Care lettrici, cari lettori

la settimana della giustizia ha avuto ovviamente al centro il referendum e ha fatto molto discutere il nostro scoop sul fatto che i decreti attuativi della riforma costituzionale siano già praticamente pronti nei cassetti del ministero di via Arenula. Qui trovate l’articolo, e sul punto ho intervistato il presidente dell’Anm, Cesare Parodi.

Non è tutto, però: la settimana ha visto un evento unico negli 11 anni di mandato del presidente Sergio Mattarella, che a sorpresa ha deciso di presiedere il plenum del Csm per lanciare un severo monito al rispetto dell’istituzione, dopo che anche il vicepresidente Fabio Pinelli era intervenuto per difendere la funzione disciplinare.

Monito a tenere bassi i toni che, però, non è stato ascoltato dal governo con Giorgia Meloni che ha attaccato i giudici civili di Palermo che hanno condannato lo Stato al risarcimento del danno nei confronti della SeaWatch, considerandolo una decisione abnorme e politica. Leggendo la sentenza, però, si capisce che la realtà è diversa e qui trovate un mio commento su questo.

Infine, la newsletter ospita l’intervento dell’avvocato Gigi Pansini, che spiega le sue ragioni per il No al referendum.

I decreti attuativi

I decreti attuativi della riforma sono sostanzialmente pronti, così da poter correre in caso di vittoria del Sì al referendum ed evitare la proroga dell’attuale Csm in carica.

Secondo quanto rivelato a Domani da fonti ministeriali, le bozze dei decreti attuativi prevedono di ridimensionare – e di molto – il numero dei consiglieri del Csm requirente. Nelle intenzioni del ministero, il numero dei sorteggiati nel Csm dei pm dovrà essere molto più piccolo rispetto a quello dei giudici, con un numero totale di consiglieri forse perfino inferiore ai dieci membri, cui si aggiungono di diritto il procuratore generale presso la Cassazione e il capo dello Stato come presidente.

Altra previsione: ridimensionare in modo significativo la struttura amministrativa e l’ufficio studi. Oggi il Csm ha disposizione per il suo funzionamento una segreteria generale composta di 14 magistrati e un ufficio studi di altre 12 toghe, tutti fuori ruolo. Tutta questa struttura, che teoricamente andrebbe duplicata per i due Csm, verrà invece smontata.

Infine, il sorteggio sarà temperato. I togati dovranno avere almeno la terza valutazione di professionalità, dunque un’anzianità di servizio compresa tra i 12 e i 16 anni, inoltre saranno esclusi dal sorteggio i magistrati fuori ruolo (circa 220). Questa previsione – particolarmente cara a Bartolozzi – sarebbe il modo per escludere le toghe che oggi lavorano nei ministeri e che dunque hanno una esperienza di matrice indirettamente politica.

Dopo la pubblicazione del nostro articolo, il ministro Nordio ha pubblicato una nota di precisazione, in cui ha fatto sapere che: «"Non c'è nulla di pronto e definitivo. Si sta lavorando a delle bozze preparatorie per non arrivare impreparati, laddove passasse il Sì. Su queste bozze è apertissimo e auspicabile il dialogo, se vincesse appunto il Sì, per trovare la maggior convergenza possibile tra magistratura, avvocatura e mondo accademico».

Mattarella al Csm

«Sono consapevole che la mia presenza in una seduta ordinaria non è consueta, non si è mai verificata in 11 anni», ha detto il presidente Sergio Mattarella davanti al plenum ordinario, sottolineando di averlo fatto per la «necessità e il desiderio di sottolineare il rilievo costituzionale del Csm» e «il rispetto che occorre nutrire nei confronti di questa istituzione da parte delle altre». Il Csm «non è esente, nel suo funzionamento, da difetti, lacune, errori e nei cui confronti non sono, ovviamente, precluse critiche. Come, del resto, si registrano difetti, lacune, errori e sono possibili critiche riguardo all'attività di altre istituzioni della Repubblica, siano esse parte del potere legislativo, di quello esecutivo, di quello giudiziario». Ma «in questa sede, che rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica - più che nella funzione di presidente di questo Consiglio come Presidente della Repubblica - avverto la necessità di rinnovare con fermezza l'esortazione al rispetto vicendevole. In qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza. Nell'interesse della Repubblica».

