Il caso del torturatore libico Almasri non è chiuso. Il voto della Camera sul conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato, per quanto riguarda la posizione dell’ex capa di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi, è slittato a martedì 14 aprile. L’ormai ex braccio destro del Guardasigilli è indagata per false dichiarazioni ai pubblici ministeri nell’ambito delle indagini sul rilascio dell’ex capo della polizia giudiziaria libica. 

Non solo. Lunedì 13 aprile la Corte costituzionale sarà chiamata a decidere se una delle vittime di Najim Osama Almasri, accusato di crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale, potrà essere ascoltata nel processo attivato d’ufficio dalla Corte di appello di Roma. 

Lam Magok è una delle migliaia di persone che hanno subito abusi e violenze dall’ex capo della polizia giudiziaria di Tripoli. Almasri, su cui pende un mandato di cattura della Cpi, è entrato in Italia dopo essere stato in Germania ed è stato arrestato dalla Digos il 19 gennaio 2025 a Torino. Due giorni dopo, con un volo di Stato, il governo italiano lo ha riportato in Libia, in mancanza di una convalida dell’arresto e dunque della mancata consegna alla Corte. È stata l’assenza di un provvedimento del ministro della Giustizia Carlo Nordio a permettere la liberazione del generale e capo della milizia Rada. 

Per questo la Corte d’appello di Roma ha chiesto l’intervento della Consulta. Come si dovrebbe agire? La Corte dovrebbe emettere un mandato di arresto con cui procedere qualora Almasri rientrasse in Italia? Per chiarire questi punti, i giudici di secondo grado hanno chiesto alla Corte di esprimersi sulla costituzionalità della legge che disciplina la collaborazione con la Cpi. 

Volontà politica

I risvolti politici della vicenda sono emersi immediatamente e hanno portato, come ufficializzato qualche giorno fa, al deferimento dell’Italia dall’Assemblea degli Stati membri della Cpi per inadempimento a una richiesta di cooperazione con l’istituzione. 

La norma italiana attribuisce al Guardasigilli i rapporti di cooperazione con la Corte, prevedendo che dia corso alle sue richieste, con la trasmissione all’autorità competente. Non prevede, quindi, come sostenuto da Nordio, che il ministro abbia un potere discrezionale sul merito. 

Aspetti procedurali a parte, il mancato impulso del titolare della Giustizia aveva suggerito che ci fosse una volontà politica dietro al rilascio e all’accompagnamento di un ricercato internazionale in Libia, lì dove avrebbe continuato a perpetrare i crimini di cui è accusato. Lì dove è poi stato arrestato dalla procura di Tripoli perché accusato di tortura nei confronti di dieci detenuti e di omicidio per un altro. 

La Corte costituzionale risponderà dunque indirettamente alla questione principale che ha attraversato tutta la vicenda: il ministro della Giustizia e la Corte di appello di Roma hanno agito correttamente?

Ottenere giustizia

Quella di fronte alla Consulta per Lam Magok è dunque l’ultima sede possibile per far valere i propri diritti e ottenere giustizia. «L’ultima chance», scrive l’associazione Baobab Experience, «dopo che gli è stato precluso ogni spazio di tutela giuridica».

Prima, sottolinea l’organizzazione, le azioni del governo hanno impedito l’instaurazione del processo internazionale all’Aia. Poi, il Parlamento italiano, «impedendo la celebrazione del processo nei confronti dei ministri e del sottosegretario». Il titolare del Viminale, Matteo Piantedosi, della Giustizia, Carlo Nordio e il sottosegretario Alfredo Mantovano erano, infatti, stati accusati dal tribunale dei ministri di essere responsabili della liberazione del libico, per le accuse, a vario titolo, di favoreggiamento, peculato e omissioni in atti d’ufficio.

Gli avvocati dell’uomo di origini sudanesi, rapito e messo in prigione in Libia, dove ha subito torture, chiedono che in quanto “persona danneggiata” venga ammesso nel giudizio, dove «si giocherà la sua ultima possibilità concreta di accedere alla giustizia e far valere i propri diritti», affermano il legale di Baobab Experience Francesco Romeo e l’avvocato costituzionalista Antonello Ciervo. 

Sarebbe importante, spiegano, anche per le migliaia di donne, uomini e bambini abusati da Almasri che, «dopo aver assistito alla liberazione del loro aguzzino» e aver osservato il trattamento riservatogli dall’Italia – quello di un alleato – «hanno avuto paura anche solo di parlare delle violazioni subite da colui che l’Italia ha trattato come un alleato, che aveva mandato di contrastare l’immigrazione». 

Secondo i legali, la legge di attuazione dello Statuto di Roma non è incostituzionale, piuttosto è stata mal interpretata. Dunque, se, dopo l’udienza dibattimentale fissata a maggio, dovesse essere dichiarata costituzionalmente legittima, Lam Magok «potrà contestare la mancata consegna del suo carnefice», spiega Baobab Experience. In caso contrario, «non potrà farlo».

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