Aveva appena finito di dirlo dal palco, con il microfono ancora caldo e il tono esasperato di chi il copione lo conosce ormai a memoria: il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, sarebbe arrivato solo per sfilare, leggere il suo compitino e sparire di nuovo.

Salvo Ugliarolo, segretario generale della Uilcom, non ha dovuto attendere molto per vedere confermata la sua amara previsione. Pochi minuti dopo, Urso si è materializzato al Forum Asstel – l’evento annuale dell’Associazione che rappresenta il settore delle telecomunicazioni – alla Luiss di Roma, consumando esattamente la passerella annunciata, mentre un comparto industriale cruciale brucia risorse e rischia un’ecatombe occupazionale in particolare nei call center.

Retorica e fretta: il monologo senza confronto

L’incipit della comparsa del titolare del Mimit è stato quasi una parodia delle sue stesse giustificazioni. Arrivato in ritardo e con l’orologio già in mano, Urso si è affrettato a mettere le mani avanti elencando i propri impegni personali: «Mi scuso di essere giunto solo nella seconda parte e mi scuso se devo andare. Ho iniziato la giornata alle 8.30», ha esordito di fronte a una platea di manager e rappresentanti del settore.

Senza un minimo di dibattito o di ascolto delle istanze emerse nella prima e naturalmente nella seconda parte dei lavori, il ministro si è immerso nella lettura di un testo preconfezionato, un quarto d’ora circa, definendo la propria presenza e l’evento «un momento di confronto strategico per definire le politiche industriali», senza però precisare quali siano queste politiche dopo quattro anni di governo.

Urso ha riconosciuto che «ci troviamo in un passaggio storico, il settore delle Tlc vive profonde sfide» e che la filiera «ha risposto con straordinaria responsabilità alla domanda di connettività garantendo la tenuta dell’intera società in un contesto macroeconomico complesso, con contrazione dei ricavi e aumento dei costi energetici».

Poi è passato ai soliti cavalli di battaglia, virando sulla favola del nucleare come soluzione ai mali energetici. «Le Tlc sono energivore».

Non è mancata la consueta dose di retorica sulla sovranità: «Se da un lato sosteniamo l’armonizzazione a livello europeo che favorisca gli investimenti ma siamo fermi sul grado di preservare l’autonomia nazionale soprattutto sullo spettro radio» – mandando un messaggio alla Commissione europea, che però sta andando in altra direzione – prima di sottolineare che compito del governo è «creare condizioni di sviluppo delle reti» e spingere sul 5G standalone, peccato che la tecnologia è da anni ferma al palo.

Il ministro non ha minimamente toccato la questione della drammatica vertenza dei posti di lavoro a rischio nei call center devastati dall’impatto dell’intelligenza artificiale. Anzi ha rivendicato che sull’Ia «siamo stati i primi in Europa con il ddl nazionale» e che «l’uomo è al centro». E poi saluti a tutti.

Labriola: «Persi 13 miliardi, un Colosseo dove si muore»

Le belle cose fatte dal governo sciorinate da Urso sono un pugno nell’occhio per la filiera: «Tutti gli anni diciamo che senza Tlc non c’è digitale. Tutti gli anni diciamo che le aziende stanno sempre peggio, e non succede nulla. In questi 5 anni abbiamo continuato a bruciare valore», ha denunciato Pietro Labriola, presidente di Asstel e amministratore delegato di Tim.

Un’ecatombe confermata dai dati: negli ultimi 15 anni sono stati persi 13 miliardi di ricavi «ma continuiamo a investire», a fronte di un traffico dati cresciuto del 30 per cento soltanto nell’ultimo triennio.

«Abbiamo trasformato le Tlc nel Colosseo dove i gladiatori combattono l’uno contro l’altro per sopravvivere. Abbiamo messo pressione su chi produce apparati, abbiamo cominciato a discutere con le società delle torri perché i nostri conti non danno più un ritorno sugli investimenti. Chi investe deve avere un ritorno di investimento garantito». Da qui l’ultimatum a una politica sorda: «È il tempo delle scelte, occorre prendere decisioni ora o dipenderemo da qualcun altro».

Frequenze e finanziaria: «Scegliere tra l’uovo e la gallina»

In vista della manovra di Bilancio Labriola ha acceso i riflettori sul problematico capitolo del rinnovo delle frequenze mobili in scadenza nel 2029, sui cui Urso si è limitato a un generico «stiamo facendo ragionamenti».

«Stiamo dicendo che non dobbiamo ripetere gli errori fatti in passato, così come vuole l’Ue», ha avvertito il presidente di Asstel. «Chiediamo un rinnovo delle frequenze non oneroso in cambio di investimenti in rete, quindi la cifra che spenderemo sarà la stessa. C’è da capire se dobbiamo pagare per le frequenze e non avere capacità di investimento».

Il messaggio al governo è chiaro: la politica pretende di incassare? E allora si rischia di affondare le infrastrutture. «Dobbiamo scegliere l’uovo o la gallina. Se nuovamente si chiederà un elevato contributo per le frequenze, non avremo la capacità di investire in nuova rete e quindi avremo buttato la gallina giù dal ponte».

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