«Non è vero che il capitalismo sta vincendo. È violento, cattivo e cieco perché ha scoperto che non ce la fa più. Dobbiamo inventarci nuove forme di democrazia come fanno qui», ha detto Luciana Castellina durante l’incontro durato ore lungo la strada davanti allo spazio occupato
Non c’è tensione ma aria di festa. A unire le centina di persone che si sono riunite intorno a Spin Time Labs, il palazzo occupato dal 2013 nel centro di Roma, c’è gioia. E l’irrefrenabile necessità di tutelare uno spazio abitativo che con gli anni si è trasformato in un vero e proprio luogo di inclusione sociale. Non solo per circa 400 persone che ci abitano - 126 famiglie di nazionalità diverse - ma per tutto il quartiere Esquilino a cui appartiene. E per le decine di associazioni che nel grande edificio di 7 piani hanno trovato casa e forza per resistere alla «desertificazione sociale e culturale che avanza. All’isolamento e alla solitudine. Difendere Spin Time significa difendere la speranza, la Capitale che lotta per una città diversa», ha detto, infatti, Alberto Campailla di Nonna Roma, il banco di mutuo soccorso che dal 2017 risponde ai bisogni delle famiglie in povertà, dal palco da cui si sono susseguiti gli interventi che hanno reso viva l’assemblea pubblica.
Una questione di valore sociale
Convocata dagli attivisti di Spin Time per il 10 gennaio, alle 14, in strada, lungo via Santa Croce in Gerusalemme per rispondere alla minacce di sgombero del governo e del ministro dell’interno Matteo Piantedosi - tornate a scaldare il discorso pubblico e politico dopo quanto accaduto all’Askatasuna di Torino (e prima al Leoncavallo di Milano) - si è rivelata un’ennesima testimonianza dell’importanza che gli spazi sociali come Spin Time hanno per la cittadinanza. Una dimostrazione della loro necessità palese non solo grazie alle centinaia di persone che per ore, nonostante il freddo, hanno bloccato al traffico la strada principale su cui si affaccia l’ex palazzo dell’Inpdap, oggi si proprietà del fondo Investire srl. Ma anche come conseguenza «del valore sociale che un posto come questo è in grado di generare».
«Più cultura e umanità, meno profitto e mercato»
A spiegarlo è il professor Luigi Corvo, dell’università Milano Bicocca. Che condivide con il pubblico i risultati dell’analisi che ha condotto: «Ho misurato il valore sociale di Spin Time. Per ogni euro che si investe qui e c’è un ritorno di circa 3 euro per la città. È un modello che rappresenta un’opzione diversa di sviluppo, di futuro, di economia possibile, ecco perché è interesse di tutti difenderlo», dice da dietro lo striscione «più cultura e umanità, meno profitto e mercato», che descrive il pensiero della piazza e delle persone che rendono possibile la comunità di Spin Time.
«Roma è tutta qui», un’assemblea lunga ore
Senza pause, interrotti solo cori di supporto e canti popolari, durante l’assemblea sono sono susseguiti decine di interventi di organizzazioni, associazioni, reti di mutualismo, sindacati e cittadini che hanno espresso la loro solidarietà all’edificio che oltre a essere casa per centinaia di persone è diventato anche spazio di aggregazione sociale. Tra queste Mediterranea, Cgil, la Rete degli studenti medi, l’Unione degli universitari, per dire solo alcuni dei partecipanti oltre al centro sociale Askatasuna che ha aperto l’assemblea «Roma è tutta qui»: «Quello che è successo a noi è gravissimo, con lo sgombero il governo è passato sopra alla volontà popolare, alla socialità, alla cittadinanza. Ma siamo qui per dimostrare che non stiamo vivendo un momento di “fine”. Ma l’occasione per ricostruire quel grande movimento dal basso che ha riempito le strade negli ultimi mesi», ha detto Umberto del centro sociale torinese, per annunciare l’assemblea nazionale convocata nel capoluogo piemontese per il 17 gennaio in vista del corteo previsto per il 31: «Per far fronte alla repressione non solo con rabbia ma anche con la gioia di essere insieme», ha gridato.
Luciana Castellina: «Non è vero che il capitalismo sta vincendo»
«Tempo fa mi sono trovata in difficoltà. Sotto sfratto e senza lavoro. Così sono arrivata qui. E con gli anni questa è diventata la mia comunità, la mia famiglia. Oggi abbiamo paura di trovarci di nuovo senza una casa ma grazie a tutti voi che siete qui ci sentiamo meno soli, grazie», ha raccontato con la voce mossa dalla commozione, Maria, una delle prime occupanti di Spin Time, prima che la fondatrice del Manifesto, Luciana Castellina, prendesse parola tra gli applausi: «Questo posto é il monumento a un modo di fare politica che oggi é necessario, le cose non si chiedono, si fanno», ha detto con decisione, mentre ricordava le battaglie portate avanti negli anni: «Non è vero che il capitalismo sta vincendo, é violento, cattivo e cieco perché ha scoperto che non ce la fa più. Dobbiamo inventarci nuove forme di democrazia perché questa non funziona, come fa Spin Time».
Un abbraccio e non la guerra
A legare, infatti, la maggior parte dei discorsi che hanno animato il tempo del dibattito, proprio la voglia di contrastare la militarizzazione della società e la spinta verso il riarmo degli Stati Ue. Per questo, ha spiegato, ad esempio, Andrea Alzetta, storico attivista di Spin Time: «Credo che gli attacchi a noi non possano essere ridotti a una questione di ordine pubblico. Si tratta di un attacco alla democrazia. Noi, però, non vogliamo rispondere con la guerra, ma stringendoci in un abbraccio collettivo, proprio come stiamo facendo oggi attorno al Palazzo».
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