Per restituire la città a chi la vive. Per l’umanità contro il profitto. Per trasformare Spin Time in un modello da estendere e replicare in tutto il Paese, con l’obiettivo di contrastare la crisi abitativa, l’isolamento, la frammentazione e la polarizzazione delle opinioni: «Perché fare politica significa confrontarsi e costruire alleanze, al fine di cambiare la vita dei cittadini», ha gridato l’antropologa e attivista di Spin Time Chiara Cacciotti dal camion alla testa del corteo.

È per questo che così tante persone – 50mila secondo gli organizzatori – si sono ritrovate sabato 19 settembre in piazza della Repubblica, a Roma, per la mobilitazione nazionale a sostegno dell’ex sede dell’Inpdap di via di Santa Croce in Gerusalemme, occupata nel 2013, che per tredici anni ha ospitato circa 400 persone di 27 nazionalità e numerose realtà sociali e culturali, tra cui la comunità della rivista indipendente Scomodo e Mediterranea Saving Humans. Oltre 200, secondo gli organizzatori, le realtà in tutta Italia che hanno aderito alla manifestazione e che domenica parteciperanno all’assemblea nazionale convocata dalle 10 davanti al palazzo: dieci piani e 21mila metri quadrati trasformati negli anni in uno spazio abitativo, sociale e culturale.

«Nonostante lo sgombero vigliacco portato avanti da questo governo, il modello di Spin Time resiste. L’abbiamo dimostrato in questi cinquanta giorni di presidio, lo stiamo dimostrando ora. Vogliamo costruire dal basso una legge di iniziativa popolare per togliere le mani dei privati dalle città e restituirle ai cittadini», dice al microfono prima della partenza Andrea Alzetta, che tutti chiamano Tarzan, storico attivista romano per il diritto all’abitare e tra i principali referenti di Spin Time fin dalla nascita, per dare il via al corteo. Una marea festante di persone ha attraversato le vie del centro fino a piazza Vittorio Emanuele II per ricordare la notte tra il 29 e il 30 luglio, quando l’incendio ha portato all’evacuazione e al sequestro dello stabile, ma anche «tutto quello che le persone sono state in grado di fare per Spin Time».

«Un mese e mezzo dopo abbiamo un obbligo nei confronti di chi ha deciso di esserci: costruire una città in cui le persone si incontrano. Spin Time ha mostrato che un edificio può essere molto di più di un luogo fisico: una comunità e uno spazio politico», dice ancora Cacciotti: «Un palazzo si può chiudere, ma non le relazioni che abbiamo costruito. Siamo qui per costruire una rete che si opponga alla trasformazione delle città in territori solo per chi se lo può permettere. Perché il problema di Spin Time oggi riguarda tutti e riguarda le città in cui vogliamo vivere».

Musica, interventi delle associazioni arrivate da tutto il Paese e slogan hanno scandito il percorso: «Roma non è in vendita», «Sarà una bella lotta», «La città è di chi la vive, non di chi specula» sono tra quelli più ripetuti, ripresi anche da cartelli e striscioni che puntellavano il corteo. Tra i partecipanti, oltre alle realtà politiche locali come Possibile e Sinistra Civica Ecologista, anche l’eurodeputata di Avs Ilaria Salis: «Oggi è importantissimo essere qui perché Spin Time è un’esperienza che costituisce un esempio dal punto di vista delle battaglie per il diritto alla casa. Restituisce la città ai lavoratori e alle lavoratrici che troppo spesso non riescono più a vivere nelle città dove lavorano con il loro salario», ha detto a margine del corteo, auspicando che Spin Time torni ad avere uno spazio.

«Oggi a Roma sono in piazza coloro che da anni sostengono le occupazioni abusive. Sarà interessante vedere quali esponenti politici saranno al loro fianco per sostenere, di fatto, che violare la legge, scavalcare le graduatorie e occupare immobili pubblici o privati possa diventare una scorciatoia per ottenere una casa», ha dichiarato invece in una nota il consigliere capitolino Federico Rocca, di Fratelli d’Italia.

Durante la mobilitazione due azioni hanno portato il tema dell’abitare anche fuori dal corteo: davanti al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a Porta Pia, alcuni manifestanti hanno sistemato sul marciapiede un tavolo apparecchiato e una brandina. Un allestimento simbolico per ricordare, ha spiegato una manifestante, che «bisognerà vivere in strada se non si risolve la crisi abitativa, che è sempre più concreta e sempre più grave».

In via Po, davanti alla sede di Investire Sgr, che gestisce il Fondo Immobili Pubblici proprietario dello stabile di Spin Time, sono invece comparse tende, fumogeni e lo striscione: «Il tempo di Spin Time è ora». «Siamo qui per contrastare speculazione edilizia ed emergenza abitativa generate dalle multinazionali», hanno denunciato gli attivisti al megafono, accusando la società di avere fatto saltare la trattativa. Il primo accordo proposto dal Campidoglio, che prevedeva anche il rientro temporaneo degli abitanti, è stato respinto da Investire Sgr, resta però aperta la discussione tra la società e Roma Capitale per l’acquisto.

Così la questione non riguarda soltanto il futuro della comunità di Spin Time: capire se il Comune riuscirà ad acquistare l’immobile o se alle associazioni verrà offerto un altro luogo in cui continuare le attività (per tutti gli ex abitanti sono state trovate sistemazioni temporanee, mentre è in corso il percorso verso gli alloggi di edilizia residenziale pubblica). Il punto, come spiegava Alzetta, è il tipo di città in cui si desidera vivere e la possibilità di costruire una legge di iniziativa popolare che provi a tradurre quel modello in una politica pubblica, a partire dal diritto all’abitare. A partire dall’assemblea pubblica del 20 settembre.

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