Il turbamento lasciato dalla pandemia di Coronavirus, trattato all’unanimità globale come rimosso collettivo – cioè mettendolo sotto al tappeto insieme a polvere e FFP2 – si compone di tanti elementi. Quelli riconducibili al filone dell’abbrutimento generale, zona gialla del trauma, quelli legati al lavoro e allo studio, zona arancione, e poi quelli legati alla salute, vera zona rossa del triennio infernale.

Sei anni dopo il marzo in cui imparammo cosa si intende per “wet market”, la minaccia di un virus torna a «riprendersi i suoi spazi» (perlomeno mediatici), come si diceva di cigni e nutrie tiberine nel 2020. E a prescindere da cosa succederà in seguito al girovagare dei passeggeri della crociera-focolaio, conosciamo bene le tre zone di cui sopra e le loro conseguenze sulla vita di tutti. Niente allarmismi, certo, ma il timore è lecito.

Non tanto per l’idea di dover tornare a panificare o a cantare dai balconi. Al netto dei reali rischi, per ora bassi, di un’ipotetica diffusione di Hantavirus, non è infatti sulle recenti reminiscenze pandemiche che dobbiamo strutturare le nostre ansie attuali.

Piuttosto, a farci davvero terrore, dovrebbe essere il fatto che Donald Trump abbia ritirato il paese più potente dell’Occidente dall’Oms, e che, mentre smantellava importantissimi centri di ricerca scientifica, abbia affidato a Robert F. Kennedy Jr., noto anti-vaccinista e sponsor di discutibili tecniche di immunizzazione come sniffare cocaina dalla tavoletta del water, il ruolo di Segretario della salute.

Non è possibile ancora sapere quale e quando sarà la prossima pandemia, né quale sarà il futuro di questo virus. Sappiamo però con certezza che negli Stati Uniti a governare attualmente è la quintessenza dell’antiscienza. Su questa epidemia di imbecillità sì, invece, che è il caso di scatenare il panico.

LE PUNTATE PRECEDENTI DI “NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE”

 

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