Le città di pianura, il road movie veneto diretto da Francesco Sossai, ha trionfato alla 71esima edizione dei David di Donatello, vincendo la statuetta come miglior film e portando a casa anche otto altri premi. 

Sossai ha vinto il David per la miglior regia, Sergio Romano – che nel film interpreta Carlobianchi e che era candidato nella categoria insieme a Pierpaolo Capovilla – ha vinto come miglior attore protagonista. Sossai e Adriano Candiago hanno vinto il premio per miglior sceneggiatura originale, Krano per la miglior canzone originale, Paolo Cottignola per il miglior montaggio, Marta Donzelli e Gregorio Paonessa (Vivo Film e Rai Cinema), Philipp Kreuzer (Maze Pictures) e Cecilia Trautvetter per il miglior produttore e Adriano Candiago per il miglior casting. 

Come miglior attrice protagonista ha invece vinto Aurora Quattrocchi per Gioia mia e come miglior attrice non protagonista è stata premiata Matilda De Angelis per Fuori di Mario Martone, su Goliarda Sapienza. Lino Musella ha vinto il David come miglior attore non protagonista per Nonostante. Sono arrivati riconoscimenti anche per Le assaggiatrici, per la miglior sceneggiatura non originale, e a Primavera, mentre Margherita Spampinato ha vinto il David al come miglior regista esordiente per Gioia mia.

Francesco Sossai ha vinto il premio per la regia (foto Ansa)
Francesco Sossai ha vinto il premio per la regia (foto Ansa)
Francesco Sossai ha vinto il premio per la regia (foto Ansa)

Qui trovate la lista completa dei premi assegnati durante la serata. Sotto, invece, gli articoli che Domani ha pubblicato su Le città di pianura. 

«Metafora mozzafiato dell’Occidente»

Nella sua recensione, la nostra Teresa Marchesi, che ha visto il film quando è stato presentato al Festival di Cannes del 2025 ha scritto che «Sossai dà forma allo sbigottimento di chi – come me, nativa – ha visto la metastasi della “grande bruttezza”, estetica e culturale, di quelle campagne. Ma è una metafora mozzafiato del nostro intero Occidente». 

«La Divina Commedia del cemento armato»

Nella sua rubrica Spaghetti&Moretti, Antonio D’Orrico ha consigliato Le città di pianura, descrivendolo come «una specie di Sorpasso alla veneta con attori e regista in stato di grazia» e soffermandosi sul Memoriale Brion, il complesso funebre e capolavoro di Carlo Scarpa che si trova nel Trevigiano ed è luogo centrale nella trama del film. 

La figura del marso

La scrittrice Ginevra Lamberti ha identificato l’archetipo dei protagonisti del film e cosa ci raccontano della regione in cui è ambientato: «Doriano e Carlobianchi, in buona sostanza, sono due marci. In dialetto veneto: marsi. La figura del marso è una pietra d’angolo del tessuto sociale nordestino (...) Con questo film è successo che qualcuno, nel narrare il profondo Veneto, passando per la forma è andato in cerca della sua anima». 

Un film cult 

Alice Valeria Oliveri, nella sua rubrica Nel paese delle meraviglie, ha raccontato di come il film di Sossai è diventato quasi un cult: «Non ci sono Edoardo Leo in crisi con la compagna o Pilar Fogliati in crisi con le sue personalità multiple; non c’è Favino che parla in veneto né terrazze sul Colosseo. Ci sono personaggi che non conosciamo ma che in qualche modo riconosciamo. Si muovono goffamente in luoghi che non vediamo spesso ma che ci mostrano molto». 

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