Care lettrici, cari lettori

siamo nelle settimane immediatamente successive al referendum e ora si sta iniziando a posare la polvere: al ministero come nei rapporti tra avvocatura e magistratura. In questa newsletter vedremo come, alla luce della nuova elezione del presidente dell’Anm.

I dossier aperti però rimangono: c’è la legge professionale degli avvocati da approvare, i decreti attuativi della legge di riforma della Corte dei Conti su cui c’è dibattito e infine, più in generale, quale sarà la traiettoria di via Arenula d’ora in avanti.

Sul referendum interviene con un commento il già primo presidente della Corte di cassazione, Ernesto Lupo, con una analisi del post e soprattutto del ruolo del ministro Carlo Nordio.

Sul fronte delle analisi, l’avvocata Maria Brucale analizza le nuove norme in materia di carcere in Alta Sicurezza, spiegando come così il rischio sia quello di annullare la rieducazione.

Invece Luigi Viola e Luca Caputo analizzano le nuove responsabilità dei giganti del web rispetto in particolare ai miniori: Meta e Google sono stati responsabili per la progettazione dei loro servizi, ritenuta idonea a generare dipendenza e danni psicologici nei minori.

le prime dichiarazioni di Tango

«La straordinaria partecipazione dei cittadini al voto referendario consegna un dato: la maggioranza degli italiani ha difeso la Costituzione e il principio di autonomia e indipendenza della magistratura, che è un bene comune. Ma ci sono anche tanti altri cittadini, più di 12 milioni, che hanno espresso un forte disagio verso il funzionamento attuale della giustizia. Sarebbe un errore non ascoltare questa voce», ha detto il presidente dell'Anm Giuseppe Tango a Otto e mezzo. «Bisogna rimettersi in connessione con la società civile. Fintanto che al centro di una riforma c'è la magistratura o il suo rapporto con la politica, il risultato sarà sterile» e «ritengo che la sobrietà debba accompagnare tutta la condotta dei magistrati, all'interno e all'esterno degli uffici. Ma si arrivava da un periodo di fortissima tensione, con attacchi violentissimi a magistrati, indicati come killer e plotoni di esecuzione. Ora, però, è il momento di voltare pagina. Noi siamo disposti a farlo. Se saremo chiamati, con umiltà daremo il nostro contributo tecnico, di competenza e di esperienza, non fosse altro perché viviamo quotidianamente i problemi all'interno delle aule giudiziarie». L’Anm, dunque, si sta ponendo nell’ottica di dialogare anche con il ministero. 

E ancora «sulle correnti, siamo i primi a chiedere maggiore trasparenza per ridare credibilità alla magistratura. Ma va detto che la situazione attuale è diversa rispetto al passato, quando ci sono stati gravi errori. Oggi grazie a correttivi, legge Cartabia in primis, il Csm non è più quell'organo che alcuni hanno additato come paramafioso. Siamo pronti a un radicale cambiamento e rinnovamento, lo vogliamo con forza. Era una mera illusione che con la riforma si sarebbe potuto abbattere il correntismo».

Prove di dialogo

L’8 aprile, presso la sala Capranichetta in piazza Montecitorio a Roma, il Consiglio nazionale forense ha organizzato un primo confronto post referendum tra avvocatura istituzionale, Anm e ministero della Giustizia, con la presenza anche di esponenti politici.

La tavola rotonda dal titolo “Quale giustizia dopo il referendum?” vede la presenza del viceministro Francesco Paolo Sisto, il presidente del Cnf Francesco Greco e del presidente Anm Giuseppe Tango (in attesa di conferma). Per la politica, ci saranno Alberto Balboni (FdI); Maria Elena Boschi (Iv), Enrico Costa (FI); Valentina D’Orso (M5S); Devis Dori (Avs); Debora Serracchiani (Pd) e Riccardo Molinari (Lega).

Terremoto in Magistratura indipendente

Il segretario di Magistratura indipendente Claudio Galoppi si è dimesso dalla carica all’indomani dell’elezione di Giuseppe Tango al vertice dell’Anm. Nella sua lettera, non ha usato giri di parole: 

«Ho maturato con sofferenza questa decisione, dopo avere amaramente constatato attorno a mete mancanza di trasparenza, carrierismi, personalismi e attaccamento alle cariche piuttosto che leali e approfonditi confronti sui contenuti dell’azione associativa».

L’interrogativo è cosa succederà ora tra le toghe conservatrici, che vengono descritte come spaccate in due.

Nuovo segretario per Magistratura democratica

Simone Silvestri, giudice del tribunale di Lucca, è il nuovo segretario generale di Magistratura democratica. Silvia Albano, giudice del tribunale di Roma, è stata confermata presidente. Gli altri componenti dell'Esecutivo di Magistratura democratica sono Enrico Contieri (giudice a Napoli), Emanuele De Franco (pm a Napoli), Flavia Modica (pm di Reggio Calabria), Andrea Natale (giudice in Cassazione), Pina Porchi (giudice a Reggio Calabria), Domenico Santoro (giudice a Milano), ed Elisabetta Tarquini (giudice della Corte d'appello di Firenze). 

