Fashion, Food, Design, Wine, Art, Music e chi più ne ha più ne metta. A Milano tutto (o quasi) ha una sua Week dedicata. Questa settimana, un po’ sottotraccia, è in corso la Tax The Rich Week. Una settimana, appunto, dedicata alla sensibilizzazione sul tema dell’equità fiscale.

«Di solito si parla e celebra il lusso, questa volta l’obiettivo principale è mobilitare i cittadini attorno alla proposta di legge di iniziativa popolare per introdurre un contributo di solidarietà sui grandi patrimoni», spiega Dario Ballardini, coordinatore dell’Associazione 1% Equo che ha lanciato il progetto. «L’idea è quella di un contributo dall’1 al 3,5% sui patrimoni di chi ha più di due milioni di euro oltre alla prima casa».

A pagare sarebbe, quindi, solo l’1 per cento degli italiani, i più benestanti. L’altro 99 per cento ci andrebbe solo a guadagnare in servizi pubblici: «Non è una misura punitiva, ma un investimento pubblico: il gettito creato da questa legge andrebbe rinvestito su temi come sanità, scuola, casa, ambiente, sicurezza sul lavoro, disabilità, sostegno al reddito e riduzione dell’Irpef». Temi molto sentiti da tutti, i giovani in particolare, basta guardare gli slogan delle tanto chiacchierate piazze delle ultime settimane.

Ed è proprio la generazione tra i 18 e i 42 anni che ha dominato la raccolta firme online: «Sono il 70 per cento», continua Ballardini spiegando che tra moduli cartacei e quelli arrivati via web le 80mila adesioni sono più che superate. L’obiettivo è arrivare a 100mila entro il 13 novembre, giorno in cui la raccolta si chiude. Nel mezzo, il 7, è previsto il Tax The Rich Party, un evento, come ogni Week milanese che si rispetti.

L’appuntamento è all’Arco della Pace, nonostante gli organizzatori avessero chiesto San Babila, a un passo dal Duomo: «La questura di Milano ci ha detto che non autorizza eventi politici in centro nel weekend. Abbiamo deciso di collaborare, ma lo riteniamo grave. I disordini recenti non possono bloccare il cuore della città e relegarlo solo agli acquisti, al consumo e al lusso. Quando potrebbe essere destinato alla partecipazione delle persone alla vita democratica attraverso un evento che non prevede disordini».

Certo, poteva andare peggio: la location prescelta è la stessa in cui vengono organizzati concerti e Pride meneghino: «C’è anche più spazio di quello che avremmo avuto a San Babila. Ci aspettiamo un migliaio di persone». Il pomeriggio sarà un alternarsi di dibattiti, mobilitazione e musica dal vivo con tanti ospiti tra cui: The André, Dario Mangiaracina (La Rappresentante di Lista), i candidati alle primarie del centrosinistra (Lorenzo Pacini, Pierfrancesco Majorino, Carlotta Cossutta e Tommaso Goisis), Chiara Appendino (M5S), Paolo Romano (Pd), Ivan Lembo (Cgil), Massimo Amato (Sinistra Italiana) e Tommaso Gorini (Europa Verde).

Tanta politica. D’altronde sono diversi i partiti che hanno sposato la causa: «Abbiamo chiesto a tutti i partiti non di maggioranza. Alcuni hanno deciso di promuovere l’iniziativa, altri di essere solo presenti». Tra i promotori ci sono infatti Rifondazione Comunista Milano, Giovani Comunisti Milano, Possibile Milano, Alleanza Verdi Sinistra Milano. Mancano però Pd e Movimento 5 Stelle.

Il mondo dell’informazione

Del resto, il tema, si sa, è piuttosto divisivo: «Ci piacerebbe, però, che alla fine il contributo di solidarietà ci fosse nel programma del campo largo. Tassare i ricchi non è solo giusto, ma costituzionale», commenta Ballardini ipotizzando un’eventuale paura di alcuni esponenti dem e pentastellati dell’opinione pubblica. «Eppure, i sondaggi fotografano una situazione del tutto diversa. La verità è che il mondo della politica ha rapporti con i super ricchi, molti dei quali controllano il mondo dell’informazione, o vorrebbero farlo. Come Leonardo Maria Del Vecchio».