L’intervento di apertura non ha lasciato spazio a equivoci né fraintendimenti: è una difesa forte e accorata del Csm, soprattutto dalle critiche e dagli attacchi degli altri poteri dello stato. Uno in particolare: l’esecutivo, che da settimane cannoneggia il Consiglio come epicentro del disastro di una magistratura da riformare con la legge costituzionale targata Nordio.

Nordio, colto nel vivo, non ha potuto che incassare il colpo, parlando di «apprezzamento e condivisione» per l’esortazione e assicurando che farà «la sua parte» per riportare la contrapposizione in toni civili.

Alla nota soppesata nei minimi dettagli si è aggiunto un «mi adeguerò», mostrando di aver capito di essere il primo indiziato per il monito del Colle: «Cercherò di essere il più possibile aderente» ma «certe espressioni che io ho usato non erano mie, ho citato parole altrui». Excusatio non petita da parte del ministro che evidentemente dimentica che, una volta pronunciate, le parole smettono di essere «di altri».

Lo scontro nell’avvocatura

Il referendum sta producendo effetti polemici anche dentro l’avvocatura. Il Comitato nazionale Avvocati per il No ha inviato una richiesta al Cnf di «invitare i Consigli dell’Ordine a vigilare affinché venga garantita, negli eventi dagli stessi organizzati, la par condicio tra le ragioni a favore e quelle contrarie all’approvazione della riforma costituzionale» perché il Cnf e gli Ordini rappresentano l’intera avvocatura ed è necessario evitare di dare l’immagine di una «Avvocatura contrapposta alla Magistratura o, peggio, di una Avvocatura schierata politicamente».

La missiva arriva dopo la lettera aperta al presidente Francesco Greco, firmata da 80 avvocati, in cui si contestava la pubblicazione (poi fatta rimuovere) sul sito istituzionale del CNF di «diverse interviste da Lei rilasciate sul tema referendario, a favore del “sì”», con la sottolineatura che «il Consiglio Nazionale Forense è un organo istituzionale che rappresenta l’intera classe forense - così come il suo Presidente - e, dunque, non potrebbe mai schierarsi a favore o contro una riforma costituzionale come quella di cui si discute».

Cosa dice la sentenza civile di Palermo

Il governo ha attaccato la sentenza civile dei giudici di Palermo, che hanno condannato il ministero dell’Interno a risarcire il danno di 76mila euro alla ong proprietaria della nave SeaWatch sequestrata per responsabilità extracontrattuale. Meloni ha parlato di «sentenza assurda», «abnorme» secondo Ignazio La Russa e scritta con «pregiudizio politico» per Matteo Salvini. «Il governo non si fermerà», ha concluso la premier, con riferimento alla lotta all’immigrazione e sottintendendo che la sentenza civile fosse un modo per fermare l’azione dell’esecutivo.

Leggendo la sentenza, tuttavia, si evince come di politico non ci sia nulla, ma pedissequa applicazione delle norme sul diritto di proprietà. Questi i passaggi della motivazione:

- Il 12 luglio 2019 la Guardia di Finanza procede al sequestro amministrativo della SeaWatch3. Il 21 luglio 2019 l’a ong ha proposto opposizione al sequestro davanti alla prefettura di Agrigento, che però non risponde. Si forma così un silenzio assenso e, dopo un mese dal0opposizione, il comandante della nave invia comunicazione per avere indietro la nave.

- Non ricevendo nemmeno in questo caso riscontri, l’ong invia una diffida alla prefettura per far cessare gli effetti del sequestro e solo il 28 ottobre 2019 l’ufficio circondariale comunica di ritenere la nave ancora sotto sequestro perchè la prefettura gli ha comunicato che il procedimento amministrativo è ancora in fase di definizione.

- così comincia il procedimento civile, con un ricorso urgente ex 700 cpc accolto, e la nave lascia il porto il 19 dicembre 2019. La sentenza civile è il frutto di questo, con la Ong che instaura un procedimento civile per risarcimento dei danni patrimoniali e non dovuti all’illegittimo trattenimento della nave oltre la data corretta.

- Lo Stato si costituisce e deduce che la formazione del silenzio assenso non si era consolidata, perchè la competenza a decidere spetta alla guardia di finanza e non al prefetto e che in casi di pubblica sicurezza i provvedimenti non possono essere formati in via tacita.

- la ong produce tutta la documentazione delle sue azioni per liberare la nave dal sequestro e tutte le note a cui non ha ricevuto risposta.