La richiesta della Corte dei Conti

Il successo del No al referendum sulla giustizia ordinaria deve pesare anche sulla riforma della Corte dei Conti. Questo è il ragionamento dell’Associazione della magistratura contabile, schierata contro la riforma costituzionale Nordio in particolare rispetto alla separazione delle carriere, che chiede ora un passo indietro al governo sulla legge ordinaria che punta a cambiare il funzionamento dell’organo costituzionale che presidia la contabilità pubblica.

La legge ordinaria che la riforma è stata approvata a fine dicembre e contiene molti aspetti critici (in particolare il doppio tetto al risarcimento amministrativo), tra cui anche la separazione tra toghe contabili giudicanti e requirenti. Per questo il presidente dell’Associazione magistrati della Corte dei Conti, Donato Centrone, ha detto che «riteniamo che il governo debba rimeditare l'attuazione della delega sulla legge di riforma della Corte dei Conti, in quei punti che sono incisi dall'esito del referendum costituzionale. I cittadini italiani, ad ampia maggioranza, hanno espresso contrarietà alla separazione delle carriere e hanno ripetuto con forza l'esigenza che ci sia una magistratura indipendente e autonoma». Qui trovate un approfondimento sulla questione.

 Nomine al ministero della Giustizia

Dopo la nomina di Antonio Mura a capo di Gabinetto, si è liberata la sedia di capo del legislativo del ministero della Giustizia. Il ministro Carlo Nordio ha deciso di riempire la casella con Nicola Selvaggi, attuale vicecapo nell’ufficio. Il guardasigilli ha scritto in una nota che «anche tenendo conto delle ragioni dell’opposizione, per la prima volta la scelta è caduta su una figura che non proviene dalla magistratura. Nicola Selvaggi ha infatti intrapreso la carriera universitaria: dal 2021 Professore ordinario di Diritto penale presso l’Università mediterranea di Reggio Calabria, ha rivestito il ruolo di Ricercatore nella medesima materia sin dal 2008 e dal 2015 quello di Professore associato».

Non solo: le deleghe lasciate vacanti dalle dimissioni di Andrea Delmastro, sono state redistribuite tra il viceministro Francesco Paolo Sisto e il sottosegretario Andrea Ostellari, che prenderà il Dap. Segno che una nuova nomina non è attesa a stretto giro, nonostante si fossero fatti i nomi delle deputate Carolina Varchi e Sara Kelany di FdI.

Le evoluzioni su Bartolozzi e Delmastro

Dopo le dimissioni dal ministero, Andrea Delmastro è tornato alla Camera dei deputati, dove il comitato etico di Montecitorio ha deciso di sanzionarlo con la "censura" per la tardiva dichiarazione agli uffici delle sue quote nella Srl, arrivata solo pochi giorni fa. Intanto, sono cominciati gli interrogatori sul caso “Bisteccherie d’Italia”, che riguardano anche il ruolo dell’ex sottosegretario, non indagato.

«Chiediamo un’informativa urgente al ministro Nordio, deve spiegarci perché siano ancora al loro posto due capi del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Ernesto Napolillo e Lina Di Domenico, che erano entrambi seduti allo stesso tavolo dell’onorevole Delmastro e della dottoressa Bartolozzi alle Bisteccherie d’Italia, considerato che sembrerebbe essere emerso che in quel ristorante si sarebbe anche reinvestito del denaro del clan Senese» ha detto la deputata dem Debora Serracchiani.

L’ex capa di Gabinetto, Giusi Bartolozzi, invece, è sempre più data in direzione del ruolo di magistrato di coordinamento presso l’ambasciata di Londra. Quanto al caso Almasri, in cui Bartolozzi è indagata per false dichiarazioni ai pm, la maggioranza ha sollevato conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale. La decisione è maturata nell’ufficio di presidenza della Camera (11 voti contro 10).

La questione del gip collegiale

Intanto, non ci sono solo i temi di politica giudiziaria. Una delle riforme volute da Nordio sta per entrare in vigore e preoccupa molto gli uffici. Ezia Maccora, presidente dei gip al tribunale di Milano, ha lanciato l'allarme  con un articolo pubblicato su Questione giustizia sull’entrata in vigore del gip collegiale il 25 agosto prossimo. «A risorse invariate, bloccherà del tutto il funzionamento della giustizia penale» e sarà problematica soprattutto la gestione dei tempi di emissione delle misure cautelari dei reati del codice rosso «che rischiano inevitabilmente di allungarsi».

La riforma, infatti, assegna al giudice per le indagini preliminari in composizione collegiale la competenza esclusiva per decidere sulle richieste di custodia cautelare in carcere o misure detentive provvisorie (nuovo articolo 313, comma 1, c.p.p.), anche quando tale applicazione segue l’interrogatorio preventivo (articolo 291, comma 1-quinquies, cpp) o eventuali aggravamenti di misure cautelari non detentive già applicate con quelle custodiali (con un’interpolazione dell’articolo 299, comma 4, c.p.p.).

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