Mondo dell’informazione che non solo ha praticamente ignorato la Tax The Rich Week, ma «anche la raccolta firme». Eppure, il tema è dibattuto: «L’impressione è che ci sia una sorta di boicottaggio: è più facile parlare di vetrine rotte, piuttosto che di proposte concrete. O dire che i giovani non hanno idee quando, invece, hanno firmato in massa una proposta molto concreta. Ma noi non ci facciamo intimidire. Siamo consapevoli che una parte di quell’1 per cento di popolazione che vogliamo tassare ha in mano molti media e ha molto potere».

Ballardini si augura che alla fine «la verità venga fuori e le persone capiscano quali sono le cose giuste da fare, indipendentemente dalla propaganda». Non come è successo in California, aggiunge ricordando il referendum sulla proposta di una patrimoniale che alle midterm è stato bocciato: «Gli ultra ricchi, i signori della Silicon Valley hanno sborsato più soldi di quelli che avrebbero dovuto spendere in tasse per la campagna a sostegno del No». Associazione 1% Equo invece si autofinanzia attraverso i contributi della rete di supporto, con iniziative come la Tax The Rich Week e piccole donazioni.

Patrimoniale

Il Golden State non è comunque l’unico posto dove il tentativo di imporre una patrimoniale è naufragato. Un anno fa, per esempio, l’Assemblea francese ha rigettato la “tassa Zucman”, 2 per cento annuo sui patrimoni superiori ai 100 milioni di euro. «Ma ci sono paesi in cui invece è una realtà: la Spagna, la Svizzera e la Norvegia».

In tutti e tre i casi, l’imposta scatta sopra una certa soglia di esenzione e finisce in tutto o in parte ai cantoni svizzeri, ai comuni norvegesi e alle comunità autonome spagnole. Enti locali, insomma. Come previsto anche dalla proposta italiana: «Sono quelli che hanno più bisogno», fa notare Ballardini ricordando come dell’argomento se ne discuta anche in Germania e Gran Bretagna. «Non possiamo sempre essere gli ultimi in Europa e nel mondo».

Quando si parla di tassare i super ricchi non si può non pensare al primo cittadino di New York Zohran Mamdani. Nel capoluogo lombardo Lorenzo Pacini, candidato alle primarie come sindaco in quota Pd, sta costruendo la sua comunicazione e il suo programma ispirandosi al socialista democratico della Grande Mela.

«Forse Milano non sarebbe ancora pronta per uno come Mamdani. È ancora troppo razzista. Ma è il momento di scegliere qualcuno che non guardi solo a calciatori, imprenditori, artisti. Qualcuno che non voglia che i lavoratori scappino». Certo, i miliardari newyorkesi non hanno accolto a braccia aperte Mamdani. Anzi.

«L’impressione è che in Italia, al momento, sia più una certa politica che fa la guerra all’idea di una patrimoniale. Chi dovrebbe effettivamente pagarla è più silenzioso». Poi c’è anche chi sarebbe pure disponibile a mettere le mani al portafogli: «Esiste il movimento internazionale Patriotic Millionaires o persone come il Ceo di Nvidia, Jensen Huang, che, commentando il referendum in California, ha detto che sarebbe un privilegio contribuire». Ai milionari quell’1 per cento previsto dalla proposta di legge cambierebbe poco e niente: «Sono più o meno le commissioni che pagano in banca o le commissioni che danno ai loro consulenti. Alla collettività, invece, cambierebbe molto», continua Ballardini. Che ricorda come fondamentalmente delle piccole patrimoniali esistano già (seconda casa, imposta in banca…) ma incidono su tutti in modo indiscriminato: «Non c’è differenza su chi ha ereditato una seconda casa e chi ha una palazzina con 20 appartamenti».

Guardando al disegno di legge di Bilancio, Ballardini plaude l’exit tax, la tassa del 26 per cento per i super ricchi che lasciano l’Italia. «Sarebbe una bella risposta del governo Meloni a chi dice che i milionari scapperebbero». E proprio all’esecutivo attuale potrebbe toccare la gestione della proposta di legge per cui si sono raccolte le firme: «Il 19 novembre le depositeremo in Senato. Il Parlamento ha poi due anni per discuterla. Noi non molleremo. Continueremo a spingere affinché il campo largo inserisca l’iniziativa nel programma e, più in generale, affinché venga realizzata al più presto». Difficile che succeda in questa legislatura: «Giorgia Meloni ha detto che finché ci sarà lei non ci sarà una patrimoniale. Peccato perché, dai calcoli che abbiamo fatto, stiamo perdendo 71 milioni ogni giorno».

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