Nonostante l’attenzione mediatica sia stata assorbita dalla battaglia per il controllo del Congresso, in tutto il paese si sono tenute consultazioni statali che potrebbero delineare cambiamenti politici concreti sui temi più disparati: dai diritti Lgbtq+ e riproduttivi alle modalità di accesso al voto, fino alla tassazione sui più ricchi
Alla fine, i miliardari della California l’hanno spuntata. La cosiddetta billionaire tax, che mirava a introdurre un prelievo straordinario del 5 per cento sui patrimoni dei 250 ultra-ricchi del Golden State, sta per tramontare. A decretarlo sono le proiezioni sul referendum del 3 novembre 2026 quando, alle urne per le midterm, gli elettori californiani sono stati chiamati anche a pronunciarsi su diversi quesiti locali.
Certo, non sono gli unici: nonostante l’attenzione mediatica sia stata assorbita dalla battaglia per il controllo del Congresso – vinta dai democratici –, in tutto il paese si sono tenute consultazioni statali (145, segnala il sito web Ballotpedia) che potrebbero delineare cambiamenti politici concreti sui temi più disparati: dai diritti Lgbtqia+ e riproduttivi alle modalità di accesso al voto, fino alla tassazione sui più ricchi appunto.
billionaire tax
Quella prospettata in California attraverso la Proposition 40 aveva scatenato la mobilitazione dei miliardari che avrebbero dovuto aprire il portafogli. Un’operazione di guerra, secondo il New York Times, che ha raccontato la nascita di Building a Better California: il comitato, creato da un’ottantina di magnati, è riuscito a raccogliere più di 330 milioni di dollari per finanziare campagne a sostegno della Proposition 42.
La contromisura costituzionale pensata per vietare future patrimoniali nello Stato avrebbe conquistato oltre il 54 per cento dei consensi, dicono le proiezioni. Un’iniziativa simile, intanto, è passata in Tennessee con più del 65 per cento dei voti. A Washington, invece, l’idea di abrogare la tassa del 9,9 per cento sui redditi individuali e familiari superiori a un milione di dollari all’anno è andata a schiantarsi contro il sonoro “no” del 58 per cento degli elettori.
Diritti Lgbtq+
Gli stessi che, con una percentuale poco più contenuta, avrebbero promosso, secondo le proiezioni, l’iniziativa che prevede l’obbligo di verifica del sesso biologico negli sport femminili.
Un tema caldo, fomentato dalla retorica transfobica di Trump e dei suoi sodali, che è stato protagonista di diversi referendum il 3 novembre. In Colorado, per esempio, si avviano verso la vittoria le Proposition 134 e 135, entrambe contro le persone transgender. Se la prima stabilisce che le squadre sportive scolastiche (fin dalla materna) siano formate esclusivamente in base al sesso biologico e non all’identità di genere, la seconda vieta gli interventi chirurgici per l’affermazione di genere sui minori.
La vicina Arizona ha detto sì alla Prop 318 che, tra le altre cose, vieta alle scuole e alle associazioni sportive di autorizzare studenti, atleti e dipendenti all’utilizzo di bagni, spogliatoi e docce non destinati al proprio sesso biologico registrato alla nascita. Sul fronte Lgbtq+ è andata decisamente meglio in Virginia dove il 57,3 per cento degli elettori ha approvato la tutela costituzionale del matrimonio egualitario.
Diritto di voto
Lo Stato che deve il suo nome alla regina Elisabetta I d’Inghilterra ha dato il suo ok anche al ripristino del diritto di voto per i condannati per reati gravi una volta scontata la pena o rilasciati. Le regole d’accesso alle urne sono state al centro di numerosi emendamenti in tutto il paese: diversi Stati proponevano di rendere obbligatoria l’identificazione con documento d’identità provvisto di foto per poter votare. Hanno detto sì Nevada, Carolina del Nord e Ohio. Orientate verso il no sembrerebbero, secondo le proiezioni, Arizona e California. In Alaska, Arkansas, Kansas, Dakota del Sud e West Virginia d’ora in poi potrà presentarsi ai seggi solo chi è in possesso della cittadinanza statunitense, possibilità fin qui consentita a tutti i residenti in alcune circostanze marginali.
ivg
Sono solo quattro gli Stati in cui si è votato sul diritto all’aborto. Solo due anni fa, gli elettori del Missouri avevano abrogato quella che era stata una delle leggi più restrittive del paese in materia di interruzione volontaria di gravidanza. Ma la legislatura a maggioranza repubblicana ha rispedito la questione al voto con un unico quesito che non solo avrebbe vietato quasi totalmente l’Ivg, ma anche i trattamenti d’affermazione di genere per i minori: la misura è stata respinta con più del 55 per cento dei voti.
La stessa sorte è toccata all’iniziativa che in Idaho voleva, finalmente, ribaltare le pesantissime restrizioni alla possibilità di ricorrere all’aborto. Che in Nevada e Virginia è diventato un diritto costituzionale con più del 60 per cento dei voti in entrambi gli Stati. Le donne e le minoranze hanno portato a casa una vittoria schiacciante anche nel Vermont: la Proposal 4, che inserisce nella Costituzione un nuovo articolo volto a impedire discriminazioni da parte dello Stato, è passata con quasi l’80 per cento delle preferenze.
politiche migratorie
Infine, secondo le proiezioni, oltre il 55 per cento degli elettori del Colorado avrebbero bocciato l’emendamento che imporrebbe alle forze dell’ordine locali di notificare al Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti (Dhs) chiunque con uno status d’immigrato irregolare sia accusato di un crimine violento o debba affrontare una nuova imputazione a seguito di una precedente condanna per reato grave. L’ennesima picconata alle politiche sull’immigrazione promosse da Donald Trump.
Scuola
Il tycoon avrebbe apprezzato l'iniziativa che nello Stato di Washington voleva consegnare ai genitori un controllo maggiore sull'educazione scolastica dei figli: dal potere di esaminare i programmi di studio e i libri di testo alle limitazioni sul tipo di assistenza medica che gli istituti possono fornire agli alunni senza il consenso della famiglia. La norma, che avrebbe anche modificato la legge statale su discriminazioni e bullismo nelle aule, è stata però rigettata. La stessa fine che, in Arizona, ha fatto Proposition 142, un tentativo di abolire i programmi Dei (Diversità, Equità e Inclusione) nelle scuole. Non è andata così in Wisconsin, dove un quesito sullo stesso tema è passato.
Sul fronte scolastico, si distingue soprattutto l'Alabama con due proposte. Una prevede l'obbligo per le scuole pubbliche di far suonare l'inno nazionale almeno una volta alla settimana. L'altra rende obbligatoria la recitazione quotidiana del Giuramento di Fedeltà alla bandiera e al Paese, oltre a imporre ai consigli scolastici l'adozione di politiche che consentano un momento di preghiera guidato dagli stessi studenti all'inizio della giornata. Entrambe le iniziative sono state approvate. E così sia.
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