L’Italia non ha mai fatto i conti con la vergogna storica del Ventennio fascista. Le ferite aperte dei venti mesi di guerra civile, la continuità nel dopoguerra di colonne portanti degli apparati statali, la tradizione dei golpe sfiorati, la manovalanza nera nella strategia della tensione. E ancora, le porte aperte del Parlamento ai missini dell’amnistiato Giorgio Almirante e la svolta di Fiuggi. Con buona pace di comode pacificazioni, la memoria storica italiana resta divisa e da anni è in atto il tentativo di riscrivere delle pagine di storia.

Sulle giovani fondamenta della Resistenza antifascista, il primo gennaio 1948 nacque la Costituzione italiana. Ma se il rispetto della nostra carta fondamentale è fuori discussione, lo è meno l’adesione all’antifascismo. Lo dimostra il caso dell’edizione 2026 di Più libri più liberi, la Fiera nazionale della piccola e media editoria. Alle case editrici partecipanti è stata richiesta la firma di un’autocertificazione su diversi punti: tra tutti, la condivisione dei «principi della Costituzione», della «libertà di pensiero e di stampa» e dei «valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico». Una richiesta che arriva dopo le polemiche della scorsa edizione per la partecipazione, tra le altre, della casa editrice di ispirazione neofascista Passaggio al bosco.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha tuonato contro la fiera: «La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista. Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica». 

Abbiamo chiesto ai nostri lettori e alle nostre lettrici, nella nostra newsletter quotidiana Oggi è Domani, cosa ne pensano: «La richiesta di firmare una dichiarazione di antifascismo per partecipare a una fiera dell’editoria è legittima, strumentale, mal posta o una forma di censura?

Antifascismo come minimo sindacale

L’80 per cento delle vostre risposte considera «legittima» l’iniziativa della fiera. La maggior parte dei lettori e delle lettrici è concorde su un punto: la Costituzione italiana è per natura antifascista e chi partecipa a una manifestazione culturale ha il dovere di rispettare l’ordinamento costituzionale. In questa cornice, riconoscersi nei valori dell’antifascismo è il «minimo sindacale». 

Un utente scrive: «La Costituzione italiana stessa è dichiaratamente antifascista. Rifiutare di riconoscersi nel termine dovrebbe essere un’assurdità per tutti, compresa la destra. Ci dicono sempre che la destra moderna non è fascista: lo dimostrino». Dunque, se gli eredi del Movimento sociale italiano si professano oltre, rispetto a ogni eredità fascista, liberi di ogni incrostazione mussoliniana o missina, va scritto senza problemi, nero su bianco. Un altro lettore scrive: «Se i libri servono per essere liberi è giusto che chi li pubblica disconosca ideologie che limitano la libertà».

Altre risposte a favore della posizione di Più libri più liberi aprono il capitolo della separazione tra artista e opera d’arte, tra scrittore e libro. «Il pensiero dell'autore non può essere disgiunto dalle sue pubblicazioni» si legge. «La libertà di pensiero è garantita, dal momento che certi libri estremisti sono comunque pubblicati, ma in un paese democratico non si deve dare loro diffusione». 

Un’altra lettrice alza il tiro e nega la liceità della pubblicazione stessa dei libri di propaganda fascista: «Sarei ancora più soddisfatta se si perseguissero secondo legge tutti gli atti e scritti apologetici del fascismo».

I punti critici

In un lettore su cinque, tuttavia, resta qualche scetticismo, tra chi parla di facile strumentalizzazione e chi di autocertificazione mal posta. In particolare, un utente si sofferma sulla sovrabbondanza della sezione sui valori antifascisti all’interno del testo da firmare, essendo già presente un riferimento diretto alla Costituzione.

Si fa poi riferimento all’editore della casa indipendente milanese Settecolori, Manuel Grillo, che ha scelto di astenersi dalla firma, in protesta contro quelle che definisce «convenienze ideologiche». A proposito, prosegue il lettore, «ha fatto bene a proporre una riscrittura della dichiarazione da sottoscrivere», riferendosi all’aggettivo «tutti» affiancato a penna vicino a «valori», con una riga per depennare «antifascisti».

Gli altri sondaggi

L’ultima volta i nostri lettori e le nostre lettrici ci hanno dato la loro opinione sul boicottaggio dei Mondiali in Canada, Messico e Stati Uniti. Al centro il tema delle frontiere chiuse, dei visti negati a calciatori, arbitri, fotografi su base nazionale. Otto su dieci non stanno seguendo le partite.

La settimana prima abbiamo chiesto alla nostra comunità di esprimersi sul tema della tassazione dei grandi patrimoni. Il riscontro è stato a senso unico: il 98 per cento dei nostri utenti si è detto favorevole all’adozione di una tassa per i super ricchi italiani.

Precedentemente, i nostri utenti ci hanno dato il loro parere sulla riapertura estiva delle scuole. La pausa scolastica in Italia è tra le più lunghe d’Europa. Le risposte sono state equilibrate, con in leggero vantaggio il partito delle scuole chiuse.

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