Mercoledì, la presidente Giorgia Meloni ha annunciato che la prossima legge di bilancio finanzierà la climatizzazione delle aule scolastiche. Queste dichiarazioni arrivano dopo un’estate da record, segnata da ben sei ondate di calore, cominciate a maggio e finite a settembre. Finora, le proposte discusse nel dibattito pubblico sono state di due tipi. Da un lato, associazioni di insegnanti e alcuni sindacati hanno chiesto di posticipare l'inizio delle lezioni a ottobre. Dall'altro, il ministero dell'Istruzione e del Merito (Mim) ha stanziato, durante il rientro scolastico a settembre, 20 milioni di euro per il raffrescamento delle aule. La prima misura è poco effettiva e penalizza gli studenti più svantaggiati, mentre la seconda è irrisoria rispetto ai reali bisogni di investimento nell’edilizia scolastica italiana.

Un problema destinato a peggiorare

Nel rapporto “L'estate addosso" abbiamo spiegato che l'innalzamento delle temperature nelle scuole è un problema reale e, purtroppo, destinato a peggiorare.

Ben 2,7 milioni di studenti, il 45% del totale, frequentano scuole con più di 26 °C in media per almeno un mese tra maggio, giugno e settembre, secondo i dati meteo d'archivio di IlMeteo.it e quelli sulla distribuzione degli studenti del ministero dell'Istruzione e del Merito.

Se il quadro attuale è già preoccupante, le previsioni per il futuro lo sono ancora di più: negli ultimi 25 anni la temperatura media estiva è aumentata di circa 0,5 °C ogni dieci anni in tutte le province italiane, con differenze territoriali contenute. Assumendo che questa crescita rimanga costante, abbiamo costruito alcuni scenari futuri di evoluzione delle temperature. Tra cinquant'anni, quasi una scuola su due potrebbe essere esposta a temperature sopra i 26 °C già da maggio, mentre a giugno il numero di istituti aperti con più di 30 gradi potrebbe triplicare. L'estate italiana non sarà solo più calda ma anche più lunga: i picchi di calore dureranno da maggio fino ai primi mesi autunnali, e l'aumento generalizzato delle temperature coinvolgerà praticamente tutti gli studenti.

A rendere la situazione ancora più insostenibile si aggiunge l’inadeguatezza degli edifici scolastici. La maggior parte delle scuole italiane ha più di cinquant'anni. Analizzando i dati di tutte le scuole italiane, solo attorno al 10% riporta di avere sistemi di raffrescamento in almeno una stanza scolastica. Il numero di istituti che dispongono effettivamente di ventilazione in tutte le aule è probabilmente molto più basso. Piemonte, Umbria e Basilicata registrano la copertura territoriale più bassa, meno del 5%, mentre in cima alla classifica ci sono le Marche e la Sardegna con una copertura di circa il 35%. Anche nei territori più attrezzati, dunque, solo una minoranza di scuole può gestire efficacemente i picchi di calore.

Le proposte finora in campo: perché non bastano

Sindacati, associazioni e governo hanno presentato diverse proposte e misure, ma nessuna delle due strade principali finora considerate sembra in grado di affrontare il problema alla radice.

La prima, sostenuta da alcuni sindacati e associazioni di insegnanti, è quella di posticipare il rientro a scuola a inizio ottobre nelle regioni più calde. L'Italia ha già una delle pause estive più lunghe d'Europa: allungarla ulteriormente penalizzerebbe gli studenti, specialmente quelli provenienti da contesti socioeconomici più svantaggiati, che d’estate ricevono meno stimoli e tendono a perdere quanto imparato a scuola. Inoltre, come menzionato sopra, l'estate è destinata a diventare più lunga: posticipare semplicemente l'inizio delle lezioni è quindi inutile nel lungo termine, e penalizza fortemente gli studenti nel breve.

La seconda misura è lo stanziamento da parte del governo di fondi destinati a impianti di raffrescamento nelle scuole. Nonostante l’annuncio di Giorgia Meloni sullo stanziamento di risorse per le scuole nella prossima legge di bilancio, ancora poco è stato definito. L’unica misura finora attuata dal Mim è stata uno stanziamento di 20 milioni di euro da investire nella climatizzazione delle aule. Si tratta di risorse irrisorie rispetto ai reali bisogni delle scuole italiane: come ha anche evidenziato una nota della Federazione lavoratori della Conoscenza Cgil, la cifra corrisponde a circa 57 euro per aula.

Nell’attesa di sapere quanti fondi siano effettivamente stanziati nella prossima legge di bilancio, le nostre stime indicano un bisogno di investimenti di gran lunga superiore a quanto è stato fatto finora. Considerando un totale di circa 350mila classi a livello nazionale e un costo medio di 5mila euro per un sistema di ventilazione e climatizzazione dell'aula a pompa di calore, la somma necessaria solo per l’installazione si aggira attorno ai 2 miliardi, circa 100 volte quanto stanziato finora dal MIM.

Investire oggi per rendere le scuole vivibili durante i mesi più caldi è un passo fondamentale per garantire a studenti e insegnanti condizioni adeguate di apprendimento e di lavoro, ridurre le disuguaglianze educative e rafforzare, nel lungo periodo, il capitale umano del Paese.

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