Il Viminale dovrà risarcire oltre 21 milioni di euro per il mancato sgombero di Spin Time Labs, l’immobile occupato dai movimenti per la casa in via Santa Croce in Gerusalemme a Roma.

Lo ha deciso la seconda sezione del tribunale civile di Roma con una sentenza emessa il 18 dicembre dopo il ricorso presentato da InvestiRE Sgr, proprietaria dell’immobile.

A questi si aggiungono circa 207mila euro, a partire da gennaio, per ogni mese in più di occupazione. L’immobile – precedentemente di proprietà dell’Inpdap – era stato inserito nel piano sgomberi della prefettura di Roma proprio per volere dell’attuale ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

Un duro colpo per il Viminale che doveva sgomberare l’immobile dopo che il gip capitolino aveva ordinato il sequestro preventivo il 31 marzo 2020.

La sentenza specifica che – pur trattandosi di un’occupazione illecita posta in essere da soggetti terzi – il danno è stato causato dalla mancata tempestività del sequestro. Responsabilità, questa, proprio del ministero dell’Interno.

La notizia è arrivata in concomitanza con l’assemblea nazionale dell’Associazione “Compagno è il mondo” di Arturo Scotto che si terrà oggi proprio allo Spin Time. Interverranno Pier Luigi Bersani, Massimo D'Alema e Roberto Speranza.

Presenti anche la sindacalista Cgil Serena Sorrentino, l’economista Salvatore Monni, don Mattia Ferrari e Francesco Vigorito, del comitato nazionale per il No al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo.

La storia

L’occupazione del palazzo romano di dieci piani nel quartiere Esquilino nasce dall’esperienza dello Tsunami Tour, la campagna promossa dal movimento Action per il diritto all’abitare. All’interno attualmente si trovano ben 400 persone, di cui 90 minori, di 27 nazionalità.

Una situazione che dà a Spin Time, che negli anni ha assunto un ruolo sempre più centrale nell’attività di quartiere, rimettendo al centro il concetto di comunità e di mutuo aiuto, una precisa funzione abitativa.

Un laboratorio in cui poter sperimentare forme di welfare dal basso. Per questo il progetto è stato riconosciuto anche da Roma capitale, che l’ha inserito nel suo piano casa.

Il precedente è il Metropoliz – ex fabbrica di salumi abbandonata, oggi trasformata in uno spazio abitativo e culturale – inserito anch’esso nel piano casa capitolino e per il quale il ministero dell’Interno e la presidenza del Consiglio erano stati costretti, dal tribunale civile romano, a risarcire la proprietà dell’immobile proprio in virtù del mancato sgombero.

Tuttavia, nonostante gli apprezzamenti istituzionali e della società civile per il lavoro culturale svolto quotidianamente, su Spin Time pende dal 2021, come una spada di Damocle, la minaccia di sgombero.

Il Vaticano

Il governo di centrodestra ha inasprito le norme contro le occupazioni abusive, accelerando anche la lista sgomberi dei centri sociali. Definiti «covi di delinquenti» dal vicepremier leghista Matteo Salvini.

Ora, dopo il Leoncavallo di Milano e l’Askatasuna di Torino potrebbe toccare proprio allo Spin Time. Un luogo che anche il Vaticano ha difeso, spingendo per una sua legalizzazione. Nel 2019 il cardinale Krajewski, allora elemosiniere di papa Francesco, era intervenuto per ripristinare la corrente elettrica staccata dall’Acea. Un sostegno che poi si è mantenuto anche con il nuovo pontificato di Leone XIV.

Durante il giubileo dei Movimenti, Prevost ha accolto i protagonisti del quinto incontro mondiale dei movimenti popolari di cui è stata promotrice – grazie al lavoro di don Mattia Ferrari – l’ong Mediterranea. Che trova ospitalità per le sue assemblee nell’immobile occupato all’Esquilino.

Spin Time – oltre a ospitare 133 nuclei familiari – è luogo di ritrovo per associazioni e sindacati. Nel seminterrato del palazzo si trova anche la sede di “Scomodo”, un periodico under 35 nonché uno spazio di aggregazione culturale. A difesa di tutto ciò, il 10 gennaio centinaia di manifestanti si sono riuniti davanti al palazzo per l’iniziativa “Roma è tutta qui” in difesa dello stabile e contro la criminalizzazione degli spazi sociali alternativi.

Intanto i consiglieri capitolini di Fratelli d’Italia hanno reagito. «Viene certificato un fatto politico gravissimo – hanno detto – anni di mancati sgomberi, coperti e tollerati dal Campidoglio e dal centrosinistra, hanno prodotto un conto salatissimo che finirà sulle spalle dei contribuenti». Non una parola, ovviamente, per un altro palazzo occupato nella capitale: quello di CasaPound.

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