), o fare formazione per promuovere l’utilizzo dei software e dei servizi delle suddette aziende.
Tirando le somme: l’ennesimo trasferimento di fondi pubblici in mano privata. Come mai il governo, in un momento peraltro delicato per il bilancio dello Stato e in chiusura di legislatura, si rende disponibile ad approvare tali spese? Perché le imprese della Silicon Valley stanno puntando il tutto per tutto sull’ennesima operazione di marketing: far gonfiare le valutazioni già irrealistiche del proprio valore per passare all’incasso con lo sbarco in borsa.
Le due maggiori “startup” del settore, Anthropic e OpenAi – per esempio, hanno consegnato confidenzialmente la documentazione alla SEC (la commissione che supervisiona la borsa statunitense) e gli operatori attendono il debutto entro la fine del 2026. La necessità è pressante: dal successo di queste operazioni finanziarie dipende la sopravvivenza della “bolla AI” che, quasi da sola, sta trascinando l’economia americana al punto da non farle sentire il costo della folle avventura in Iran.
Le novità per la polizia
Se le cose non fossero già abbastanza preoccupanti dal punto di vista economico, ecco che la normativa stabilisce nuove regole per l’utilizzo di software di riconoscimento biometrico nella sicurezza pubblica e nelle attività di polizia. In questi ambiti, l’utilizzo di sistemi algoritmici solleva interrogativi particolarmente delicati: come tutelare i diritti umani fondamentali, la protezione dei dati personali e il controllo democratico su queste operazioni?
Il decreto prevede che il riconoscimento facciale in tempo reale sia realizzato «solo in casi eccezionali», ma non è chiaro il criterio secondo il quale tale eccezionalità andrebbe decisa e il timore è che gli abusi siano estremamente difficili da individuare. Una restrizione dei diritti fondamentali di tutti a fronte di un allargamento dell’arbitrio del potere esecutivo.
Le novità per la scuola
Il decreto prevede lo stanziamento di 100 milioni di euro, in aggiunta ad altrettanti allocati in precedenza dal Mim. Lo scopo dichiarato è di superare la logica dei semplici “corsi sull’IA” per andare a introdurre strutturalmente l’intelligenza artificiale come competenza trasversale lungo l’intero sistema educativo e professionale, partendo già dal primo ciclo.
Questo aspetto rivela la vera natura dell’intera operazione. Mentre il governo scrive di essere impegnato a introdurre queste tecnologie «con un approccio antropocentrico» (in alternativa etico / consapevole / attento), procede nei fatti a esporre tutti gli allievi a questa nuova tecnologia, senza alcuna riserva o cautela, nemmeno nel caso in cui la tenera età dei discenti dovrebbe spingere a tenere in maggiore considerazione gli allarmi via via crescenti lanciati degli specialisti rispetto ai danni che tale esposizione potrebbe provocare.
Solo per citarne uno: nel processo di apprendimento è importante che le e gli studenti interiorizzino la conoscenza necessaria per arrivare a un risultato, molto più che il risultato stesso.
L’uso di IA generativa promette di comprimere il tempo necessario al processo, ma questo è esattamente il contrario di ciò che è necessario per apprendere. Sui molteplici problemi derivanti dall’adozione dell’IA nei processi di apprendimento esiste ormai un’ampia letteratura.
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