L'intelligenza artificiale ci semplifica la vita, ma per molti di voi la priorità resta difendere lo sforzo individuale e allenare la mente. E poi c’è il problema dell’inquinamento
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L’intelligenza artificiale è diventata più di un semplice strumento: chiarisce dubbi, dà consigli pratici, aiuta nello studio. I suoi effetti non si vedono solo nella quotidianità, ma anche negli stravolgimenti che provoca la società. Le profonde trasformazioni del mercato del lavoro, i miglioramenti nell’analisi dei dati e i progressi nella ricerca scientifica sono solo alcuni esempi di una tecnologia che ormai pervade la nostra vita.
Allo stesso tempo, però, l’intelligenza artificiale, insieme ai suoi tanti benefici, porta con sé anche alcuni rischi. A partire dall’effettivo funzionamento di questo strumento che, per stessa ammissione dei suoi creatori, rimane in larga parte oscuro. Inoltre, un eccessivo affidamento all’Ia potrebbe causare una perdita di flessibilità della nostra capacità di pensiero. Oppure potrebbe avere dei risvolti negativi per i rapporti interpersonali, finanche a ricadute sulla salute mentale.
Viene da chiedersi allora se l’intelligenza artificiale rimanga uno strumento positivo, oppure se ne stiamo abusando, e ci sta sfuggendo di mano. Quanto spesso la usiamo? Si sta effettivamente sostituendo alla nostra ricerca personale? Che sentimenti provoca in noi il suo utilizzo? In altre parole: l’Ia ci sta veramente migliorando la vita, oppure i suoi rischi sono troppi?
Abbiamo chiesto ai nostri lettori e alle nostre lettrici, iscritti alla nostra newsletter quotidiana Oggi è Domani, un aiuto per trovare una risposta a queste domande.
Chi la usa e chi no
Il dato più eclatante è che tra i nostri lettori, la maggioranza (tre su cinque) usa l’intelligenza artificiale quasi tutti i giorni. È innegabile che per tanti, è ormai diventata uno strumento indispensabile nel lavoro o nello studio. In effetti, sono tanti gli studi che hanno confermato che l’Ia aumenta la produttività e la qualità del lavoro. Infatti, un lettore ci scrive che usare l’intelligenza artificiale lo fa sentire «sicuro e preparato».
Un altro dato interessante è che per molti tra i nostri lettori i chatbot sono diventati lo strumento preferenziale per reperire informazioni online: per il 70 per cento, strumenti come ChatGPT hanno sostituito i tradizionali motori di ricerca. Questo è principalmente dovuto al fatto che questi strumenti eccellono nel sintetizzare le informazioni e nel presentarle in una forma di facile lettura e comprensione. Uno si dice stupito dalla «velocità con cui elabora le informazioni», ma mantiene qualche riserva, poiché gli lascia «dubbi sulla correttezza delle risposte».
Se l’intelligenza artificiale è un’attualità per la maggioranza, solo un dieci per cento dei nostri lettori afferma di non usarla mai, e per motivi ben precisi. Ci scrive un lettore: «Non la uso, e non capisco neanche il perché uno debba delegare all'esterno il proprio cervello per ottenere un risultato che nella maggioranza dei casi è inferiore a quello che avrebbe ottenuto con un po' di dedizione e ricerca individuale. C'è bisogno di tornare all'investimento personale, al sudore ed alla dedizione». Altri, invece, si concentrano su temi di sostenibilità: un lettore ricorda che bisogna considerare «l'enorme impatto ambientale che l'IA sta determinando come industria altamente energivora», mentre un altro sposta il discorso su temi etici. Ci scrive: l’Ia «pone un costante dilemma etico: la questione dell'impatto ecologico-sociale dei data center e l'acquisizione/gestione dei dati».
L’ia e noi
Emergono poi opinioni in merito agli effetti, psicologici e sociali, che questa tecnologia sta producendo. Il parere generale è che l’intelligenza artificiale non sia uno strumento neutro, ovvero che non generi reazione, ma ha ripercussioni sulla nostre percezioni, e spesso negative. Una lettrice si confessa: «Mi fa sentire un po' in colpa, perché mi dico: "guarda come ti sei ridotta!"», mentre un altro dice: «Mi fa sentire vagamente svuotato, un po' disorientato». Infine, un lettore ci racconta che a usare l’Ia si sente «più dipendente e facile da manipolare». Per lui, evitare di farne uso è una questione di principio: «Cerco con tutte le forze di non usarla per continuare a sforzarmi di allenare la mia mente, perché temo l'atrofizzazione del pensiero e della conoscenza».
Gli altri sondaggi
La volta scorsa abbiamo chiesto alla nostra comunità un parere sulle misure che il governo sta mettendo in pratica per contrastare le ondate di caldo che stanno assaltando tutta la penisola. Per la maggior parte, il caldo va affrontato con interventi strutturali, ma la politica non sta facendo abbastanza.
La settimana prima abbiamo parlato dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale a scuola. Nei giorni dell’esame di maturità, ci siamo interrogati sui rischi e le opportunità per le capacità di apprendimento degli studenti. La maggior parte dei lettori ci hanno detto che l’IA è uno strumento utile per lo studio, a patto che chi la usa sia istruito a non fidarsi ciecamente.
Precedentemente, abbiamo chiesto ai nostri lettori e le nostre lettrici la loro opinione sul “patentino antifascista” di Più libri più liberi, dopo le accuse di censura arrivate dalla premier Meloni: «La richiesta di firmare una dichiarazione di antifascismo per partecipare a una fiera dell’editoria è legittima, strumentale, mal posta o una forma di censura? Per l’80 per cento l’iniziativa della Fiera nazionale della piccola e media editoria è «legittima».
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