- Il tribunale stabilisce che l’autorità competente è stata individuata correttamente dalla ong, secondo le leggi in vigore. Quanto al silenzio assenso, stabilisce che sussiste «colpa dell’amministrazione» nel silenzio.

- Così stabilisce che effettivamente si è verificata una responsabilità extracontrattuale per «turbativa della proprietà e del possesso» e ha liquidato le spese (portuali, di agenzia, costi di fornitura, spese di benzina, spese di giudizio). Nega invece il risarcimento di un danno d’immagine chiesto dalla ong, perchè non dimostrato.

Gli ultimi sondaggi

Il sondaggio Ghisleri per Porta a Porta ha rilevato che il 40,3% degli italiani andrà a votare, indecisi il 42,9%. Il 47,2% degli italiani voterebbe sì alla conferma della legge di riforma della giustizia, erano il 46,6% nella scorsa rilevazione del 5 febbraio, mentre il 43,1% voterebbe no.

Anche secondo Youtrend continua a ridursi la forbice tra il Sì e il No, con i favorevoli alla riforma al 52,9%. 

Venezia contesa

L’ultimo plenum del Csm è stato anche occasione dell’ennesima netta spaccatura del consiglio, sulla nomina del procuratore capo di Venezia. Per il posto concorrevano l’aggiunto di Catania ed ex consigliere di Autonomia e Indipendenza, Sebastiano Ardita, e l’aggiunta di Milano Alessandra Dolci (moglie di Piercamillo Davigo, fondatore di Autonomia e Indipendenza). I due – Ardita e Davigo – si sono scontrati nel processo penale a carico di quest’ultimo, condannato per la divulgazione dei verbali della cosiddetta Loggia Ungheria e costretto a risarcire Ardita che si era costituito parte civile.

Al Csm, invece, per un soffio è prevalsa Dolci. Il consiglio si è spaccato 14 a 14 con tre astenuti e Dolci (sostenuta dalle toghe progressiste) ha avuto la meglio per la sua migliore collocazione in ruolo.

«Le proposte contrapposte di oggi dimostrano bene quanto sia stato accolto l'invito del capo dello Stato ad un contegno trasparente dell'organo consiliare. In breve, ognuno, come spesso accade nelle delibere di peso, ha votato il 'suo', secondo logiche di mesta sodalità», ha detto il consigliere togato indipendente Andrea Mirenda dopo la seduta, «a pagarne le conseguenze, tra gli altri, oggi è la Scuola superiore della magistratura, dilaniata da contese interne a fini di egemonia. In ballo il potere di condizionamento dei giovani magistrati».

Nomine al Csm

Uffici direttivi

Presidente corte appello Palermo: nominato Antonio Balsamo, attualmente sostituto procuratore generale corte cassazione

Presidente tribunale Catania: nominato Mariano Sciacca, attualmente giudice tribunale Catania

Presidente tribunale Pavia: nominata Enrica Bertolotto, attualmente presidente sezione tribunale Vercelli

Procuratore Potenza: nominato Camillo Falvo, attualmente procuratore Vibo Valentia

Procuratore Venezia: nominata Alessandra Dolci, attualmente sostituto procuratore Milano

Uffici semidirettivi

Procuratore aggiunto Milano: nominato Calogero Piscitello, attualmente sostituto procuratore Marsala

Presidente sezione corte appello Catania: nominata Marcella Murana, attualmente consigliere corte appello Catania

Presidente sezione tribunale Bari: nominato Giuseppe Battista, attualmente giudice tribunale Bari

Presidente sezione tribunale Santa Maria Capua Vetere: nominato Giuseppe Meccariello, attualmente giudice tribunale Santa Maria Capua Vetere

Presidente sezione lavoro corte appello Milano: nominata Susanna Mantovani, attualmente consigliere lavoro corte appello Milano

Collocamenti fuori ruolo

Gianluigi Pratola, attualmente sostituto procuratore generale corte di cassazione: deliberato il collocamento fuori ruolo quale magistrato di collegamento presso il Ministero della Giustizia albanese

Comitato direttivo Scuola superiore della magistratura

A seguito di riesame, nominati:

Vincenzo Sgubbi, attualmente componente comitato direttivo SSM, già consigliere corte cassazione

Mario Palazzi, attualmente Procuratore Viterbo

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